In presenza di esiti di consulenza diametralmente opposti è richiesta una specifica analisi comparativa fra le contrapposte valutazioni tecniche, onde fornire adeguata base tecnica e logico-giuridica alla decisione di aderire all’una piuttosto che all’altra consulenza

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In presenza di esiti di consulenza diametralmente opposti è richiesta una specifica analisi comparativa fra le contrapposte valutazioni tecniche, onde fornire adeguata base tecnica e logico-giuridica alla decisione di aderire all’una piuttosto che all’altra consulenza

Corte di Cassazione, sezione terza civile, Ordinanza 28 giugno 2018, n. 17057.

La massima estrapolata:

In presenza di esiti di consulenza diametralmente opposti è richiesta una specifica analisi comparativa fra le contrapposte valutazioni tecniche, onde fornire adeguata base tecnica e logico-giuridica alla decisione di aderire all’una piuttosto che all’altra consulenza

Ordinanza 28 giugno 2018, n. 17057

Data udienza 26 marzo 2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso 8744-2016 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale a margine del ricorso;
– ricorrenti –
contro
(OMISSIS), in persona del legale rappresentante il procuratore speciale Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del controricorso;
– controricorrenti –
e contro
(OMISSIS);
– intimato –
avverso la sentenza n. 21/2016 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositata il 14/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 26/03/2018 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.
FATTI DI CAUSA
(OMISSIS) e (OMISSIS), genitori ed eredi di (OMISSIS), convennero in giudizio (OMISSIS), gia’ datore di lavoro del figlio, assumendo che l’infortunio in cui quest’ultimo aveva perso la vita era stato determinato dall’inidoneita’ dell’impianto frenante del veicolo utilizzato per lo svolgimento dell’attivita’ lavorativa e dal fatto che l’ (OMISSIS) aveva adibito il giovane alla guida di un mezzo per cui non era abilitato.
Il convenuto resistette alla domanda, chiamando in causa, per l’eventuale manleva, la (OMISSIS) s.p.a., che si costitui’ in giudizio eccependo l’inoperativita’ della polizza assicurativa.
Il Tribunale di Spoleto rigetto’ la domanda, con sentenza che e’ stata confermata dalla Corte di Appello di Perugia. La Corte ha ritenuto, in particolare, che:
quanto alla dinamica del sinistro, erano condivisibili le conclusioni cui era pervenuto il primo giudice sulla base dei rilievi svolti dalla Polizia Stradale e degli accertamenti compiuti nell’immediatezza del fatto dal consulente nominato dal P.M. nel procedimento penale, si’ che doveva ritenersi che l’impianto frenante fosse funzionante e che il sinistro fosse dipeso dall’eccessiva velocita’ tenuta dal conducente;
quanto al possesso dei titoli abilitanti alla guida, trattandosi di autoveicolo “per uso speciale”, il mezzo poteva essere guidato dal giovane, benche’ ancora diciannovenne, senza necessita’ che fosse munito di certificato di abilitazione professionale (richiesto, invece, per gli autoveicoli “per trasporti specifici” aventi, come quello di specie, tara superiore a 7,5 tonnellate).
Hanno proposto ricorso per cassazione il (OMISSIS) e la (OMISSIS), affidandosi a quattro motivi; ha resistito, con controricorso, la sola (OMISSIS), Rappresentanza Generale per l’Italia. Entrambe le parti hanno depositato memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo denuncia “violazione dell’articolo 2087 c.c., degli articoli 115 e 116 c.c. e articolo 132 c.p.c., n. 4, articolo 2697 c.c.”: i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per avere superato in modo apodittico, e senza fornire una motivazione logica ed adeguata a sostegno dell’opzione seguita, il contrasto esistente fra la relazione del consulente del P.M. e la relazione -di segno opposto- svolta in ambito civile, in sede di A.T.P. (che aveva evidenziato l’inefficienza dell’impianto frenante e l’usura degli pneumatici anteriori); evidenziano che il veicolo era stato immatricolato ben 23 anni prima del sinistro e che la circostanza che il mezzo fosse stato parzialmente demolito al momento in cui era stato eseguito l’A.T.P. non aveva impedito di verificare lo stato dell’impianto frenante e degli pneumatici anteriori; si dolgono altresi’ che la Corte non abbia ammesso una nuova c.t.u. che consentisse di superare il contrasto fra i due precedenti accertamenti.
2. Col secondo motivo (“violazione del Decreto Legislativo n. 285 del 1992, articoli 115 e 116 (CdS), Decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992, articolo 310 (Reg. CdS), dell’articolo 2087 c.c., degli articoli 115 e 116 c.p.c.”), i ricorrenti censurano la sentenza nella parte in cui ha affermato che il mezzo condotto dal giovane era adibito ad “uso speciale”, anziche’ ad “uso trasporto specifico” (di cemento), come risultava dal certificato del PRA; ribadiscono che, trattandosi di autoveicolo ad uso di trasporto specifico con tara superiore a 7,5 tonnellate, il (OMISSIS) non avrebbe potuto guidarlo, essendo minore di 21 anni e sprovvisto del certificato di abilitazione professionale di cui al punto KC dell’articolo 310 del Regolamento C.d.S.; inoltre, contestano alla Corte di avere apoditticamente affermato che il (OMISSIS) era munito della necessaria abilitazione professionale.
