Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 9 marzo 2016, n. 952. L’omessa impugnativa di un capo autonomo di sentenza che, da solo, è in grado di sorreggere il decisum determina l’inammissibilità per difetto di interesse del gravame proposto avverso gli altri capi

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Palazzo-Spada

Consiglio di Stato

sezione VI

sentenza 9 marzo 2016, n. 952

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale

Sezione Sesta

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7282 del 2015, proposto da:

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliato presso gli uffici di quest’ultima in Roma, via (…);

contro

Fr. Gu., rappresentato e difeso dagli avvocati Ma. Sa., Il. Co. e Pa. Sa., con domicilio eletto presso lo studio legale dell’avvocato Sanino in Roma, viale (…);

per la riforma

della sentenza 13 aprile 2015, n. 5344, del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Roma, Sezione III.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

visto l’atto di costituzione in giudizio di Fr. Gu.;

viste le memorie difensive;

visti tutti gli atti della causa;

relatore nell’udienza pubblica del giorno 17 dicembre 2015 il Cons. Vincenzo Lopilato e uditi per le parti gli avvocati dello Stato Ga., e Sa..

FATTO e DIRITTO

1.- Gu. Fr. ha partecipato alla procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di seconda fascia per il settore concorsuale 12/E3 (Diritto dell’economia e dei mercati finanziari e agroalimentari), indetta con decreto 20 luglio 2012, n. 222 del Direttore generale per l’università, lo studente e il diritto allo studio universitario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

L’esito della valutazione è stato sfavorevole.

La parte ha impugnato tale esito innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, che, con sentenza 13 aprile 2015, n. 5344, ha accolto il ricorso. In particolare, il Tribunale ha ritenuto illegittimo il giudizio negativo, accogliendo: i) il primo motivo, per non avere la commissione osservato i criteri di valutazione della qualità delle pubblicazioni scientifiche; ii) il quarto motivo, per non avere la commissione considerato l’attività didattica svolta dal ricorrente presso Atenei nazionali, «in evidente disparità di trattamento rispetto agli altri candidati».

2.- Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha proposto appello, rilevando che: i) la commissione esaminatrice ha valutato l’attività di insegnamento presso le Università italiane; ii) in ogni caso, l’art. 4 del decreto ministeriale 7 giugno 2012 n. 76 non considera rilevanti i titoli di insegnamento conseguiti presso Atenei nazionali.

2.1.- Si è costituito in giudizio il ricorrente di primo grado, chiedendo che venga dichiarato inammissibile l’appello per carenza di interesse. Ciò in quanto la sentenza impugnata ha fondato l’accoglimento su due motivi mentre l’appellante ha censurato soltanto il capo della sentenza che ha esaminato il quarto motivo.

3.- La causa è stata decisa all’esito dell’udienza pubblica del 17 dicembre 2015.

4.- In via preliminare deve essere esaminata l’eccezione prospettata dalla parte resistente.

L’eccezione è fondata.

La giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che «l’omessa impugnativa di un capo autonomo di sentenza che, da solo, è in grado di sorreggere il decisum determina l’inammissibilità per difetto di interesse del gravame proposto avverso gli altri capi» (Cons. Stato, sez. IV, 12 luglio 2007, n. 3997).

Nella fattispecie in esame, la sentenza, come emerge da quanto sopra riportato, si basa su due autonomi capi. L’appellante ne ha censurato uno solo. L’appello è, pertanto, inammissibile per difetto di interesse, in quanto l’eventuale accoglimento del motivo proposto lascerebbe, comunque, fermo il disposto annullamento del giudizio di inidoneità e il conseguente obbligo di rivalutazione della posizione del ricorrente di primo grado.

5.- Nel merito, in ogni caso, – anche ammettendo un interesse “parzializzato” all’accoglimento dell’appello, per delimitare l’ambito della complessiva soccombenza corrispondente al dictum di primo grado e, quindi, la portata della riedizione del potere (in relazione all’accoglimento dell’appello sull’unico capo di decisione impugnato) -, la censura contenuta nell’atto di impugnazione del Ministero è infondata.

In relazione al primo aspetto della censura, il riferimento allo svolgimento dell’attività didattica presso Atenei nazionali è contenuto soltanto nell’incipit del giudizio collegiale ma manca ogni valutazione di tali titoli.

In relazione al secondo aspetto della censura, il d.m. n. 76 del 2012, nella parte in cui indica tra i titoli valutabili per l’abilitazione alle funzione di professore di secondo fascia «l’attribuzione di incarichi di insegnamento o ricerca ufficiale presso atenei e istituti di ricerca, esteri e internazionali, di alta qualificazione», non esclude gli atenei nazionali, in quanto la qualificazione di «esteri e internazionale» deve intendersi riferito soltanto agli istituti di ricerca. Ma anche volere prescindere da questo aspetto, rimarrebbe sempre la violazione del principio del pari trattamento, riscontrata dal primo giudice, avendo la commissione valutato tale tipologia di incarichi a favore di altri concorrenti.

6.- L’appellante è condannato al pagamento, in favore della parte privata resistente, delle spese del presente grado di giudizio, che si determinano in euro 3.000,00, oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando:

a) rigetta l’appello proposto con il ricorso indicato in epigrafe;

b) condanna l’appellante al pagamento in favore della parte privata resistente, delle spese del presente grado di giudizio, che si determinano in euro 3.000,00, oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2015 con l’intervento dei magistrati:

Luciano Barra Caracciolo – Presidente

Roberto Giovagnoli – Consigliere

Giulio Castriota Scanderbeg – Consigliere

Andrea Pannone – Consigliere

Vincenzo Lopilato – Consigliere, Estensore

Depositata in Segreteria il 09 marzo 2016.