Le società cooperative e le mutue assicuratrici

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Le società cooperative e le mutue assicuratrici

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1)           NOZIONE DI SOCIETÀ COOPERATIVA

 

La società cooperativa costituisce una particolare categoria di società[2] (altri autori[3] parlano di associazioni in senso stretto – altri[4] ancora di un’organizzazione non societaria, facendo leva soprattutto sulll’art. 2247 che nella nozione di società inserisce anche lo scopo di dividere gli utili), con soci a responsabilità limitata, dal ruolo non del tutto definito nella nostra economia.

Quindi, non si può dubitare che la coop costituisca un’impresa sia

A) nel senso economico – per la produzione di nuove ricchezze e per il vantaggio economico degli associati) – al di fuori di un’organizzazione economica produttiva, non si ha un’impresa coop, ma possono solo sorgere forme associative filantropiche o di mutuo soccorso[5] che esulano dal campo dell’economia;

B) che nel senso giuridico – in essa si ritrovano i requisiti previsti dall’art. 2082 c.c. relativamente all’imprenditore, vale a dire l’esercizio professionale di un’attività economica ai fini della produzione o dello scambio dei beni o dei servizi – non c’è coop, ma c’è associazione, nell’ipotesi in cui uno scopo di solidarietà venga perseguito da più persone con l’esercizio di attività non definibili come imprenditoriali.

 

Per la Cassazione[6] il socio di una cooperativa, beneficiario del servizio mutualistico reso da quest’ultima, è parte di due distinti (anche se collegati) rapporti (che non vanno, peraltro, sovrapposti, attesa la diversità della natura giuridica e la non assoluta omogeneità della relativa disciplina), l’uno di carattere associativo, che discende direttamente dall’adesione al contratto sociale e dalla conseguente acquisizione della qualità di socio, l’altro (per lo più di natura sinallagmatica), che deriva dal contratto bilaterale di scambio, per effetto del quale egli si appropria del bene o del servizio resogli dall’ente.

La disciplina è stata quasi riscritta dal D.lgs 17/1/2003 n.6 e coordinata con le modifiche apportate dal D.lgs. 6/2/2004 n. 37

Ciò che caratterizza la organizzazione delle società cooperative è:

a) da un lato: la variabilità del capitale, il fatto cioè che il capitale sociale non è determinato in un ammontare prestabilito, e può variare in aumento. A seguito di ammissione di nuovi soci, o in diminuzione, a seguito dell’uscita di vecchi soci, senza che ciò richieda la modificazione dell’atto costitutivo;

b) d’altro canto: il voto per teste (o capitario), il fatto cioè che ogni socio, salvo eccezioni, ha un voto quale che sia l’entità del capitale investito.

c) Inoltre: a queste caratteristiche organizzative se ne aggiunge, un’altra a carattere funzionale: non ogni impresa, vedi art. 2195 c.c., può costituirsi sotto forma di società cooperativa, ma unicamente le imprese aventi (solo o anche) scopo mutualistico. Ossia lo svolgimento dell’impresa si caratterizza per la gestione dei servizi a favore dei soci.

d) Infine: i soci devono essere in possesso di determinati requisiti specifici, al fine di assicurare che la compagine sociale sia composta almeno in prevalenza, da persone apprteneti a categorie speciali.

 

art. 2511 [7] c.c.    società cooperative

le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico.

iscritte presso l’albo delle società cooperative di cui all’articolo 2512 secondo comma, e all’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del presente codice.[8]

 

Significato giuridico di scopo mutualistico

< Fornire beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato > – Relazione al c.c. del 1942

La caratteristica principale della società cooperativa è da sempre identificata nella “mutualità”.

A tale termine la normativa non ha mai dato una definizione precisa, anche se la dottrina ha sempre identificato in tale caratteristica l’oggetto stesso della società cooperativa, intendendo come tale lo scopo della cooperativa rappresentato dalla volontà di assicurare ai soci le migliori condizioni per determinate prestazioni (risparmio per le cooperative di consumo, occasioni di lavoro per le cooperative di produzione e lavoro, assistenza per le mutue assicuratrici e così via), ciò in contrasto con lo scopo della ordinaria società di capitali rappresentato dalla mera realizzazione di un utile in proporzione al capitale sociale sottoscritto.

