Cassazione civile 2017

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 7 giugno 2017, n. 14175

Il collegamento economico-funzionale tra imprese gestite da uno stesso gruppo non basta ad estendere gli obblighi di lavoro.

Suprema Corte di Cassazione

sezione lavoro

sentenza 7 giugno 2017, n. 14175

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente

Dott. CURCIO Laura – Consigliere

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22186/2014 proposto da:

(OMISSIS) S.R.L. P.I. (OMISSIS), gia’ (OMISSIS) S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, (OMISSIS) S.R.L. P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

(OMISSIS) C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L., FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L., FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L., (OMISSIS) GMBH;

– intimati –

avverso la sentenza n. 90/2014 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, depositata il 09/06/2014 R.G.N. 197/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 24/01/2017 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PAOLA MASTROBERARDINO che ha concluso: non si oppone al rinvio – inammissibilita’ del ricorso.

udito l’Avvocato (OMISSIS).

FATTI DI CAUSA

Con sentenza 9 giugno 2014, la Corte d’appello di Trieste rigettava l’appello proposto da (OMISSIS) s.r.l., (OMISSIS) s.r.l. e dal Fallimento (OMISSIS) s.r.l. avverso la sentenza di primo grado, che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento intimato nel gennaio 2008 dalla datrice (OMISSIS) s.r.l. a (OMISSIS) (il quale, assumendo di avere lavorato alle dipendenze dell’intero gruppo di imprese controllato dalla famiglia di (OMISSIS), aveva convenuto in giudizio oltre alla predetta anche le altre societa’ del gruppo: (OMISSIS) s.r.l., nonche’ (OMISSIS) s.r.l., (OMISSIS) s.r.l., poi fallite in corso di giudizio d’appello, cosi’ come (OMISSIS) s.r.l.) e che aveva condannato quest’ultima societa’ a reintegrarlo nel posto di lavoro e tutte le societa’ convenute in solido al pagamento delle somme richieste a titolo risarcitorio.

Preliminarmente escluso il vizio di ultrapetizione dedotto dal Fallimento (OMISSIS) s.r.l. con il suo appello incidentale, la Corte territoriale riteneva la sussistenza di un unico gruppo di imprese promiscuamente utilizzanti la prestazione lavorativa di (OMISSIS), sulla base dell’amministrazione e della detenzione delle quote delle societa’ dai membri della famiglia (OMISSIS) (il padre (OMISSIS) e i figli (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS)), della comunanza di sede e unita’ operativa e delle dichiarazioni dei testi direttamente assunti.

Con atto notificato il 12 settembre 2014, (OMISSIS) s.r.l. e (OMISSIS) s.r.l. ricorrono per cassazione con tre motivi, cui resiste (OMISSIS) con controricorso; sono rimasti intimati (OMISSIS) s.r.l. e i Fallimenti (OMISSIS) s.r.l., (OMISSIS) s.r.l. e (OMISSIS) s.r.l..

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, le ricorrenti deducono violazione dell’articolo 112 c.p.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per vizio di ultrapetizione della sentenza impugnata, in quanto pronunciante su domanda di reintegrazione nel posto di lavoro, rinunciata da (OMISSIS) nel giudizio di primo grado, come si evince dalle conclusioni definitivamente rassegnate nelle note conclusive dell’11 marzo 2010, riportate anche nell’epigrafe della sentenza del Tribunale, integralmente trascritte.

2. Con il secondo, le ricorrenti deducono violazione degli articoli 2082, 2086 e 2094 c.c., in riferimento agli articoli 115 e 116 c.p.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per inesistenza di un rapporto di lavoro indifferentemente prestato da (OMISSIS) in favore delle societa’ erroneamente ritenute partecipare al gruppo di imprese ricondotto alla famiglia (OMISSIS): in difetto dei requisiti di unicita’ della struttura organizzativa e produttiva, dell’integrazione tra le attivita’ esercitate dalle varie imprese del gruppo e del loro comune interesse, del coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario individuante un unico soggetto direttivo, della contemporanea utilizzazione della prestazione lavorativa dalle varie societa’ indifferenziatamente e contemporaneamente svolta in loro favore; ne’ avendo i testi assunti riferito di una tale prestazione lavorativa resa dal predetto.

3. Con il terzo, le ricorrenti deducono omesso esame di fatto controverso, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quale l’utilizzazione dell’attivita’ svolta da (OMISSIS) in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore delle predette, ritenuta sulla base di certificati camerali e di testimonianze generiche.

4. In via preliminare, deve essere disattesa l’istanza di rinvio, per il documentato decesso (in base al certificato di morte del Comune di Pordenone del 4 agosto 2016, attestante l’evento in data 26 luglio 2016) dell’unico difensore di parti ricorrenti, tenuto conto dell’arco di tempo ragionevole per provvedere alla nomina di un nuovo difensore (Cass. 20 settembre 2013, n. 21608; Cass. 26 febbraio 2015, n. 3898).

