Le società cooperative e le mutue assicuratrici

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Le società cooperative e le mutue assicuratrici

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7)           DELLE MODIFICAZIONI DELLO STATUTO

 

(Codice Civile – Libro V del lavoro – Titolo VI  delle società – Capo I  disposizioni generali cooperative a mutualità prevalente – Sezione V   delle modificazioni dello statuto – 2545 octies – 2545 terdecies)

 

art.  2545 octies  c.c.    perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente

La cooperativa perde la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente quando, per due esercizi consecutivi, non rispetti la condizione di prevalenza, di cui all’articolo 2513, ovvero quando modifichi le previsioni statutarie di cui all’articolo 2514[124]. In questo caso, sentito il parere del revisore esterno, ove presente, gli amministratori devono redigere un apposito bilancio, da notificare entro sessanta giorni dalla approvazione al MInistero delle attività produttive, al fine di determinare il valore effettivo dell’attivo patrimoniale da imputare alle riserve indivisibili[125]. L’omessa o ritardata comunicazione della perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente è segnalata all’amministrazione finanziaria e comporta l’applicazione della sanzione amministrativa della sospensione semestrale di ogni attività dell’ente, intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali[126].

 

L’art. 2545-octies c.c. prevede due casi di perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente.

Il primo caso è quando vengono modificate le condizioni di cui all’art. 2514 c.c. dove il Legislatore richiede inderogabilmente le seguenti previsioni statutarie:

  • 1) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;
  • 2) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;
  • 3) il divieto di distribuire le riserve tra i soci cooperatori;
  • 4) in caso di scioglimento della società, l’obbligo di devoluzione dell’intero patrimonio sociale ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione dedotto soltanto il capitale sociale ed i dividendi maturati

Il secondo caso di perdita della mutualità, e sicuramente il più consueto, si verifica quando per due esercizi consecutivi la cooperativa non rispetta i parametri della prevalenza di cui all’art. 2513, co. 1, c.c. In funzione dello scambio mutualistico soci-cooperativa i parametri per il rispetto della prevalenza sono i seguenti:

1) cooperative di consumo o di utenza: ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi verso i soci superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni ai sensi dell’art. 2425, co. 1, c.c.;

2) cooperative di produzione e lavoro: costo del lavoro dei soci superiore al 50% del totale del costo del lavoro di cui all’art. 2425, co. 1, c.c.;

3) cooperative di apporto: costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per beni conferiti dai soci superiore al 50% del totale dei costi dei servizi di cui all’art. 2425, co. 1, c.c., ovvero al costo delle materie prime o merci acquistate o conferite, di cui all’art. 2425, co. 1, c.c.

Nel caso in cui si realizzino più scambi mutualistici, la percentuale di prevalenza deve essere calcolata sulla base della media ponderata dei singoli scambi. Una disciplina particolare viene prevista per le cooperative agricole, le quali, al fine di documentare il rispetto della prevalenza, possono alternativamente utilizzare per il calcolo sia il valore dei beni conferiti sia la loro quantità.

All’avverarsi di una delle suddette condizioni, ai sensi dell’art. 2545-octies, co. 2, c.c., gli amministratori hanno l’obbligo, sentito il parere dell’eventuale revisore esterno, di redigere un bilancio straordinario al fine di determinare il valore dell’effettivo attivo patrimoniale da accantonare a riserva indivisibile. Tale bilancio straordinario deve essere verificato senza rilievi da una società di revisione.

Alla disciplina sin qui prevista, che resta in vigore, l’art. 10, co. 8, L. 23.7.2009, n. 99 introduce un terzo comma all’art. 2545-octies c.c. che condiziona la procedura del bilancio straordinario, solo nel caso in cui la cooperativa, oltre al mancato rispetto per due esercizi consecutivi della prevalenza, proceda a modificare anche le clausole statutarie richieste dall’art. 2514 c.c.

La procedura del bilancio straordinario di cui all’art. 2545-octies c.c. resta valida anche nel caso in cui una cooperativa a mutualità prevalente abbia emesso strumenti finanziari.

In sintesi, escluso il caso che la cooperativa abbia emesso strumenti finanziari, il mancato rispetto delle condizioni di prevalenza per due esercizi consecutivi non comporta più per l’organo amministrativo l’adozione della procedura di cui all’art. 2545-octies, co. 2, c.c. salvo che non siano modificate anche le previsioni inderogabili di cui all’art. 2514 c.c.

Il nuovo art. 2545-octies c.c. alleggerisce, quindi, gli oneri amministrativi per quelle cooperative che, pur non rispettando nel biennio la percentuale di prevalenza, lasciano immutate le condizioni richieste dall’art. 2514 c.c. evitando una procedura complessa e gravosa sia da un punto di vista amministrativo che finanziario.

 

art.  2545 novies [127] c.c.    modificazioni dell’atto costitutivo

alle deliberazioni che importano modificazioni dell’atto costitutivo si applica l’articolo 2436.

La fusione e la scissione di società coop. sono disciplinate dal titolo V, capo X, sez. II e III

 

art. 2545 decies [128] c.c.   trasformazione

le società cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente possono deliberare, con il voto favorevole di almeno la metà dei soci della cooperativa, la trasformazione in una società del tipo previsto dal titolo V, capi II, III, IV, V, VI e VII, o in consorzio.

