Le società cooperative e le mutue assicuratrici

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Le società cooperative e le mutue assicuratrici

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6)    ORGANIZZAZIONE SOCIALE

 

(Codice Civile – Libro V del lavoro – Titolo VI   delle società – Capo I   disposizioni generali cooperative a mutualità prevalente – sez IV Degli organi sociali – 2538 – 2545 septies)

 

Il sistema e la disciplina degli organi nelle società coop cambiano a seconda che la società coop utilizzi il modello S.p.A. (artt. 2363 – 2379 – Ter applicabilità inoltre delle norme previste per il sistema monistico – 2049 – sexiedecies – 2409 novies decies e dualistico – 2409 octies – 2409 quinquiesdecies ) e, all’interno di questo le diverse modalità di amministrazione e di controllo previsti dal legislatore, oppure il modello della S.r.l.[112], secondo quanto previsto, in via generale dall’art. 2519 c.c.

 

A)   ASSEMBLEA

 

art. 2538 [113] c.c.    assemblea

nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultano iscritti da almeno novanta giorni nel libro dei soci (in questo modo si evita che gli amministratori possano manipolare le maggioranze ammettendo un numero massiccio di soci all’ultimo momento).

Ciascun socio cooperatore ha un voto (voto per teste o capitario), qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute. L’atto costitutivo determina i limiti al diritto di voto degli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori.

Ai soci cooperatori persone giuridiche l’atto costitutivo può attribuire più voti, ma non oltre 5, in relazione all’ammontare della quota oppure al numero dei loro membri.

Nelle cooperative in cui i soci realizzano lo scopo mutualistico attraverso l’integrazione delle rispettive imprese o di talune fasi di esse, l’atto costitutivo può prevedere che il diritto di voto sia attribuito in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico. Lo statuto stabilisce un limite per il voto plurimo per tali categorie di soci, in modo che nessuno di essi possa esprimere più del decimo dei voti in ciascuna assemblea generale. In ogni caso, ad essi non può essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti o rappresentati in ciascuna assemblea generale.

Le maggioranze richieste per la costituzione delle assemblee e per la validità delle deliberazioni sono determinate dall’atto costitutivo e sono calcolate secondo il numero dei voti spettanti ai soci.

L’atto costitutivo può prevedere che il voto venga espresso per corrispondenza, ovvero mediante altri mezzi di telecomunicazione. In tal caso l’avviso di convocazione deve contenere per esteso la deliberazione proposta. Se sono poste in votazione proposte diverse da quelle indicate nell’avviso di convocazione, i voti espressi per corrispondenza non si computano ai fini della regolare costituzione dell’assemblea.

 

In ordine all’ultimo comma, per il Tribunale Felsineo[114] in tema di società di capitali, nel caso di specie un istituto bancario (l’art. 2538, ultimo comma, c.c. – si applica alle cooperative rene dalle leggi speciali solo “in quanto compatibili” con la disciplina speciale.), è valido il voto espresso attraverso mezzi di telecomunicazione (cd. voto telematico). In materia, i mezzi di telecomunicazione possono essere utilizzati a prescindere dalla partecipazione in via fisica o telematica al luogo dove si tiene la riunione. Cosicché, appare chiaro che, chi utilizza tale strumento esercita la facoltà di privilegiare il momento del voto a quello di partecipazione effettiva all’assemblea e pertanto deve considerarsi presente alla stessa.

 

art. 2539 [115] c.c.    rappresentanza nell’assemblea

nelle cooperative disciplinate dalle norme sulla società per azioni ciascun socio può rappresentare sino ad un massimo di 10 soci (al fine di evitare un’eccessiva concentrazione di voti nella stessa persona – la delega, può essere fatta solo a favore dei soci e non già di persone estranee alla società).

Il socio imprenditore individuale può farsi rappresentare nell’assemblea anche dal coniuge, dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo che collaborano all’impresa.

 

art. 2540 [116] c.c.    assemblee separate

l’atto costitutivo delle società cooperative può prevedere lo svolgimento di assemblee separate, [A] anche rispetto a specifiche materie ovvero [B] in presenza di particolari categorie di soci.