5. Il primo motivo, relativo a violazione dell’articolo 112 c.p.c., per vizio di ultrapetizione della sentenza su domanda di reintegrazione nel posto di lavoro rinunciata, e’ infondato.

5.1. Ed infatti, l’interpretazione della domanda spetta al giudice del merito, la cui statuizione, ancorche’ erronea, non puo’ essere direttamente censurata per ultrapetizione.

Posto che, avendo il giudice svolto una motivazione sul punto, dimostrando come una questione debba ritenersi ricompresa tra quelle da decidere, il difetto di ultrapetizione non e’ logicamente verificabile prima di avere accertato la erroneita’ di quella motivazione: sicche’, in tal caso, il dedotto errore non si configura come error in procedendo, ma attiene al momento logico dell’accertamento in concreto della volonta’ della parte (Cass. 27 gennaio 2016, n. 1545; Cass. 31 luglio 2006, n. 17451).

5.2. Il motivo, non cogliendo nel segno, risulta generico per omessa confutazione del ragionamento argomentativo, in base al quale la Corte, espressamente esaminando la doglianza di vizio di ultrapetizione, la ha motivatamente esclusa, per la ritenuta sussistenza della domanda di condanna reintegratoria nel posto di lavoro, in esito ad interpretazione delle conclusioni rassegnate dal lavoratore (per le ragioni esposte a pg. 8 della sentenza).

6. Il secondo motivo (violazione degli articoli 2082, 2086 e 2094 c.c., in riferimento agli articoli 115 e 116 c.p.c., per inesistenza di un rapporto di lavoro indifferentemente prestato da (OMISSIS) in favore delle societa’ partecipi del gruppo di imprese della famiglia (OMISSIS)) puo’ essere esaminato, per ragioni di stretta connessione, con il terzo (omesso esame di fatto controverso quale l’utilizzazione dell’attivita’ svolta da (OMISSIS) in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore delle societa’ del ritenuto “gruppo (OMISSIS)”).

Anch’essi sono infondati.

6.1. La Corte territoriale ha fatto una corretta applicazione dei principi di diritto in materia (in particolare richiamati a pg. 12 della sentenza), secondo cui il collegamento economico-funzionale tra imprese gestite da societa’ del medesimo gruppo non e’ di per se’ solo sufficiente a far ritenere che gli obblighi inerenti ad un rapporto di lavoro subordinato, formalmente intercorso fra un lavoratore ed una di esse, si debbano estendere anche all’altra, a meno che non sussista una situazione che consenta di ravvisare – anche all’eventuale fine della valutazione di sussistenza del requisito numerico per l’applicabilita’ della cosiddetta tutela reale del lavoratore licenziato – un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro. Tale situazione ricorre ogni volta che vi sia una simulazione o una preordinazione in frode alla legge del frazionamento di un’unica attivita’ fra i vari soggetti del collegamento economico – funzionale e cio’ venga accertato in modo adeguato, attraverso l’esame delle attivita’ di ciascuna delle imprese gestite formalmente da quei soggetti, che deve rivelare l’esistenza dei seguenti requisiti: a) unicita’ della struttura organizzativa e produttiva; b) integrazione tra le attivita’ esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune; c) coordinamento tecnico e amministrativo – finanziario tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attivita’ delle singole imprese verso uno scopo comune; d) utilizzazione contemporanea della prestazione lavorativa da parte delle varie societa’ titolari delle distinte imprese, nel senso che la stessa sia svolta in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore dei vari imprenditori. E si tratta di una valutazione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimita’ solo per vizi di motivazione (Cass. 20 dicembre 2016, n. 26346; Cass. 11 novembre 2014, n. 23995; Cass. 16 gennaio 2014, n. 798; Cass. 12 febbraio 2013, n. 3482; Cass. 7 settembre 2007, n. 18843; Cass. 15 maggio 2006, n. 11107). 6.2. Ebbene, nel caso di specie, la Corte territoriale ha compiuto un tale accertamento, anche in riferimento al requisito (denunciato come insussistente, sotto il profilo della violazione di legge o come omesso di esaminare come fatto storico, sotto il profilo del vizio motivo) dell’utilizzazione dell’attivita’ lavorativa di (OMISSIS) indifferenziatamente e contemporaneamente da tutte le societa’ del c.d. “gruppo (OMISSIS)” (secondo l’illustrazione in particolare a pgg. da 8 a 10 del ricorso).

Cio’ risulta dall’accertamento in fatto, sia pure con motivazione succinta di ricorrenza di tutti i requisiti enumerati sub a), b), c), d) al precedente punto 6.1. (al diciottesimo e diciannovesimo alinea di pg. 12 della sentenza impugnata), quindi compreso quello in questione, in esito a positiva valutazione delle prove orali esperite (secondo lo scrutinio operato dal penultimo alinea di pg. 10 al primo periodo di pg. 12 della sentenza).

7. Dalle superiori argomentazioni discende allora coerente il rigetto del ricorso e la condanna alle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna le societa’ ricorrenti alla rifusione, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e 5.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali in misura del 15 % e accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

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