Per la Cassazione[9] lo scopo mutualistico proprio delle cooperative consiste in un particolare modo di organizzazione di svolgimento dell’attività d’impresa, che si caratterizza per la gestione di servizi in favore dei soci, i quali, come destinatari elettivi, anche se non esclusivi, dei beni o dei servizi forniti dalla cooperativa per effetto di tale gestione, conseguono in tal modo condizioni più favorevoli di quelle di mercato, dal momento che nel processo di produzione e di distribuzione vengono eliminati l’intermediazione ed il conseguente profitto di altri imprenditori. In particolare, il socio cooperatore, quale fruitore dei beni o dei servizi resi dall’impresa sociale (nelle cooperative di consumo), o quale fornitore dei fattori produttivi necessari per l’attività sociale (nelle cooperative di produzione e lavoro), persegue un vantaggio economico diverso dal lucro, di natura peculiare e variante a seconda del ramo di attività cooperativa esercitata dalla società, che non consiste prevalentemente nella più elevata remunerazione del capitale investito, ma si concretizza nella soddisfazione di un comune preesistente bisogno economico (di lavoro, di generi di consumo, di credito, di abitazione), con la congiunta consecuzione di un risparmio di spesa per i beni o servizi acquistati o realizzati dalla propria società (nelle cooperative di consumo), oppure di una maggiore remunerazione dei propri beni o servizi alla stessa ceduti o del lavoro a questa prestato (nelle cooperative di produzione e lavoro)

 

Per intendere il significato dello scopo mutualistico, occorre partire da alcuni esempi:

A) I consumatori e gli utenti, che vogliono ottenere da un imprenditore i beni o i servizi di cui essi hanno bisogno, dovranno essere disponibili, perché la loro domanda sia soddisfatta, a corrispondere un prezzo, superiore al costo di produzione, perché comprensivo dell’utile che l’imprenditore ha inteso riservarsi

B) I lavoratori che intendono prestare il loro lavoro come ausiliari di un imprenditore, dovranno essere disponibili, perché la loro offerta sia accettata, a ricevere un compenso inferiore a quello che essi potrebbero ottenere, se l’imprenditore non badasse al suo utile

C) I produttori di beni, che, mancando di una rete di distribuzione, intendano offrirli in vendita a chi ne fa commercio, dovranno essere disponibili, perché la loro offerta sia accettata, a ricevere un prezzo inferiore a quello che essi potrebbero ottenere, se il commerciante non badasse al suo utile.

 

La società cooperativa è una società che può costituirsi tra

  1. A) consumatori o utenti

COOPERATIVE DI CONSUMO

Con il fine di soddisfare la domanda di beni o servizi dei consumatori o utenti ovvero consiste nel procurare al minor costo possibile i beni e i servizi richiesti dai soci, consentendo loro di ottenere un risparmio di spesa.

B) Lavoratori

COOPERATIVE DI LAVORO. Con il fine di soddisfare l’offerta di lavoro dei  lavoratori soci ad un prezzo superiore a quello praticato dagli imprenditori

C) Produttori

COOPERATIVE  DI  PRODUZIONE

Con il fine di soddisfare l’offerta dei beni dei produttori ad un prezzo superiore a quello praticato dai commercianti

 

LO SCOPO

A) SCOPO O PROGRAMMA LUCRATIVO

Non è però escluso che la coop svolga la sua attività anche nei confronti dei terzi. Ciò avviene quando, accanto allo scopo mutualistico, i soci della società cooperative perseguono uno scopo lucrativo, e come si dice – la mutualità da essere pura diventa spuria (o impura).

La legge, infatti non esclude che la società coop possa agire nei confronti dei terzi per realizzare, nell’esercizio della sua attività degli utili.

Il programma lucrativo consiste nel collocare sul mercato sul mercato i beni e i servizi prodotti dall’impresa sociale ad un prezzo superiore al costo, sì da consentire alla società di ottenere un lucro (c.d. lucro soggettivo).

In conclusione, il programma lucrativo è un programma teso a speculare sui terzi e, se del caso, sugli stessi soci, per potere remunerare il capitale conferito all’impresa.

B) SCOPO O PROGRAMMA MUTUALISTICO

la definizione più appropriata, nonostante le grandi innovazioni della riforma, continua ad essere quella fornita dalla relazione al vecchio Codice civile (numero 1025), che individua l’essenza della mutualità nello scopo di fornire beni, servizi e occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più favorevoli di quelle che otterrebbero sul mercato.

I soci conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica; ma ciò allo scopo di poter ottenere beni o servizi o poter offrire beni o servizi a condizioni più vantaggiose di quelle che potrebbero ottenere dal mercato, delle imprese lucrative.

In conclusione, questo programma, tende ad ottenere per i soci condizioni migliori di quelle praticate sul mercato delle imprese lucrative, e non si preoccupa di remunerare il capitale conferito all’impresa (programma c.d. anticapitalistico).

 

Secondo una sentenza di merito[10] lo scopo mutualistico, proprio delle cooperative, può avere gradazioni diverse, che vanno dalla cd. mutualità pura, caratterizzata dall’assenza di qualsiasi scopo di lucro, alla cd. mutualità spuria, che consente una maggiore dinamicità operativa anche nei confronti di terzi non soci, così conciliando il fine mutualistico con una attività commerciale e con la conseguente possibilità per la cooperativa di cedere beni e servizi a terzi a fini di lucro. La possibilità che la cooperativa assuma diverse tipologie comporta necessariamente una diversità di posizioni del socio cooperatore.

