scriminante di cui all’art. 51 c.p.

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 19 marzo 2015, n. 11640. In tema di falso in atto pubblico, il pubblico ufficiale estensore dell’atto non puo’ invocare la scriminante dell’esercizio del diritto (articolo 51 c.p.), “sub specie” del principio “nemo tenetur se detegere”, per avere attestato il falso al fine di non fare emergere la propria penale responsabilita’ in ordine all’episodio in esso rappresentato, non potendo la finalita’ probatoria dell’atto pubblico essere sacrificata all’interesse del singolo di sottrarsi alle conseguenze di un delitto.

Suprema Corte di Cassazione sezione VI sentenza 19 marzo 2015, n. 11640 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE SESTA PENALE Composta dagli Ill.mi [...]

Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 15 dicembre 2014, n. 15075. In materia di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, la nozione di giusta causa, alla cui assenza l’art. 616 secondo comma cod. pen., subordina la punibilità della rivelazione del contenuto della corrispondenza, non è fornita dal legislatore ed è dunque affidata al concetto generico di giustizia, che la locuzione stessa presuppone, e che il giudice deve pertanto determinare di volta in volta con riguardo alla liceità – sotto il profilo etico e sociale – dei motivi che determinano il soggetto ad un certo atto o comportamento. Non sussiste la scriminante di cui all’art. 51 c.p. nella condotta della parte che, per carpire dati utili alla sua difesa in giudizio, accede abusivamente alla casella di posta di un collega di studio, prendendo cognizione di alcune e-mail inviate a tale collega o da questi spedite, integrandosi, pertanto, l’ipotesi del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 15 dicembre 2014, n. 15075 Ritenuto in fatto Il Tribunale di Cremona, con sentenza confermata dalla Corte di appello di Brescia in data [...]