Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 1 febbraio 2016, n. 4077. La mancata traduzione all’udienza camerale d’appello, perché non disposta o perché non eseguita, dell’imputato detenuto, eventualmente “fuori distretto”, che abbia tempestivamente manifestato in qualsiasi modo la volontà di comparire, determina la nullità assoluta ed insanabile del giudizio camerale e della relativa sentenza

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Cassazione 4

Suprema Corte di Cassazione

sezione III

sentenza 1 febbraio 2016, n. 4077

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRILLO Renato – Presidente

Dott. DI NICOLA Vito – Consigliere

Dott. ANDREAZZA Gastone – Consigliere

Dott. SCARCELLA Alessio – Consigliere

Dott. MENGONI Enrico – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza pronunciata dalla Corte di appello di Napoli in data 17/2/2014;

visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;

sentita la relazione svolta dal consigliere MENGONI Enrico;

sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale MARINELLI Felicetta, che ha chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio;

sentite le conclusioni del difensore del ricorrente, Avv. (OMISSIS), che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 17/2/2014, la Corte di appello di Napoli confermava la pronuncia emessa il 23/5/2012 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, con la quale (OMISSIS) era stato giudicato colpevole del delitto di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, articolo 73, e condannato – con giudizio abbreviato – alla pena di quattro anni, due mesi di reclusione e 22 mila euro di multa; allo stesso era contestato di aver detenuto, a fine di vendita, quantitativi di sostanza stupefacente del tipo marijuana (111,87 grammi) e cocaina (43,6 grammi).

2. Propone ricorso per cassazione il (OMISSIS), a mezzo del proprio difensore, deducendo tre motivi:

– violazione dell’articolo 178 codice procedura penale, lettera c) e articolo 179 codice procedura penale, nullita’ della sentenza. Il Collegio di appello avrebbe pronunciato sentenza, all’udienza del 17/2/2014, in assenza del ricorrente, detenuto in carcere a Salerno, sebbene questi avesse chiesto tempestivamente di esser tradotto per quella data e la Corte avesse disposto in conformita’ con ordine dell’11/2/2014; ne deriverebbe, pertanto, la nullita’ della sentenza, a nulla rilevando che il luogo di detenzione rientrasse in un diverso distretto di Corte di appello;

– difetto motivazionale quanto al mancato riconoscimento della fattispecie di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, comma 5. La sentenza avrebbe negato tale ipotesi lieve pur in presenza di tutti i presupposti atti a giustificarla: in particolare, la modesta quantita’ delle sostanze rinvenute e le modalita’ stesse della condotta, non eccedenti la mera custodia dello stupefacente e mai concretatesi in atti di cessione;

– difetto motivazionale quanto al mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’articolo 62 codice penale, n. 4. La Corte avrebbe negato tale attenuante senza considerare che il modestissimo quantitativo di stupefacente rinvenuto avrebbe potuto fruttare un vantaggio economico di scarsa consistenza; la diversa affermazione contenuta in sentenza sarebbe frutto di mera presunzione, come tale da censurare.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso e’ fondato; al riguardo, il primo motivo risulta assorbente.

La documentazione allegata al gravame attesta che il 29/1/2014 il (OMISSIS) – detenuto presso la casa circondariale di Salerno – aveva formulato alla Corte di appello istanza di traduzione per l’udienza del 17/2/2014, manifestando la volonta’ di parteciparvi; con decreto dell’11/2/2014, il Presidente della sesta Sezione penale della Corte aveva disposto in conformita’ (“V., si traduca il detenuto per l’udienza del 17/2/2014”). Ciononostante, l’imputato non era stato tradotto per quella data, allorquando il Collegio aveva comunque deliberato la sentenza qui impugnata.

Orbene, come affermato dal Supremo Collegio di questa Corte, la mancata traduzione all’udienza camerale d’appello, perche’ non disposta o non eseguita, dell’imputato che abbia tempestivamente manifestato in qualsiasi modo la volonta’ di comparire e che si trovi detenuto o soggetto a misure limitative della liberta’ personale, anche al di fuori dalla circoscrizione del Giudice procedente, determina la nullita’ assoluta e insanabile del giudizio camerale e della relativa sentenza (Sez. U, n. 35399 del 24/6/2010, F., Rv. 247836, alla quale integralmente si rinvia; Sez. 4, n. 51517 del 21/6/2013, Bagno, Rv. 257876). In particolare, le Sezioni unite hanno affermato che “questa conclusione si basa, innanzitutto, su una piu’ rigorosa interpretazione letterale e sistematica della disposizione, specifica per il giudizio camerale in grado di appello, di cui all’articolo 599 codice procedura penale, comma 2, – secondo cui “l’udienza e’ rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell’imputato che ha manifestato la volonta’ di comparire” -, disposizione che non ripete l’inciso “e che non sia detenuto o internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice”, contenuto nell’articolo 127 codice procedura penale, comma 4, e che, in quanto norma speciale, deroga alla norma generale di cui all’articolo 127 ed e’ quindi sulla stessa prevalente (Sez. 1, 23/6/2006, n. 26276, Serena, Rv. 234419; Sez. 5, 6/6/2002, Rv. 28867, Rosmini, m. 223100; Sez. 2, 7/12/2001, n. 209/02, Liuzzo, Rv. 220444; Sez. 6, 9/3/1998, n. 6384, Ohaeme, Rv. 210906). Questa interpretazione, inoltre, proprio perche’ garantisce maggiormente la partecipazione al giudizio di merito dell’imputato appellante, che abbia manifestato una volonta’ in tal senso, e’ piu’ conforme ai principi del giusto processo e del contraddittorio, sanciti dall’articolo 111 Cost., il quale riconosce la piena espansione del diritto di autodifesa e l’esercizio di facolta’, che solo la presenza dell’imputato nel processo e’ in grado di assicurare. La detta interpretazione trova anche conferma sia nelle norme e principi posti dall’articolo 6, comma 3, lettera c), d), e), della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, i quali, nel prevedere il diritto di ogni accusato di difendersi personalmente, di esaminare o far esaminare i testimoni e di farsi assistere gratuitamente da un interprete, implicano necessariamente la presenza dell’imputato; sia nell’articolo 14, comma 3, lettera d), e), f), del Patto internazionale sui diritti civili e politici, adottato a Nuova York il 16 dicembre 1966, e reso esecutivo in Italia con Legge 25 ottobre 1977, n. 881, che riconosce esplicitamente il diritto di ogni individuo accusato di un reato di essere presente al processo, oltre che di difendersi personalmente o mediante un difensore di sua scelta, di interrogare e fare interrogare testimoni, di farsi assistere gratuitamente da un interprete”.

La sentenza, pertanto, deve essere annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli.

P.Q.M.

Annulla con rinvio la sentenza impugnata alla Corte di appello di Napoli, altra Sezione.