La differenza tra società mutualistica e società lucrativa si sia spostata nell’evoluzione della nostra legislazione, sempre di più, dal piano funzionale a quello organizzativo.

A far la differenza, ancor più che il diverso scopo, mutualistico o lucrativo, diventa soprattutto il diverso modo, non commisurato all’entità del capitale investito ma capitario, che i soci hanno di pensare sulla vita della loro società.

 

Come fare per realizzare simultaneamente i due scopi o programmi ?

A) ragionando sull’esempio di una coop di consumo tra soci tutti cooperatori, si può pensare ad una diversa articolazione dell’impresa sociale:

1)    a negozi (o reparti di negozi) destinati a servire, a prezzo di costo, i soci e;

2)    a negozi (o reparti di negozi) destinati a servire, a prezzo maggiorato a terzi.

Ma una simile soluzione, basata su strutture di distribuzione differenziate, ha storicamente avuto scarso successo, specie per l’impatto psicologico negativo che produce sui terzi (poco disponibili a subire la pur comprensibile disparità di trattamento), ed è anche difficile da realizzare, perché è difficile stabilire esattamente, sin dal momento della vendita, il prezzo di costo.

 B) Ragionando sempre sull’esempio di una coop di consumo, la società coop realizza i suoi programmi non attraverso strutture di distribuzione differenziate a seconda degli acquirenti, ma agendo sul mercato come una qualsiasi impresa lucrativa, e perciò vendendo i suoi beni ai soci e ai terzi ad uno stesso prezzo, determinando in modo considerare non solo i costi ma anche il guadagno dell’imprenditore.

 

Contabilmente la società coop terrà però separate le vendite fatte ai soci e quelle fatte ai terzi, e ciò al fine di potere conoscere le quantità e i valori delle vendite effettuate agli uni e agli altri, e, a fine esercizio, il guadagno rispettivamente ottenuto.

Approvato il bilancio di esercizio, la società coop provvederà quindi a distribuire ai soci, a titolo di utile, e perciò proporzionalmente di regola ai conferimenti, il guadagno ottenuto contrattando con i terzi, e a distribuire invece il guadagno ottenuto contrattando con i soci, in proporzione alla quantità e qualità degli scambi mutualistici (p.e., nella cooperative di consumo in proporzione al valore delle vendite fatte dalla coop ai soci), sì da assicurare ai soci il risparmio di spesa non ottenuto al momento dell’acquisto, e quindi come dice la legge (2545 sexies) – a titolo di ristorno.

La Cassazione[11] sul punto ha precisato che, i ristorni vanno tenuti distinti dagli utili in senso proprio, pur avendo con essi in comune la caratteristica della aleatorietà (in quanto la società può distribuirli solo se la gestione mutualistica dell’impresa si chiuda con un’eccedenza dei ricavi rispetto ai costi): mentre, infatti, gli utili costituiscono remunerazione del capitale e sono perciò distribuiti in proporzione al capitale conferito da ciascun socio, i ristorni costituiscono uno degli strumenti tecnici per attribuire ai soci il vantaggio mutualistico (risparmio di spesa o maggiore retribuzione) derivante dai rapporti di scambio intrattenuti con la cooperativa, traducendosi in un rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni o servizi acquistati dalla cooperativa, nelle cooperative di consumo, ovvero in integrazione della retribuzione corrisposta dalla cooperativa per le prestazioni del socio, nelle cooperative di produzione e lavoro (cfr. artt. 2511-2536 c.c.).

 

art. 2545 sexies [12] c.c.  ristorni

 l’atto costitutivo determina i criteri di ripartizione dei ristorni ai soci proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici.

Le cooperative devono riportare separatamente nel bilancio i dati relativi all’attività svolta con i soci, distinguendo eventualmente le diverse gestioni mutualistiche.

L’assemblea può deliberare la ripartizione dei ristorni a ciascun socio anche mediante aumento proporzionale delle rispettive quote o con l’emissione di nuove azioni, in deroga a quanto previsto dall’articolo 2525, ovvero mediante l’emissione di strumenti finanziari.

 

 

Di seguito si evidenzia lo scopo mutualistico delle cooperative più diffuse.

 

A) Le cooperative di lavoro

 

Nelle cooperative di lavoro il vantaggio mutualistico si realizza attraverso una remunerazione, superiore a quella che offrirebbe il mercato, della prestazione che viene richiesta al socio da parte della cooperativa.