Lo svolgimento di assemblee separate deve essere previsto quando la società cooperativa ha più di 3000 soci e svolge la propria attività in più province ovvero se ha più di 500 soci e si realizzano più gestioni mutualistiche.

L’atto costitutivo stabilisce il luogo, i criteri e le modalità di convocazione e di partecipazione all’assemblea generale dei soci delegati e assicura in ogni caso la proporzionale rappresentanza delle minoranze espresse dalle assemblee separate.

I delegati debbono essere soci. Alla assemblea generale possono assistere anche i soci che hanno preso parte alle assemblee separate.

Le deliberazioni della assemblea generale possono essere impugnate ai sensi dell’articolo 2377 anche dai soci assenti e dissenzienti nelle assemblee separate quando, senza i voti espressi dai delegati delle assemblee separate irregolarmente tenute, verrebbe meno la maggioranza richiesta per la validità della deliberazione.

Le deliberazioni delle assemblee separate non possono essere autonomamente impugnate (le assemblee separate hanno solo una funzione preparatoria di quella generale, in quanto la volontà sociale si forma solo con la deliberazione dell’assemblea generale e solo questa è impugnabile, anche per vizi delle deliberazioni delle assemblee separate).

Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle società cooperative con azioni ammesse alla quotazione in mercati regolamentati.

 

 

 

Procedimento separato
1 –  ASSEMBLEA SEPARATA 2 – ASSEMBLEA GENERALE

 

Al fine di agevolare la partecipazione dei soci e la formazione delle maggioranze nelle cooperative con ampia compagine sociale e territorialmente articolate.

La possibilità di pervenire a una formazione progressiva della volontà sociale attraverso lo svolgimento di assemblee separate rappresenta indubbiamente una peculiarità delle società cooperative, coerente con il principio democratico che ne ispira la disciplina, potendo essere ravvisata la funzione di tale istituto nell’intento di agevolare la partecipazione assembleare dei soci in presenza di situazioni che potrebbero renderla oltremodo difficoltosa le assemblee separate siano applicabili a tutte le cooperative, a prescindere dal fatto che siano a mutualità prevalente o meno e, altresì, dal fatto che siano assoggettabili alla disciplina delle s.p.a. o delle s.r.l., sebbene in tale ultimo caso il ricorso alle assemblee separate costituisca ipotesi marginale, in considerazione dell’art. 2519, comma 2, c.c., che consente l’applicabilità dell’art. 2462 e segg. c.c. solo nel caso di cooperative con meno di venti soci cooperatori o con un attivo dello stato patrimoniale inferiore a un milione di euro.

La disciplina dell’assemblea delle società cooperative si modella sostanzialmente su quella dettata, per lo stesso organo, in tema di s.p.a. (art. 2363 e segg. c.c.) sulla base del rinvio, di carattere generale, operato dal previgente art. 2516 c.c.

Il previgente art. 2516 c.c. è confermato dal nuovo art. 2519 c.c. che, tuttavia, in presenza di certi presupposti, consente l’applicazione alle cooperative della disciplina della s.r.l. in luogo di quella della s.p.a.(2).

All’interno del Codice civile erano (e continuano ad essere) dedicate alla disciplina delle assemblee di cooperative diverse disposizioni in materia di convocazione (art. 2518, n. 10, ora art. 2521, n. 9, c.c.), spettanza ed esercizio di voto, maggioranze, rappresentanza e assemblee separate (artt. 2532-2534 c.c., ora artt. 2538-2540 c.c.).

Uno dei principi di carattere generale, definito come in precedenza uno degli elementi strutturali tipici della società cooperativa, espressione della norma contenuta nel “nuovo” art. 2538 c.c., è il principio del voto capitario.

Il comma 2 dell’art. 2538 c.c. continua infatti a prevedere la regola secondo cui ciascun socio cooperatore ha un solo voto in assemblea, a prescindere dal valore della sua quota o dal numero delle azioni possedute, pur essendo confermata la possibilità, nel caso si tratti di persone giuridiche, di attribuire statutariamente più voti, in ogni caso non più di cinque, tenuto conto dell’ammontare della quota o del numero dei loro membri.

