Il ricongiungimento familiare – parte prima

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Il ricongiungimento familiare – parte prima

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Essenziale è che la legale disponibilità dell’alloggio sia garantita nel momento dell’ingresso dei familiari nel nostro paese. I lavoratori che non possono dimostrare la disponibilità dell’alloggio possono invocare una deroga solo se chiedono di ricongiungersi ad un figlio minore di quattordici anni che entrerà nel nostro paese insieme al lavoratore od al seguito dell’altro genitore. Resta ferma, però, la certificazione dell’idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria. La deroga è stata interpretata in modo diverso dagli accertatori dell’idoneità (Prefetture e Questure) ed una delle più comuni prassi è quella di non chiedere alcuna certificazione se si richiede il ricongiungimento solo di un minore di quattordici anni, escludendo sempre, dal computo delle persone che dimoreranno nell’alloggio, anche se già presente e non appartenente al nucleo del richiedente il ricongiungimento.

Resta ferma la possibilità di cambiare alloggio dopo il rilascio del nulla-osta al ricongiungimento familiare, previa produzione di un certificato di idoneità alloggiativa relativa alla nuova abitazione.

In caso di ricongiungimento a favore solo di un minore di anni quattordici, il certificato comunale va sostituito da una dichiarazione di ospitalità del titolare dell’appartamento (in originale e fotocopia) e da una copia del contratto di locazione/comodato d’uso/proprietà di durata non inferiore a sei mesi a far data dalla presentazione della domanda (in duplice copia). Detta documentazione va presentata al momento della convocazione presso lo Sportello Unico ma non è necessaria per gli stranieri ai quali è riconosciuto lo status di rifugiato in quanto titolari di permesso di soggiorno per asilo.

Cittadini comunitari ed extracomunitari

Prima di osservare cosa bisogna fare dopo l’ottenimento del nulla-osta al ricongiungimento familiare, torniamo su un punto accennato all’inizio della trattazione ossia eventuali differenze di trattazione dell’istanza a seconda che il familiare sia cittadino comunitario oppure extracomunitario. Nel primo caso, il familiare può entrare nel nostro paese senza dover adempiere alcuna formalità e successivamente rivolgersi al comune di residenza per ottenere l’attestato di iscrizione anagrafica, purché munito di valido documento di identità certificato che attesti il legame di parentela, l’attestazione anagrafica del parente comunitario e dimostri che quest’ultimo disponga di risorse economiche sufficienti per sé e per i suoi familiari. Nel caso in cui il familiare sia cittadino extracomunitario, in forza della L.129/2011 questi può fare ingresso nel nostro paese in esenzione del visto di ingresso. Una volta entrato, deve recarsi presso gli sportelli della Questura territorialmente competente per presentare istanza di carta di soggiorno per parente di cittadino comunitario che ha validità di cinque anni, dimostrando il vincolo di parentela. Trascorsi i cinque anni, ha diritto ad ottenere la carta di soggiorno permanente per familiare di cittadini europei e l’istanza va presentata alla Questura prima della scadenza di validità della carta di soggiorno ed è rilasciata entro novanta giorni (in forma gratuita, ad eccezione del rimborso del costo degli stampati). Se si tratta di familiare a carico oppure convivente con il cittadino comunitario nel paese di residenza, va allegata un’autodichiarazione del cittadino comunitario che certifichi la qualità di familiare a carico o convivente, oppure la sussistenza dei gravi motivi di salute che richiedono l’assistenza personale da parte del cittadino. Successivamente, verrà rilasciato un visto per residenza elettiva e si potrà presentare istanza di rilascio del permesso di soggiorno per residenza elettiva. In caso di decesso o partenza del familiare titolare del diritto al soggiorno, il suo parente conserva il diritto al soggiorno. Se i parenti sono cittadini comunitari, questi conservano il diritto al soggiorno se hanno maturato i requisiti per il diritto al soggiorno permanente o possono soddisfare i requisiti previsti per restare nel nostro paese. Se il familiare è cittadino extracomunitario, ha diritto a restare se ha maturato i requisiti per ottenere il soggiorno permanente e se ha soggiornato prima del decesso del familiare almeno un anno nel nostro paese[3] oppure dimostri di esercitare un’attività lavorativa, disponendo di risorse sufficienti per sé e per i propri familiari. In caso di divorzio o annullamento del matrimonio, il parente di cittadino comunitario mantiene il diritto al soggiorno. Se il parente è cittadino extracomunitario, in presenza di divorzio non si perderà il diritto al soggiorno sempre se questi ha acquisito il diritto al soggiorno permanente oppure se il matrimonio è durato almeno tre anni (di cui almeno uno nel nostro territorio prima del divorzio), se ha ottenuto l’affidamento dei figli, se risulti parte offesa in un procedimento penale per reati contro la persona commessi nell’ambito familiare e benefici del diritto di visita ai figli minori e se soddisfa le condizioni per la conversione della carta di permesso di soggiorno in lavoro o studio.