La cooperativa è retta e disciplinata secondo il principio della mutualità senza fini di speculazione privata. Lo scopo che i soci della cooperativa intendono perseguire è quello di ottenere, tramite l’esercizio in forma associata dell’impresa, continuità d’occupazione lavorativa e le migliori condizioni economiche, sociali, professionali. Per il raggiungimento del suddetto scopo mutualistico, i soci instaurano con la cooperativa, oltre al rapporto associativo, un ulteriore rapporto mutualistico di lavoro.

B) Le cooperative agricole di conferimento

 

Queste cooperative concentrano al proprio interno alcune fasi del processo di lavorazione o trasformazione dei prodotti conferiti dai soci al fine di consentire il loro collocamento sul mercato alle migliori condizioni economiche possibili.

La cooperativa è retta e disciplinata secondo il principio della mutualità senza fini di speculazione privata.

Lo scopo che i soci della cooperativa intendono perseguire è quello di ottenere, tramite l’esercizio in forma associata dell’impresa, la trasformazione dei prodotti agricoli conferiti e ricercare la loro collocazione più conveniente sul mercato, per conto dei soci conferenti.

Secondo recente Cassazione[13], lo scopo di lucro (c.d. lucro soggettivo) non è elemento essenziale per il riconoscimento della qualità di imprenditore commerciale, essendo individuabile l’attività di impresa tutte le volte in cui sussista una obiettiva economicità dell’attività esercitata, intesa quale proporzionalità tra costi e ricavi (c.d. lucro oggettivo), requisito quest’ultimo che, non essendo inconciliabile con il fine mulualistico, ben essere presente anche in una società cooperativa, pur quando essa operi solo nei confronti dei propri soci. Ne consegue che anche tale società ove svolga attività commerciale può, in caso di insolvenza, può essere assoggettata a fallimento in applicazione dell’articolo 2545-terdecies c.c.[14]; anche per le cooperative aventi ad oggetto le attività agricole è dovere del giudice, oltre che quello della verifica delle clausole statutarie e del loro tenore, esaminare anche in concreto l’atteggiarsi dell’attività d’impresa svolta dal sodalizio mutualistico esaminando le attività economiche svolte, alla luce della disciplina introdotta dal Decreto Legislativo n. 228 del 2001, articolo 1 senza che su tale esame si sovrapponga la considerazione dell’effettività dello scopo mutualistico, rilevante a diversi fini, ma non assorbente dell’esame dei presupposti di legge (articolo 2135 c.c.) per il riconoscimento (o l’esclusione) della qualità di impresa agricola esentata dal fallimento (L. Fall., articolo 1);

 

C) Le cooperative edilizie

 

Le cooperative edilizie hanno lo scopo di associare persone di varie professioni e condizioni per assicurare loro l’acquisto di un’abitazione in proprietà o in affitto.

La cooperativa si propone la costruzione di case per la cessione in proprietà ai propri soci.

A tal fine, la società può compiere tutte le operazioni necessarie e idonee alla realizzazione degli scopi sociali; può inoltre assumere partecipazioni in altre imprese a scopo di stabile investimento e non di collocamento sul mercato.

Oppure nel caso di cooperativa a proprietà indivisa

La società si propone la costruzione di case popolari ed economiche o di civile abitazione da assegnare ai soci, in proprietà divisa o in locazione, anche con patto di futura assegnazione o riscatto.

Per ultima Cassazione[15] in tema di cooperative edilizie deve distinguersi tra il rapporto sociale, di carattere associativo, e quello di scambio, di natura sinallagmatica, rapporti che, pur collegati, hanno causa giuridica autonoma; da ciò discende che il pagamento di una somma, eseguito dal socio a titolo di prenotazione dell’immobile, deve essere ascritto al rapporto di scambio e perciò al pagamento del prezzo d’acquisto, alla cui restituzione la cooperativa è, quindi, tenuta, in caso di scioglimento dal rapporto sociale per esclusione o per recesso, anche in presenza di un disavanzo di bilancio.

Ai fini processuali è stato poi chiarito dalla Cassazione[16] che in riferimento alle cooperative edilizie aventi per oggetto sociale la costruzione di alloggi da assegnare ai soci, in presenza di una clausola compromissoria che preveda il deferimento ad arbitri di qualsiasi controversia comunque connessa all’interpretazione e all’esecuzione del contratto associativo, va riconosciuta la competenza del collegio arbitrale anche in presenza di una controversia sorta in relazione al pagamento del prezzo per il trasferimento di un immobile cooperativo, in quanto, pur attinendo essa ad un rapporto di scambio, come tale ben distinto da quello associativo, quest’ultimo è pur sempre indirettamente finalizzato all’acquisto della proprietà dell’immobile, acquisto che costituisce l’effetto di una fattispecie complessa e progressiva, comprendente, oltre all’assunzione da parte della società dell’obbligo di prestare il proprio consenso all’atto di trasferimento, anche l’effettuazione della prenotazione, la quale accerta la realizzazione dei presupposti concreti per l’assegnazione, individuandone l’oggetto ed il corrispettivo, in modo da rendere dovuto il successivo atto traslativo.