La portata innovativa del precetto va senz’altro individuata nella possibilità, prevista dalla norma, al comma 4, di derogare alla regola generale del voto capitario nelle cooperative in cui i soci realizzino lo scopo mutualistico attraverso l’integrazione delle rispettive imprese o di talune fasi di esse, in attuazione del disposto dell’art. 5, comma 2, lett. e ), legge n. 366/2001.

La previsione risponde quindi all’esigenza di differenziare il ruolo dei soci all’interno della società in relazione al diverso interesse di ciascuno al rapporto mutualistico, consentendo, in particolare, di dare peso maggiore nella formazione delle delibere assembleari ai soggetti che più di altri usufruiscono delle prestazioni della cooperativa.

Secondo quanto previsto dal vecchio art. 2532 c.c. ed ora dal nuovo art. 2538, comma 1, c.c. nelle assemblee hanno diritto di voto coloro che risultino iscritti da almeno tre mesi nel libro dei soci.

Secondo l’orientamento espresso in dottrina, il diritto di intervento in assemblea spetta comunque a tutti coloro che sono iscritti nel libro dei soci, quantunque possa trattarsi di soggetti non ancora ammessi a votare per mancata decorrenza del termine di tre mesi fissato dalla norma sopra richiamata.

In assenza di indicazioni normative sul punto, si è discusso se il diritto di intervenire alla riunione assembleare spetti anche agli azionisti di partecipazione cooperativa a cui è negato espressamente il diritto di voto.

La soluzione negativa dovrebbe imporsi ove si parta dal presupposto che i soggetti in esame non sono soci.

In merito alla fissazione dei quorum costitutivi e deliberativi, il comma 5 dell’art. 2538 c.c. affida interamente ed esclusivamente alle disposizioni statutarie il relativo compito.

L’autonomia statutaria non può tuttavia essere considerata priva di limiti, dovendo essere rispettati i principi generali desumibili dalla disciplina della s.p.a. o della s.r.l. (diversamente da quanto previsto nella disciplina anteriore alla riforma, il modello di riferimento non è più solo quello della s.p.a.; le cooperative con un numero di soci inferiore a venti o con un attivo dello stato patrimoniale non superiore a un milione di euro possono infatti utilizzare anche le regole delle s.r.l., se in questo senso si esprime l’atto costitutivo, ex art. 2519 c.c.), alla quale occorre pur sempre far riferimento alla luce del disposto di cui all’art. 2519 c.c. Può pertanto escludersi la validità di clausole statutarie che richiedano l’unanimità dei consensi o che non prevedano quorum differenziati per la prima convocazione e per quelle successive, o per le assemblee ordinarie e straordinarie(14). Deve quindi ritenersi che, in assenza di qualsiasi previsione statutaria al riguardo, si potrebbero nondimeno ritenere applicabili gli artt. 2368 e 2369 c.c. alla luce della disposizione generale dell’art. 2519, comma 1, c.c., secondo il quale alle società cooperative, per quanto non espressamente previsto dalle disposizioni codicistiche, si applicano le norme sulla s.p.a., salva l’applicazione delle disposizioni relative all’assemblea delle s.r.l. nell’ipotesi contemplata dal comma 2 del citato art. 2519 c.c.

È poi confermata la regola secondo cui per il calcolo dei predetti quorum occorre fare riferimento al numero dei voti spettanti ai soci, anziché all’entità della partecipazione dagli stessi detenuta.

 

 

 

B)   L’AMMINISTRAZIONE
È organizzata in modo diverso a seconda che la società sia per azioni o quote

art.  2544 [117] c.c.     sistemi di amministrazione

indipendentemente dal sistema di amministrazione adottato non possono essere delegati dagli amministratori, oltre le materie previste dall’articolo 2381, i poteri in materia di ammissione, di recesso e di esclusione dei soci e le decisioni che incidono sui rapporti mutualistici con i soci.

Se la cooperativa ha adottato il sistema di amministrazione di cui all’articolo 2409-octies, i possessori di strumenti finanziari non possono eleggere più di un terzo dei componenti del consiglio di sorveglianza e più di un terzo dei componenti del consiglio di gestione. I componenti del consiglio di sorveglianza eletti dai soci cooperatori devono essere scelti tra i soci cooperatori ovvero tra le persone indicate dai soci cooperatori persone giuridiche.

