Esclusione rischio assicurativo eccezione in senso stretto
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Esclusione rischio assicurativo eccezione in senso stretto

La sentenza n. 1469/2025 della Corte di Cassazione precisa che l'affermazione secondo cui un evento, pur rientrando nella copertura generale di una polizza assicurativa, non sia indennizzabile per una specifica clausola contrattuale (rischio non compreso) costituisce un'eccezione in senso stretto. Essa introduce un fatto impeditivo al diritto all'indennizzo, esercitabile solo per volontà dell'assicuratore. La Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva considerato tale eccezione come "mera difesa", ammettendone la proposizione tardiva. Nel caso specifico, la compagnia assicuratrice aveva negato la copertura invocando una clausola che escludeva eventi causati dalla "mancata intenzionale osservanza" di norme amministrative da parte dell'assicurato.

Da reintegra a equivalente: emendatio, non domanda nuova
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Da reintegra a equivalente: emendatio, non domanda nuova

La sentenza n. 1470/2025 della Corte di Cassazione chiarisce che la richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario, presentata successivamente a una domanda di reintegrazione in forma specifica, rappresenta una mera emendatio libelli e non una mutatio libelli. Al contrario, la proposizione della reintegrazione in forma specifica nel corso del giudizio, in sostituzione di una originaria richiesta di risarcimento per equivalente, costituisce una domanda nuova e pertanto non ammissibile in sede di precisazione delle conclusioni.

Fallibilità esclusa: debito sotto trentamila euro
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Fallibilità esclusa: debito sotto trentamila euro

La sentenza n. 1441/2025 della Corte di Cassazione precisa che il limite di fallibilità previsto dall'articolo 15, comma 9, della legge fallimentare, mira ad escludere dal fallimento le crisi di impresa di modesta entità. L'inferiorità del debito complessivo scaduto e non pagato rispetto a trentamila euro deve emergere oggettivamente dagli atti istruttori e verificarsi alla data della decisione. Il tribunale può rilevare d'ufficio tale circostanza sulla base degli elementi acquisiti.

Mancato deposito fascicolo: decisione sugli atti
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Mancato deposito fascicolo: decisione sugli atti

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1161/2025, ha stabilito che se l'appellante, pur riservandosi di depositare il fascicolo di primo grado, non lo fa nel termine previsto, il giudice d'appello deve decidere sulla base degli atti che ha a disposizione. Questo principio si fonda sul principio di disponibilità delle prove.

Nel caso specifico, la Cassazione ha confermato la decisione della corte di merito, che aveva correttamente ritenuto inutilizzabile la documentazione richiamata dal ricorrente, il quale, pur avendo annunciato l'intenzione di depositare il fascicolo di primo grado, non aveva poi provveduto a farlo. In sostanza, il mancato deposito del fascicolo nel termine stabilito preclude alla parte di avvalersene nel giudizio di appello.

Onere della prova: titolarità posizione soggettiva
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Onere della prova: titolarità posizione soggettiva

La Suprema Corte, con la sentenza n. 2951/2016, ha ribadito un principio fondamentale del diritto processuale civile: l'onere di provare la titolarità della posizione soggettiva (sia attiva che passiva) spetta all'attore. Questo significa che chi agisce in giudizio deve dimostrare di essere il soggetto legittimato a far valere quel diritto (legittimazione attiva) e che il convenuto è il soggetto correttamente chiamato in causa (legittimazione passiva).

La Corte ha precisato che tale prova è un elemento costitutivo della domanda e riguarda il merito della decisione. Tuttavia, questo onere probatorio può essere attenuato qualora il convenuto, nel difendersi, assuma posizioni incompatibili con la negazione della propria legittimazione.

