Competenza imprese esclude le società di persone
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Competenza imprese esclude le società di persone

Secondo l'Ordinanza n. 12602 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa è limitata a casi che riguardano solo alcuni tipi di società di capitali e cooperative (S.p.A., S.a.p.A., S.r.l. e società cooperative). Ne sono escluse le società di persone, a meno che non siano soggette all'attività di direzione e coordinamento da parte di una società di capitali o cooperativa. Questo principio definisce in modo preciso a quali controversie la Sezione specializzata può applicare il suo potere giurisdizionale, tenendo separati i casi relativi alle società di persone, che rimangono di competenza delle sezioni ordinarie.

Responsabilità professionista presuppone la prova del danno
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Responsabilità professionista presuppone la prova del danno

La Sentenza n. 12627 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che un professionista può essere ritenuto responsabile per inadempimento contrattuale solo se il cliente dimostra di aver subito un danno effettivo. In altre parole, il cliente deve provare che, se il professionista avesse agito con la dovuta diligenza, avrebbe ottenuto un risultato economicamente più favorevole. L'esclusione della responsabilità del notaio, nel caso specifico, si fonda proprio su questo principio. La Corte ha infatti annullato una sentenza che condannava gli eredi del professionista a risarcire gli acquirenti di un immobile per un danno che non era stato dimostrato con la necessaria certezza.

Produzione tardiva  documenti e il  termine alla controparte
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Produzione tardiva documenti e il  termine alla controparte

La Sentenza n. 12636 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, stabilisce che se una parte produce in giudizio un documento dopo che i termini per la presentazione delle prove sono scaduti, il giudice deve comunque concedere all'avversario un termine per difendersi. Questo è necessario affinché la controparte possa sia controbattere che produrre prove contrarie. Tale principio vale anche se l'avversario conosceva già il documento o lo aveva addirittura nascosto maliziosamente; in questi casi, la sua condotta può rilevare per una eventuale responsabilità aggravata, ma non può comunque pregiudicare il diritto della controparte a difendersi.

Procura ricorso Cassazione e i requisiti temporali
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Procura ricorso Cassazione e i requisiti temporali

L'Ordinanza n. 12628 del 12 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce i requisiti per la procura speciale necessaria per il ricorso in Cassazione. Non è obbligatorio che la procura sia rilasciata nello stesso momento in cui viene redatto il ricorso. È sufficiente che sia materialmente unita al ricorso (anche tramite strumenti informatici) e che sia conferita dopo la pubblicazione della sentenza da impugnare e prima della notificazione del ricorso stesso. Nel caso specifico, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la procura era stata conferita "a margine del ricorso in appello", ossia prima ancora che la sentenza di appello, oggetto dell'impugnazione, fosse stata emessa.

Rinuncia alla riduzione ed esecuzione volontaria testamento
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Rinuncia alla riduzione ed esecuzione volontaria testamento

Secondo l'Ordinanza n. 12764 del 13 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la conferma o l'esecuzione volontaria di un testamento non impedisce a un erede legittimario di esercitare l'azione di riduzione se il testamento lede la sua quota. L'articolo 590 del Codice Civile, che rende valido un testamento nullo se confermato volontariamente, non si applica ai casi di lesione della legittima. Pertanto, l'erede conserva il diritto di agire in riduzione, a meno che non abbia manifestato in modo inequivocabile e con un comportamento concludente la volontà di rinunciare a tale azione. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha confermato che la sottoscrizione da parte dell'erede pretermesso di un preliminare di vendita di un bene ereditario non costituiva una rinuncia implicita all'azione di riduzione.

Serve l’identità tra azioni per avere il giudicato
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Serve l’identità tra azioni per avere il giudicato

L'Ordinanza n. 11887 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce i limiti del giudicato sostanziale. Affinché un'azione legale sia considerata già decisa (e quindi coperta da giudicato), deve avere tutti gli stessi elementi di una precedente, inclusi le parti, la richiesta (petitum) e il motivo della richiesta (causa petendi). Nel caso specifico, la Corte ha annullato una decisione che aveva accolto l'eccezione di giudicato. Ha infatti ritenuto che non ci fosse identità tra una precedente richiesta di risarcimento danni da parte di un ospedale verso la sua assicurazione e una successiva, dato che le parti e i motivi della richiesta principale erano diversi, rendendo così la domanda di garanzia un'azione nuova.

Mutamento giurisprudenziale e rimessione in termini
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Mutamento giurisprudenziale e rimessione in termini

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 11882 del 6 maggio 2025, ha stabilito che un cambio improvviso di un orientamento giurisprudenziale consolidato (il cosiddetto prospective overruling) può giustificare la rimessione in termini di una parte solo se tale cambiamento riguarda l'interpretazione di norme processuali. Al contrario, se il mutamento interessa principi di diritto sostanziale, come la responsabilità civile, non è possibile concedere una nuova possibilità alla parte che ha visto i suoi diritti pregiudicati. Nel caso specifico, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una clinica che aveva chiesto di essere rimessa in termini per chiamare in causa la propria assicurazione, dato che il mutamento giurisprudenziale sulla natura della responsabilità ospedaliera attiene al diritto sostanziale e non processuale.

Responsabilità per danni a terzi committente e appaltatore
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Responsabilità per danni a terzi committente e appaltatore

La Sentenza n. 11857 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, chiarisce la responsabilità per i danni causati a terzi durante l'esecuzione di un appalto. Di norma, la responsabilità ricade esclusivamente sull'appaltatore data la sua autonomia decisionale e operativa. Il committente, pertanto, non risponde dei danni provocati dall'appaltatore. Tuttavia, la regola cambia se la persona danneggiata riesce a provare un'ingerenza specifica del committente nell'attività dell'appaltatore o se il committente ha violato i suoi doveri di vigilanza e controllo. In questi casi, la responsabilità del committente può essere accertata e configurarsi come concorrente o persino esclusiva rispetto a quella dell'appaltatore.

Inammissibilità querela di falso per difetto di scopo
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Inammissibilità querela di falso per difetto di scopo

Secondo l'Ordinanza n. 11875 del 6 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, la querela di falso serve esclusivamente per dichiarare la falsità di un documento, come un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. L'obiettivo è quello di impedire al giudice di basare la sua decisione su una prova falsa. Di conseguenza, la querela è considerata inammissibile se non ha questo scopo preciso. La Corte ha applicato questo principio rigettando un ricorso contro la sentenza che aveva giudicato inammissibile una querela di falso presentata contro atti compiuti da un pubblico ministero durante le indagini preliminari, poiché tali atti non sono documenti con valore probatorio tale da richiedere una querela di falso per essere contestati.

Mantenimento al figlio cessa per sua inerzia ingiustificata
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Mantenimento al figlio cessa per sua inerzia ingiustificata

Secondo l'Ordinanza n. 12121 dell'8 maggio 2025 della Corte di Cassazione, sezione civile, il dovere di un genitore di mantenere il figlio non si estingue automaticamente quando quest'ultimo diventa maggiorenne. Questo obbligo può invece terminare se il figlio dimostra un'inerzia ingiustificata o un rifiuto nel cercare un'occupazione o nel completare il proprio percorso di studi, abusando così del suo diritto. In sostanza, il mantenimento può essere revocato quando il figlio, per sua colpevole negligenza, non si impegna attivamente per raggiungere l'indipendenza economica.