Il ricongiungimento familiare – parte seconda

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– rilasciare il nulla osta al ricongiungimento, che poi verrà trasmesso in via telematica dallo Sportello Unico all’Autorità Diplomatica o Consolare italiana del paese ove soggiorna il familiare per il quale è richiesto il ricongiungimento. Al richiedente viene data una comunicazione di avvenuto rilascio del nulla osta. L’originale, invece, viene conservato agli atti dello Sportello Unico;

 – oppure disporre, con decreto motivato e comunicato all’interessato, il diniego del nulla osta, avverso il quale è possibile proporre ricorso al Tribunale territorialmente competente, in composizione monocratica che procederà in Camera di Consiglio. L’opposizione viene regolata dall’art.20, D.Lgs.150/2011 ossia controversie regolate dal rito sommario di cognizione previsto dagli artt.702-bis e ss. c.p.c., se non diversamente disposto. Nell’ordinanza con la quale si accoglie il ricorso si può disporre il rilascio del visto anche senza nulla osta. Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo, registro ed ogni altra tassa, ai sensi dell’art.20.4, D.Lgs.150/2011.

Alcune particolarità

Prima di procedere oltre, dobbiamo precisare che, fatta eccezione per l’aggiornamento della modulistica telematica in uso, la procedura per il rilascio del nulla osta al partner dello stesso sesso unito civilmente al cittadino straniero richiedente, non presenta differenze operative (circolare del Ministero dell’Interno n.3511, 5 agosto 2016). La documentazione che comprova l’unione civile, contratta nel nostro paese od all’estero, va presentata alla Rappresentanza Diplomatica o Consolare italiana competente che, verificata la sua autenticità, rilascerà il visto.

Altra precisazione va fatta nel caso in cui la domanda di ricongiungimento familiare sia presentata dallo straniero titolare di permesso di asilo politico/protezione sussidiaria. La domanda può essere presentata per il ricongiungimento dei familiari previsti dall’art.29 bis, comma 1, T.U.Immigrazione, art.22 del D.Lgs.251 del 19 novembre 2007, il partner dello stesso sesso unito civilmente e se il beneficiario della protezione internazionale è un minore non accompagnato, può inoltrare richiesta di ricongiungimento del genitore (art. 29-bis comma 3, T.U. Immigrazione; art. 22, D. Lgs. 19 novembre 2007, n. 251). Nel caso specifico, non bisogna dimostrare il reddito minimo né la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa. Se per il rifugiato non è possibile fornire documenti ufficiali comprovanti i legami familiari, in ragione del suo status oppure mancando un’autorità locale riconosciuta, la Rappresentanza Diplomatica o Consiliare italiana può rilasciare certificati a spese degli interessati. È possibile fare ricorso anche ad altri mezzi atti a provare l’esistenza del vincolo familiare, come i documenti rilasciati dagli organismi internazionali ritenuti idonei dal Ministero degli Affari Esteri. Non può essere rigettata la domanda adducendo come motivazione l’assenza di documenti probatori del legame familiare (art.29 bis, comma 2).

Resta inteso che la richiesta di ricongiungimento viene rigettata se si accertasse che il matrimonio o l’adozione sono state utilizzate per consentire all’interessato di entrare o soggiornare nel territorio del nostro paese (art.29.9, T.U.Immigrazione).

Nel caso in cui il permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o del familiare ricongiunto non venga rilasciato, venga revocato o ne venga negato il rinnovo, ai sensi dell’art.5.5 del T.U. è necessario considerare la natura e l’effettività dei vincoli familiari dell’interessato e dei legami familiari con il suo paese d’origine e, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, bisogna considerare anche la durata del suo soggiorno.

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