 

D) Le cooperative di consumo

 

Le cooperative di consumo hanno l’obiettivo di fornire beni e servizi ai soci a condizioni più favorevoli di quelle presenti sul mercato, cioè al prezzo minore possibile salvaguardando l’aspetto qualitativo dei prodotti e dei servizi.

Lo scopo mutualistico che i soci intendono perseguire è quello di ottenere, nell’ambito dell’oggetto sociale, beni e servizi alle migliori condizioni rispetto a quelle ottenibili sul mercato.

Più in generale, la cooperativa si propone di:

  • fornire ai consumatori, soci e non, beni e servizi di buona qualità alle migliori condizioni possibili;
  • tutelare gli interessi dei consumatori, la loro salute e sicurezza anche accrescendone e migliorandone l’informazione e l’educazione attraverso apposite iniziative;
  • promuovere e favorire lo sviluppo della cooperazione anche a livello internazionale;
  • promuovere e organizzare attività e servizi culturali, ricreativi e socialmente utili;
  • contribuire a tutelare l’ambiente;
  • intervenire a sostegno dei Paesi in via di sviluppo e delle categorie sociali bisognose.

 

 E) Le cooperative sociali

 

Secondo l’art. 1 della legge n. 381/1991, «le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini».

Esse pertanto si differenziano dalle altre cooperative per il perseguimento di un fine più ampio rispetto allo scopo mutualistico semplice, in quanto esterno al gruppo che le costituisce.

La cooperativa sociale è, infatti, concepita come una forma organizzativa sociale «innovativa della mutualità, con la quale si è allargato – aggiungendosi quasi per sovrapposizione – lo schema ordinario (e tradizionale) della figura della società cooperativa; essa si caratterizza – oltre che per i requisiti mutualistici che sono peculiari alla figura generale della cooperativa -, soprattutto per le (nuove) finalità, che manifestamente trascendono – nel senso che lo inglobano e lo estendono – l’obiettivo (consolidatosi storicamente) dell’organizzazione sociale di mutualità (…) .

Nelle cooperative sociali questa forma di mutualità “solidaristica”, comunque, non si sostituisce bensì coesiste con la mutualità interna, propria di ogni cooperativa, che si concretizza, come abbiamo detto, nella realizzazione di uno scopo economico dei soci (es. sovraremunerazione della prestazione lavorativa, risparmio di spesa, ecc.).

Lo scopo solidaristico, in altre parole, pur incidendo sulla causa mutualistica, ridimensionandola, non elimina la possibilità di una gestione di servizio dei soci (è il tipico caso delle cooperative sociali di produzione e lavoro).

In conclusione, la cooperativa è retta e disciplinata secondo il principio della mutualità senza fini di speculazione privata ed ha, inoltre, lo scopo di procurare ai soci continuità d’occupazione lavorativa e di contribuire al miglioramento delle loro condizioni economiche, sociali, professionali, tramite l’esercizio in forma associata dell’impresa. Per il raggiungimento di tale scopo mutualistico, i soci instaurano con la cooperativa, oltre al rapporto associativo, un ulteriore rapporto mutualistico di lavoro.

 

 

LA PREVISIONE COSTITUZIONALE

 

Art. 45 COST. <riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata > e impegna il legislatore ordinario a promuoverne e favorirne l’incremento < con mezzi più idonei> .

In base a questa norma, il legislatore ordinario ha, quindi, dettato per le coop una legislazione di favore, e lo ha fatto con riguardo ai diversi settori, da quello fiscale, a quello creditizio, a quello agricolo, a quello marittimo ecc ecc.

Ma a sua volta, proprio questa legislazione di favore ha sollevato il problema di distinguere le cooperative, la cui funzione sociale è costituzionalmente riconosciuta dall’art. 45 cost., dalle altre, diverse cooperative: per le quali non  può dirsi giustificato, e costituzionalmente legittimo, un diverso, più favorevole trattamento, rispetto a quello riservato alle altre imprese.

 

 

La distinzione introdotta dal D.lgs 17/1/2003 n.6

COOPERATIVE DIVERSE EX ART. 2512 – 2514

COOPERATIVE A MUTUALITÀ PREVALENTE

Le coop che svolgono la loro attività, prevalentemente, in favore dei soci o che si avvalgono, prevalentemente, nello svolgimento delle loro attività, delle prestazioni lavorative fornite o dei beni o servizi apportati dai soci, e il cui statuto prevede particolari limitazioni dello scopo lucrativo.