Nel caso specifico esaminato dalla Corte, relativo a un giudizio per il pagamento di compensi professionali, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza di merito. La corte territoriale, infatti, aveva omesso di pronunciarsi sull'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata da una delle ricorrenti, la quale, avendo rinunciato all'eredità del professionista (attore appellato), era stata erroneamente condannata al pagamento delle spese processuali. In altre parole, la Corte d'Appello non aveva considerato che la ricorrente, avendo rinunciato all'eredità, non era la parte legittimata passivamente a rispondere della pretesa creditoria.

Inammissibilità appello: limiti di ricorso
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Inammissibilità appello: limiti di ricorso

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1224/2025, ha chiarito i limiti di ricorribilità per cassazione dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello emessa ai sensi dell'articolo 348-ter del Codice di Procedura Civile (Cpc).

La Corte ha stabilito che tale ordinanza, se basata sulla manifesta infondatezza nel merito dell'appello, non è ricorribile per cassazione, neanche ai sensi dell'articolo 111 della Costituzione, poiché non ha carattere definitivo. In questi casi, infatti, il comma 3 dello stesso articolo 348-ter Cpc consente di impugnare per cassazione la sentenza di primo grado.

Al contrario, l'ordinanza è ricorribile per cassazione, ai sensi dell'articolo 111, comma 7, della Costituzione, ma solo per vizi suoi propri, ovvero per violazioni della legge processuale che la inficiano direttamente. In altre parole, è possibile contestare come l'ordinanza è stata emessa, non il merito della decisione sull'appello.

Nuova decisione dopo cassazione: non fa rivivere primo grado
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Nuova decisione dopo cassazione: non fa rivivere primo grado

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1186/2025, ha chiarito che la cassazione di una sentenza d'appello non comporta il ritorno in vita della sentenza di primo grado, che è stata superata e sostituita dalla sentenza annullata. Pertanto, nel giudizio di rinvio, il giudice è tenuto a prendere una nuova decisione sulle domande delle parti, nell'ambito di una fase processuale che è autonoma e distinta dalla precedente.

Stima espropriazione: omogeneità e trasparenza
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Stima espropriazione: omogeneità e trasparenza

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1178/2025, ha stabilito che, in tema di espropriazione per pubblica utilità, il metodo di stima sintetico-comparativo richiede che gli immobili utilizzati per il confronto abbiano caratteristiche omogenee, inclusa la zona urbanistica di appartenenza. Inoltre, la perizia estimativa deve indicare chiaramente le fonti dei valori utilizzati e documentare la rappresentatività degli immobili di riferimento, al fine di soddisfare i requisiti di congruità e trasparenza richiesti dalla legge.

Interpretazione del giudicato: Dispositivo e motivazione
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Interpretazione del giudicato: Dispositivo e motivazione

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1194/2025, ha ribadito i criteri per l'interpretazione del giudicato, sia interno che esterno. Tale interpretazione deve basarsi principalmente sul dispositivo della sentenza e sulla motivazione che lo sorregge. Il riferimento alla domanda della parte è ammesso solo in via residuale, ovvero quando l'esame degli elementi dispositivi e motivazionali non consente di superare un'obiettiva incertezza sul contenuto della decisione.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che la sentenza passata in giudicato, invocata dai ricorrenti, dovesse essere interpretata come dichiarativa della costituzione di una servitù includente sia il passaggio pedonale che quello carrabile.

Aggravamento servitù: valutazione caso per caso
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Aggravamento servitù: valutazione caso per caso

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 997/2025, ha stabilito che l'aggravamento di una servitù, derivante da modifiche dello stato dei luoghi o da nuove modalità di esercizio, non è automatico. Deve essere valutato caso per caso, considerando le circostanze specifiche e le prove fornite dalle parti. Il giudice di merito deve accertare se il maggior godimento del fondo dominante comporti un'intensificazione del peso sul fondo servente.

Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, affermando che la sosta temporanea di veicoli è una modalità normale di esercizio del diritto di accesso e passaggio carrabile su un'area chiusa per raggiungere il fondo dominante, e non costituisce un aggravamento della servitù.