3. Col terzo motivo (“violazione dell’articolo 2087 c.c., degli articoli 115, 116 e 113 c.p.c. e articolo 345 c.p.c., u.c., dell’articoli 2697 c.c.”), i ricorrenti lamentano che la Corte abbia affermato che la vittima procedeva a velocita’ eccessiva (e cio’ anche in base alla testimonianza di tale (OMISSIS)) senza ammettere la testimonianza di (OMISSIS), che era stata richiesta in sede di gravame in quanto l’esistenza di tale teste oculare era emersa soltanto in tale fase; si dolgono, in particolare, che la Corte abbia disatteso l’istanza di ammissione sul rilievo della dubbia attendibilita’ del teste, anticipando una valutazione che avrebbe potuto essere compiuta solo all’esito dell’assunzione della prova; ribadiscono che l’ammissione di tale prova e di una nuova consulenza avrebbero consentito di superare il contrasto esistente fra i due accertamenti tecnici disponibili.
4. Il quarto motivo (“violazione dell’articolo 343 c.p.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 4”) censura la sentenza nella parte in cui ha affermato che la domanda di garanzia proposta dall’ (OMISSIS) non poteva essere esaminata in quanto non riproposta a mezzo di appello incidentale condizionato; si assume che, non essendo stata rigettata, la domanda di garanzia avrebbe potuto essere semplicemente riproposta ai sensi dell’articolo 346 cod. proc. civ., cosi’ come era avvenuto.
5. Il primo e il secondo motivo sono fondati nei termini che seguono.
5.1. Quanto alla dinamica del sinistro, la Corte ha prestato piena adesione alle conclusioni della consulenza del P.M. sulla base della maggiore prossimita’ temporale di tale indagine rispetto al sinistro e sul rilievo che l’accertamento svolto in sede di A.T.P. venne effettuato dopo che il mezzo era stato smontato; non ha pero’ spiegato le ragioni che, in riferimento allo specifico contenuto delle due relazioni, l’hanno indotta a ritenere non plausibili le valutazioni tecniche compiute dal secondo consulente e a considerare maggiormente affidabile il primo accertamento.
In tal modo, la Corte non ha soddisfatto adeguatamente l’obbligo motivazionale che, in presenza di esiti di consulenza diametralmente opposti, richiede una specifica analisi comparativa fra le contrapposte valutazioni tecniche, onde fornire adeguata base tecnica e logico-giuridica alla decisione di aderire all’una piuttosto che all’altra consulenza (cfr. Cass. n. 20125/2015 e Cass. n. 19572/2013): quella fornita dalla sentenza impugnata costituisce pertanto una motivazione meramente apparente che integra il denunciato vizio ex articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4) o, comunque, un vizio ex articolo 360 c.p.c., n. 5) (nei termini di cui a Cass., S.U. n. 8053/2014), la cui denuncia e’ chiaramente desumibile dall’illustrazione del primo motivo (oltreche’ dal richiamo effettuato nella rubrica).
5.2. Quanto al possesso, da parte del giovane (OMISSIS), del titolo abilitante alla guida dell’autocarro, la Corte ha fondato la propria decisione sull’assunto che il mezzo costituisse veicolo “per uso speciale” anziche’ un veicolo “per trasporto specifico” (come sostenuto dai ricorrenti, che hanno trascritto, a pag. 15, quanto riportato nel certificato cronologico del PRA da essi prodotto), senza tener conto che, al fine di qualificare correttamente la tipologia del mezzo e di individuare il regime abilitativo applicabile, occorre far riferimento -in caso di contrastanti o non univoche risultanze amministrative- alle concrete caratteristiche del veicolo, onde ricondurlo ad una delle categorie generali previste dall’articolo 54 C.d.S. – nello specifico, la lettera f) o la lettera g)- e ad una delle tipologie indicate dall’articolo 203 Reg. C.d.S..
6. Il terzo motivo e’ inammissibile, in relazione alla mancata ammissione del teste (OMISSIS), in quanto non risulta che, dopo il rigetto dell’istanza istruttoria da parte della Corte di Appello, gli appellanti abbiano reiterato la richiesta in sede di precisazione delle conclusioni, cosicche’ la stessa deve intendersi rinunciata (Cass. n. 16886/2016, Cass. n. 9410/2011 e Cass. n. 25157/2008).
Il motivo risulta invece assorbito in relazione alla mancata ammissione di nuova c.t.u., giacche’, a seguito dell’accoglimento del primo motivo, la Corte di rinvio potra’ valutare nuovamente l’istanza di rinnovazione della consulenza (cfr. Cass. n. 341/2009).
7. Il quarto motivo – gia’ di per se’ inammissibile in quanto relativo ad un’affermazione che la Corte di Appello aveva compiuto ad abundantiam, nell’ambito di una decisione che aveva rilevato come il rigetto dell’appello fosse “assorbente rispetto all’esame delle questioni circa l’operativita’ e l’estensione della garanzia” – e’ assorbito a seguito dell’accoglimento dei primi due motivi, che comporta la necessita’ di rivalutare il profilo della responsabilita’ dell’ (OMISSIS).
8. La Corte di rinvio provvedera’ anche sulle spese di lite.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso nei termini di cui alla motivazione, cassa e rinvia, anche per le spese di lite, alla Corte di Appello di Perugia, in diversa composizione.

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