 

La distinzione introdotta dal D.lgs 17/1/2003 n.6 tuttavia non soddisfa del tutto il dettato costituzionale

In primo luogo: perché essa riserva sì alle sole coop a mutualità prevalente l’applicazione delle disposizioni fiscali di carattere agevolativo, ma, nello stesso tempo, consente, ciò che nemmeno la legislazione precedente consentiva, che tutte le altre diverse agevolazioni si applicano anche alle coop diverse.

In secondo luogo: perché le coop possono essere sì a mutualità prevalente, ma, nello stesso tempo, perseguire quei fini di speculazione privata, di cui parla l’art. 45 cost.: come avviene, p.e., nelle coop di vendita tra i produttori che, anche quando agiscono solo a favore dei produttori soci,  possono avere  una funzione di pura speculazione privata, mirando a vendere sul mercato, attraverso l’eliminazione della concorrenza tra i soci della coop, i lori prodotti a prezzo più elevato, a tutto danno degli utenti e dei consumatori.

 

 

art. 2512. c.c.   cooperativa a mutualità prevalente

sono società cooperative a mutualità prevalente, in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che:

1) svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi (COOP DI CONSUMO);

2) si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci (COOP DI LAVORO);

3) si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, degli apporti di beni o servizi da parte dei soci (COOP DI PRODUZIONE).

(PUBBLICITÀ SPECIALE) Le società coop a mutualità prevalente si iscrivono in un apposito albo, presso il quale depositano annualmente i propri bilanci.

 

art. 2513 c.c.[17]     criteri per la definizione della prevalenza

gli amministratori e i sindaci documentano la condizione di prevalenza di cui al precedente articolo nella nota integrativa al bilancio, evidenziando contabilmente i seguenti parametri:

  1. a) i ricavi dalle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci sono superiori al cinquanta per cento del totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni ai sensi dell’articolo 2425, primo comma, punto A1;
  2. b) il costo del lavoro dei soci è superiore al cinquanta per cento del totale del costo del lavoro di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B9;
  3. c) il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per beni conferiti dai soci è rispettivamente superiore al cinquanta per cento del totale dei costi dei servizi di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B7, ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o conferite, di cui all’articolo 2425, primo comma, punto B6.

Quando si realizzano contestualmente più tipi di scambio mutualistico, la condizione di prevalenza è documentata facendo riferimento alla media ponderata delle percentuali delle lettere precedenti.

Nelle cooperative agricole la condizione di prevalenza sussiste quando la quantità o il valore dei prodotti conferiti dai soci è superiore al cinquanta per cento della quantità o del valore totale dei prodotti

 

In sostanza, la prevalenza ricorre quando i rapporti di scambio con i soci superano il 50 % del totale dei rapporti intrattenuti nell’anno della società.

Il criterio della prevalenza viene determinato avendo riguardo al valore economico di tali scambi e non al numero complessivo dei rapporti intercorsi tra socio e cooperativa. Con la conseguenza che una coop pur operando prevalentemente con i propri soci sotto il profilo della quantità dei rapporti posti in essere e delle operazioni compiute, potrebbe non essere considerata società coop a mutualità prevalente se il valore economico di tali operazioni fosse inferiore al 50% del valore delle operazioni complessivamente svolte dalla società.

Il Ministero delle Attività produttive ha stabilito con il D.M. 30.12.2005 i regimi derogatori ai criteri per la definizione della prevalenza dello scopo mutualistico delle società cooperative di cui all’art. 2513 c.c.

Tali regimi derogatori riguardano, in particolare, le cooperative di lavoro, quelle per la distribuzione di energia, quelle agricole di allevamento e conduzione, quelle per il commercio equo e solidale, quelle giornalistiche, quelle di consumo operanti in territori montani, quelle di editori che gestiscono agenzie giornalistiche, gli enti di formazione e le società finanziarie costituiti sotto forma di cooperative.

Al fine di poter dimostrare il possesso dei requisiti dell’art. 2513 c.c., l’art. 10, co. 4, L. 23.7.2009, n. 99 dispone per le società cooperative l’obbligo di comunicare annualmente “le notizie di bilancio all’amministrazione presso la quale è tenuto l’albo delle società cooperative con gli strumenti informatici di cui all’art. 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del codice civile”, quest’ultimo come novellato dall’art. 10, co. 6, L. 23.7.2009, n. 99.

art.  2514[18] c.c.    requisiti delle cooperative a mutualità prevalente

le cooperative a mutualità prevalente devono prevedere nei propri statuti:

  1. a) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;
  2. b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;
  3. c) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;
  4. d) l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Le cooperative deliberano l’introduzione e la soppressione delle clausole di cui al comma precedente con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria.

 

art. 2515. c.c.    denominazione sociale

la denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazione di società cooperativa.

L’indica.ne di coop. non può essere usata da soc.tà che non hanno scopo mutu.ico.