Quando i soci sono meno di cinquanta, la deliberazione deve essere approvata con il voto favorevole dei due terzi di essi. Quando i soci sono più di diecimila, l’atto costitutivo può prevedere che la trasformazione sia deliberata con il voto favorevole dei due terzi dei votanti se all’assemblea sono presenti, personalmente o per delega, almeno il venti per cento dei soci.

All’esito della trasformazione gli strumenti finanziari con diritto di voto sono convertiti in partecipazioni ordinarie, conservando gli eventuali privilegi.

 

art.  2545  undecies [129] c.c.    devoluzione del patrimonio e bilancio di trasformazione

la deliberazione di trasformazione devolve il valore effettivo del patrimonio, dedotti il capitale versato e rivalutato e i dividendi non ancora distribuiti, eventualmente aumentato fino a concorrenza dell’ammontare minimo del capitale della nuova società, esistenti alla data di trasformazione, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Alla proposta di deliberazione di trasformazione gli amministratori allegano una relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società cooperativa, attestante il valore effettivo del patrimonio dell’impresa[130].

 

art. 2545 [131] duodecies  c.c.   scioglimento

la società cooperativa si scioglie per le cause indicate ai numeri 1), 2), 3), 5), 6) e 7) dell’articolo 2484, nonché per la perdita del capitale sociale.

 

Lo scioglimento della società, e dunque anche della società cooperativa, non importa la sua estinzione, bensì esclusivamente l’instaurazione del procedimento di liquidazione, nel corso del quale, dopo la soddisfazione dei creditori sociali, il residuo è distribuito tra i soci nei limiti nei quali ciò è consentito dalla legislazione speciale sulle cooperative, e con l’osservanza delle norme – anche statutarie – in materia.

Solo dopo l’integrale liquidazione del patrimonio sociale si danno i presupposti per l’estinzione della società (nel caso di specie, alla luce di tale principio, la Suprema Corte[132] ha escluso che la causa di scioglimento della società possa produrre l’effetto, postulato dai ricorrenti, dell’automatico trasferimento di un bene sociale, quale immobile oggetto della controversia, al condominio (vale a dire alla proprietà indivisa per quote dei condomini).

Secondo altro principio espresso dalla Cassazione[133] per effetto del richiamo operato dall’art. 2516 cod. civ (ante riforma nel sistema previgente al d.lgs. n. 5 del 2003), si applicano alle società cooperative le norme sulla liquidazione delle società per azioni, tra le quali l’art. 2452 c.c., che rende applicabile anche alle società di capitali l’art. 2310 dello stesso codice, a norma del quale la rappresentanza della società, a partire dalla iscrizione della nomina dei liquidatori, spetta, anche in giudizio, agli stessi in via esclusiva, salve eventuali limitazioni risultanti dallo statuto o dall’atto di nomina. Tuttavia la messa in liquidazione di una società cooperativa non determina la sua estinzione nè fa venir meno la sua rappresentanza in giudizio, che è determinata invece soltanto dalla effettiva liquidazione dei rapporti giuridici pendenti, che alla stessa facevano capo, e dalla definizione di tutte le controversie in corso con i terzi. Ne deriva che una società costituita in giudizio non perde la legittimazione processuale e che la rappresentanza sostanziale e processuale della stessa permane, per i rapporti rimasti in sospeso e non definiti, nei medesimi organi che la rappresentavano prima del disposto procedimento di liquidazione, restando esclusa l’interruzione dei processi pendenti.

 

art.   2545 terdecies [134] c.c.   insolvenza

in caso di insolvenza della società, l’autorità governativa alla quale spetta il controllo sulla società dispone la liquidazione coatta amministrativa. Le cooperative che svolgono attività commerciale sono soggette anche al fallimento.

La dichiarazione di fallimento preclude la liquidazione coatta amministrativa e il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa preclude la dichiarazione di fallimento.

 

 

Le sezioni unite[135], hanno avuto modo di chiarire che lo scopo mutualistico non esclude la natura commerciale dell’impresa, e anche tale società ove svolga attività commerciale può, in caso di insolvenza, può essere assoggettata a fallimento in applicazione dell’articolo 2545 terdecies c.c.

Per ultima Cassazione[136] ai fini del riconoscimento della qualità di imprenditore commerciale, è necessario individuare l’esistenza di una obiettiva economicità dell’attività d’impresa valutata in termini di proporzionalità tra costi e ricavi, non costituendo elemento essenziale il cosiddetto lucro soggettivo.

Il requisito del lucro oggettivo non essendo inconciliabile con il fine mutualistico può sussistere anche nella società cooperativa persino quando operi solo nei confronti dei propri soci, comportando l’assoggettamento a fallimento qualora svolga attività commerciale e si trovi in stato d’insolvenza, ai sensi dell’art. 2545-terdecies c.c.

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Pubblicato da | 2018-04-11T19:02:33+00:00 5 ottobre 2017|Articoli e saggi, Diritto Civile e Procedura Civile, Societario|0 Commenti

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