[1] Il certificato in esame, visto che attesta la conformità tecnica, non ha scadenza temporale e può essere presentato insieme all’istanza del ricongiungimento familiare anche dopo i sei mesi dal suo rilascio (circolare Ministero Interno, 13/04/2012). Se il documento reca anche il numero dei residenti, quella parte ha natura certificativa ed andrà integrata con un’autocertificazione dello stato di famiglia attestante il numero attuale dei residenti. Successivamente, lo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura darà corso agli accertamenti d’ufficio.

[2] Controversa è la figura del ricongiungimento disgiunto, previsto dalla Circolare del Ministero degli Interni n.1575 del 04/04/2008 che dispone: “qualora il richiedente indichi un alloggio diverso dalla sua attuale residenza, il requisito potrà essere considerato soddisfatto sia nel caso in cui si accerti che il richiedente intenda trasferirsi in esso all’arrivo dei familiari richiesti, sia nel caso in cui il richiedente intenda assicurare agli stessi una sistemazione alloggiativa diversa dalla propria. In tali ipotesi, oltre all’esibizione della documentazione attestante l’idoneità alloggiativa da presentare allo Sportello Unico da parte del richiedente, lo straniero ricongiunto dovrà produrre, all’atto della richiesta del permesso di soggiorno, il titolo per il quale si detiene l’alloggio e, ottenuta l’iscrizione anagrafica (da richiedersi entro 20 giorni dalla presentazione della richiesta del permesso di soggiorno ai sensi degli articoli 2  della legge n. 1228/54, Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente, e 13  del D.P.R. n. 223/89, Approvazione del Regolamento anagrafico della popolazione residente) la relativa documentazione probatoria”. È consentito al richiedente di far accertare l’idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria in un alloggio che non abbia la legale disponibilità, né al momento dell’accertamento né successivamente. La Circolare però solleva un problema di ricongiungimento del coniuge considerato il disposto dell’art.143 del Codice civile sull’obbligo di coabitazione dei coniugi. A quest’obbligo non si attribuisce più il dovere di coabitazione il significato di convivenza fisica e bisogna separare il concetto di coabitazione da quello di residenza familiare. Sebbene per la fissazione della residenza familiare, la legge preveda l’accordo tra i coniugi, contemporaneamente viene lasciata la possibilità ai coniugi di eleggere il proprio domicilio nel luogo in cui abbiano i propri interessi ed affari (art.45 Cod.civ.), necessari per soddisfare l’obbligo di collaborare e contribuire all’assolvimento dei bisogni della famiglia. Il valore fondamentale che viene tutelato dalla legge è la famiglia, perseguita tramite la comunione materiale e spirituale di vita e nella quale la coabitazione (intesa quale vicinanza fisica) non è un fattore essenziale.

[3] Se non vi sono i requisiti per poter permanere nel nostro paese almeno da un anno prima del decesso, è possibile convertire la carta di soggiorno in permesso di soggiorno per lavoro o studio.

Pubblicato da | 2017-11-06T16:30:35+00:00 14 novembre 2017|Articoli e saggi, Diritto Comunitario|0 Commenti

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