Le soc.à coop.ve a mutu.tà prev.te devono indicare negli atti e nella corris.denza il nu.ro di iscrizione presso l’albo delle coop.ve a mutualità prevalente e non necessariamente devono indicare nella loro denominazione la caratteristica della mutualità prevalente  non essendo espressamente previsto.

 

 

art.  2545 octies [19] c.c.   perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente

la cooperativa perde la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente quando, per due esercizi consecutivi, non rispetti la condizione di prevalenza, di cui all’articolo 2513, ovvero quando modifichi le previsioni statutarie di cui all’articolo 2514.

In questo caso, sentito il parere del revisore esterno, ove presente, gli amministratori devono redigere un apposito bilancio, da notificarsi entro sessanta giorni dalla approvazione al Ministero delle attività produttive, al fine di determinare il valore effettivo dell’attivo patrimoniale da imputare alle riserve indivisibili. Il bilancio deve essere verificato senza rilievi da una società di revisione[20].

Qualora la cooperativa abbia perso la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente per il mancato rispetto della condizione di prevalenza di cui all’articolo 2513, l’obbligo di cui al secondo comma si applica soltanto nel caso in cui la cooperativa medesima modifichi le previsioni statutarie di cui all’articolo 2514 o abbia emesso strumenti finanziari [21].

In tutti i casi di perdita della citata qualifica, la cooperativa è tenuta a segnalare espressamente tale condizione attraverso gli strumenti di comunicazione informatica previsti dall’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del presente codice [22].

Lo stesso obbligo sussiste per la cooperativa nel caso in cui le risultanze contabili relative al primo anno successivo alla perdita della detta qualifica evidenzino il rientro nei parametri della mutualità prevalente[23].

In seguito alle predette segnalazioni, l’amministrazione presso la quale è tenuto l’albo delle società cooperative provvede alla variazione della sezione di iscrizione all’albo medesimo senza alcun ulteriore onere istruttorio[24].

L’omessa o ritardata comunicazione della perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente è segnalata all’amministrazione finanziaria e comporta l’applicazione della sanzione amministrativa della sospensione semestrale di ogni attività dell’ente, intesa come divieto di assumere nuove eventuali obbligazioni contrattuali. (1) (3)

 

 

art. 2516. c.c. [25]   rapporti con i soci

nella costituzione e nell’esecuzione dei rapporti mutualistici deve essere rispettato il principio di parità di trattamento.

 

Il previgente art. 2516 c.c. è confermato dal nuovo art. 2519 c.c.[26] che, tuttavia, in presenza di certi presupposti, consente l’applicazione alle cooperative della disciplina della s.r.l. in luogo di quella della s.p.a..

Cosa s’intende per principio di parità di trattamento ?

Per la Cassazione[27], nell’ordinamento delle società cooperative – attesa l’accentuata rilevanza dell’elemento personale che ad esse è propria e stante l’operatività della regola di buona fede nell’esecuzione di ogni rapporto contrattuale (ivi compresi quelli societari) – è da ritenersi vigente (già prima dell’espressa previsione nel testo dell’art. 2516 c.c., novellato dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) un generale principio di parità di trattamento dei soci da parte della società, il quale – da intendersi in senso relativo, e cioè come parità di trattamento dei soci che si trovino, rispetto alla società, in eguale posizione – attiene al modo in cui la società, e per essa i suoi amministratori e rappresentanti, è tenuta a comportarsi, definendo una regola di comportamento per gli organi sociale, la cui violazione, ove in fatto accertata, ben può esporre gli amministratori a responsabilità, ai sensi dell’art. 2395 c.c., applicabile alle cooperative in virtù dell’art. 2516 (ora art. 2519) c.c. (Enunciando il principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito, la quale, in sede di giudizio di rinvio, aveva affermato la responsabilità degli amministratori di una cooperativa edilizia, per il fatto che essi, a fronte della situazione debitoria di alcuni soci, non avevano attivato contro di essi alcuna iniziativa recuperatoria del credito sociale, ma avevano invece sopperito al fabbisogno finanziario dell’ente accendendo ipoteche su beni destinati ad altri soci, i quali avevano già assolto ogni obbligo di pagamento).

 

Sulla normativa applicabile si riportano sentenze di Cassazione e di merito.

Per recente Cassazione[28], la disposizione dell’articolo 2345 c.c., diretta a vietare i conferimenti in denaro nelle società per azioni, risultasse incompatibile ex articolo 2516 c.c. con la disciplina delle cooperative – al quale si intende qui dare continuità, secondo cui non può di regola essere demandato nè all’assemblea nè tantomeno agli organi della cooperativa il potere di imporre al socio versamenti in denaro ulteriori rispetto all’iniziale conferimento, salvo che tale potere non sia stabilito da una clausola statutaria per i fini dell’espletamento dell’attività della cooperativa e per il perseguimento dello scopo sociale[29].