Se la cooperativa ha adottato il sistema di amministrazione di cui all’articolo 2409-sexiesdecies. agli amministratori eletti dai possessori di strumenti finanziari, in misura comunque non superiore ad un terzo, non possono essere attribuite deleghe operative né gli stessi possono fare parte del comitato esecutivo.

 

S.p.A.

TRADIZIONALE

A.U. o C.D.A.

MONISTICO

C.D.A., nominato dall’assemblea

DUALISTICO

Comitato di gestione nominato dal consiglio di sorveglianza

S.R.L. = A.U. o C.D.A.

 

art. 2542 [118] c.c.    consiglio di amministrazione

la nomina degli amministratori spetta all’assemblea fatta eccezione per i primi amministratori che sono nominati nell’atto costitutivo e salvo quanto disposto nell’ultimo comma del presente articolo.

La maggioranza degli amministratori è scelta tra i soci cooperatori ovvero tra le persone indicate dai soci cooperatori persone giuridiche.

[ Nelle società cooperative cui si applica la disciplina delle società per azioni, l’atto costitutivo stabilisce i limiti al cumulo delle cariche e alla rieleggibilità degli amministratori nel limite massimo di tre mandati consecutivi [119]].

L’atto costitutivo può prevedere che uno o più amministratori siano scelti tra gli appartenenti alle diverse categorie dei soci, in proporzione dell’interesse che ciascuna categoria ha nell’attività sociale. In ogni caso, ai possessori di strumenti finanziari non può essere attribuito il diritto di eleggere più di un terzo degli amministratori.

La nomina di uno o più amministratori può essere attribuita dall’atto costitutivo allo Stato o ad enti pubblici. In ogni caso, la nomina della maggioranza degli amministratori è riservata all’assemblea.

 

È bene precisare come ha avuto modo di fare la Corte Milanese[120] che nelle società cooperative, non diversamente che nelle società per azioni, il potere di stare in giudizio spetta, secondo la legge, ai titolari dell’organo che ne ha la rappresentanza sostanziale; può essere conferito, in base allo statuto, anche a soggetti che, nell’ambito dell’organizzazione della società, sono preposti ad un settore di rapporti con poteri di rappresentanza sostanziale.

 

C) GLI ORGANI DI CONTROLLO

 

S.p.A.  – artt. 2397 – 2408 

TRADIZIONALE MONISTICO DUALISTICO

S.R.L.

 

art. 2543 [121] c.c.  organo di controllo

la nomina del collegio sindacale è obbligatoria nei casi previsti dal secondo e terzo comma dell’articolo 2477, nonché quando la società emette strumenti finanziari non partecipativi.

L’atto costitutivo può attribuire il diritto di voto nell’elezione dell’organo di controllo proporzionalmente alle quote o alle azioni possedute ovvero in ragione della partecipazione allo scambio mutualistico.

I possessori degli strumenti finanziari dotati di diritti di amministrazione possono eleggere, se lo statuto lo prevede, nel complesso sino ad un terzo dei componenti dell’organo di controllo

 

art. 2545 [122]  c.c.    relazione annuale sul carattere mutualistico della cooperativa

gli amministratori e i sindaci della società, in occasione della approvazione del bilancio di esercizio debbono, nelle relazioni previste dagli articoli 2428 e 2429 indicare specificamente i criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico

art. 2545 -bis[123] c.c.    diritti dei soci

nelle società cooperative cui si applica la disciplina della società per azioni, oltre a quanto stabilito dal primo comma dell’articolo 2422, i soci, quando almeno un decimo del numero complessivo lo richieda ovvero almeno un ventesimo quando la cooperativa ha più di tremila soci, hanno diritto di esaminare, attraverso un rappresentante, eventualmente assistito da un professionista di sua fiducia, il libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione e il libro delle deliberazioni del comitato esecutivo, se esiste.

I diritti di cui al comma precedente non spettano ai soci in mora per la mancata esecuzione dei conferimenti o inadempienti rispetto alle obbligazioni contratte con la società.

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Pubblicato da | 2018-04-11T19:02:33+00:00 5 ottobre 2017|Articoli e saggi, Diritto Civile e Procedura Civile, Societario|0 Commenti

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