Ancora, una deliberazione assembleare di società (nel caso, cooperativa), presa a maggioranza assoluta, anzichè alla unanimità come previsto dall’articolo 2315 c.c., u.p. (applicabile anche alle cooperative), essendo tale norma dichiaratamente derogabile, non può ritenersi del tutto inesistente, quasi fosse proveniente da un organo completamente sfornito di ogni potere deliberante: trattasi invece di deliberazione non conforme a legge e, come tale, soggetta alla disciplina speciale contenuta nell’articolo 2377 c.c.: per questa disposizione, le deliberazioni invalide, eccettuate quelle nulle per impossibilità o illiceità dell’oggetto (articolo 2379 c.c.) non sono soggette alle norme generali sulla nullità del contratto (articoli 1421, 1422 e 1423 c.c.), ma devono essere impugnate, a pena di decadenza, entro il termine di tre mesi dalla loro data o dalla loro iscrizione nel registro delle imprese. Trattasi dunque di invalidità della Delib., che non può essere rilevata d’ufficio, ma deve essere fatta valere dalla parte entro il detto breve termine di decadenza[30].

In seguito è stato parimenti ribadito che ai sensi dell’articolo 2345 c.c., comma 3, dettato per le societa per azioni, ma applicabile anche alle societa cooperative, in forza dell’espresso rinvio di cui all’articolo 2516 c.c., il principio dell’immodificabilità, senza il consenso di tutti i soci, delle prestazioni accessorie a carico dei soci medesimi, è derogabile dall’atto costitutivo. Da ciò consegue che la deliberazione della assemblea di una societa cooperativa, con cui la maggioranza imponga ai soci nuove prestazioni accessorie, ovvero modifichi quelle previste dall’atto costitutivo non è di per sè nulla per impossibilita dell’oggetto, nè inesistente per provenienza da un organo sfornito di potere, ma è soltanto impugnabile, se contraria alla legge od all’atto costitutivo, nei modi e nei termini previsti dall’articolo 2377 c.c.[31].

Per altra recente Cassazione[32] in tema di società cooperativa edilizia, in caso di pretermissione del socio prenotatario e di assunzione dell’obbligo di cessione di un alloggio a terzi, l’estraneità del cessionario alla compagine sociale e l’elusione dei diritti insorti in favore del socio per effetto dell’operazione mutualistica e del contratto di “prenotazione”, determina la radicale nullità della delibera di alienazione del bene a terzi, per illiceità dell’oggetto ai sensi dell’art. 2379 c.c., reso applicabile dall’art. 2516 c.c., potendo conseguirne, altresì, la nullità derivata del contratto preliminare stipulato con il terzo estraneo.

Secondo la Corte Partenopea[33] in tema di scioglimento di società (nel caso di specie cooperativa edilizia), l’art. 2456 c.c. trova applicazione anche per le società cooperative in virtù del rinvio contenuto nell’art. 2516 c.c. cosicché l’atto formale di cancellazione della società non ne determina l’estinzione laddove non siano ancora esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società stessa e da questa intrattenuti con i terzi bensì ne residua una responsabilità dei soci limitata a quanto da ciascuno di essi ricevuto in sede di liquidazione.

Ancora, secondo la S.C.[34] in forza del rinvio operato (nel sistema previgente al d.lgs. n. 5 del 2003) dall’art. 2516 c.c. alle norme dettate per la liquidazione delle società per azioni, trova applicazione anche per le società cooperative l’art. 2449 c.c., che sancisce il divieto di nuove operazioni quando si sia verificata una causa di scioglimento e afferma la responsabilità illimitata e solidale degli amministratori per gli affari intrapresi in violazione di tale divieto. La norma si applica, altresì, alla gestione del commissario governativo, che, prevista quale mezzo di rapido intervento in caso di irregolarità di funzionamento, non si sottrae ai limiti dell’attività dell’impresa costituita in forma societaria nei confronti dei terzi e alla disciplina generale dell’insolvenza.

 

art. 2517 [35] c.c.     enti mutualistici

le disposizioni del presente titolo non si applicano agli enti mutualistici diversi dalle società.

 

art. 2520[36] c.c.     leggi speciali

le cooperative regolate dalle leggi speciali sono soggette alle disposizioni del presente titolo, in quanto compatibili.

La legge può prevedere la costituzione di cooperative destinate a procurare beni o servizi a soggetti appartenenti a particolari categorie anche di non soci.

[…segue pagina successiva]

Pubblicato da | 2018-04-11T19:02:33+00:00 5 ottobre 2017|Articoli e saggi, Diritto Civile e Procedura Civile, Societario|0 Commenti

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