Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 29 gennaio 2016, n. 1756. Attesa la natura mista, tanto risarcitoria quanto retributiva, propria dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute, ai fini della verifica della prescrizione, è necessario che il diritto che l’indennità in esame tende a soddisfare possa essere esercitato in maniera ampia, per cui non può che considerarsi prevalente a tale scopo, la natura risarcitoria della stessa, per la quale è prevista la durata ordinaria decennale della prescrizione

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Corte di Cassazione bis

Suprema Corte di Cassazione

sezione lavoro

sentenza 29 gennaio 2016, n. 1756

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere

Dott. GHINOY Paola – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9258/2011 proposto da:

(OMISSIS) S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS), giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 388/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 06/04/2010 R.G.N. 1009/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15/10/2015 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;

udito l’Avvocato (OMISSIS);

udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega verbale (OMISSIS);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Firenze ha rigettato l’impugnazione della societa’ (OMISSIS) s.p.a. avverso la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Firenze che l’aveva condannata a pagare a (OMISSIS), il cui rapporto di lavoro era cessato, l’importo di euro 6000,00 a titolo di indennita’ sostitutiva di ferie e riposi non goduti nel corso degli anni precedenti. La Corte di merito ha escluso che il credito in esame, riconducibile a ferie e riposi non goduti anteriori al 2000, si fosse prescritto, trattandosi di indennita’ avente natura risarcitoria, come tale soggetta al regime della prescrizione ordinaria. Inoltre, secondo la Corte era sufficiente a fondare il diritto dell’appellato il fatto dell’inadempimento dell’azienda radiotelevisiva che non aveva assicurato, attraverso una corretta programmazione del lavoro ed un efficace dimensionamento degli organici, la fruizione dell’irrinunciabile diritto alle ferie.

Per la cassazione della sentenza propone ricorso la (OMISSIS) s.p.a. con due motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’articolo 378 codice procedura civile.

Resiste con controricorso il (OMISSIS).

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli articoli 2109, 2946, 2948 e 1218 codice civile, assumendo che, contrariamente a quanto affermato dai giudici di merito, nella fattispecie trovava applicazione la prescrizione quinquennale, stante la natura retributiva dell’indennita’ sostitutiva delle ferie, per cui il diritto alla corresponsione di tale trattamento economico vantato dal (OMISSIS) era ampiamente assorbito dall’eccepita prescrizione.

Il motivo e’ infondato.

Invero, l’orientamento di questa Corte, che si intende qui confermare, e’ quello per il quale si e’ in presenza di una indennita’ avente una duplice natura, vale a dire sia risarcitoria che retributiva.

Si e’, infatti, statuito (Cass. Sez. Lav., n. 20836 dell’11/9/2013) che “l’indennita’ sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilita’ di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali), ma anche retributivo, in quanto e’ connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell’attivita’ lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per se’ retribuito avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali.

Ne consegue l’inclusione dell’indennita’ nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto.” (Sulla natura mista dell’indennita’ sostitutiva delle ferie v. in senso conforme v. Cass. Sez. Lav. n. 19303 del 25/9/2004 e n. 11462 del 9/7/2012). In effetti, il carattere risarcitorio dell’indennita’ sostitutiva delle ferie non godute discende dalla considerazione che la stessa e’ idonea a compensare il danno costituito dalla perdita di un bene (il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la possibilita’ di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali, l’opportunita’ di svolgere attivita’ ricreative e simili) al cui soddisfacimento l’istituto delle ferie e’ preordinato, mentre il carattere retributivo deriva dal fatto che la stessa indennita’ rappresenta il corrispettivo dell’attivita’ lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per se’ retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato perche’ destinato al godimento delle ferie annuali.

Tanto premesso, non puo’ non evidenziarsi che ai fini della verifica della prescrizione e’ necessario che il diritto che l’indennita’ in esame tende a soddisfare possa essere esercitato in maniera ampia, per cui non puo’ che considerarsi prevalente, a tale scopo, la natura risarcitoria della stessa, per la quale e’ prevista la durata ordinaria decennale della prescrizione. Diversamente, si perverrebbe alla conclusione che la tutela del bene della vita alla quale l’indennita’ sostitutiva delle ferie e’ principalmente finalizzata, cioe’ quello del ristoro delle energie psico-fisiche, subirebbe in sede di esercizio dell’azione risarcitoria finalizzata al suo riequilibrio una inevitabile limitazione riconducibile all’applicazione della prescrizione quinquennale degli emolumenti di carattere retributivo. Invece, quest’ultima funzione, anch’essa assolta dall’indennita’ in esame, assume importanza allorquando debba valutarsene l’incidenza sul trattamento di fine rapporto o su ogni altro aspetto di natura esclusivamente retributiva, come ad esempio il calcolo degli accessori di legge o sul trattamento contributivo.

2. Col secondo motivo la ricorrente denunzia la violazione degli articoli 2697, 1218 e 1207 codice civile, e dell’accordo collettivo (OMISSIS) – USUGRAI del 18 luglio 1995, nonche’ il vizio di motivazione di cui all’articolo 360 codice procedura civile, n. 5.

Sostiene la difesa della ricorrente che, anche a voler ritenere valida la tesi della natura risarcitoria dell’indennita’ sostitutiva delle ferie, i giudici di merito non avrebbero potuto accogliere la domanda in mancanza di prova di un colpevole inadempimento della datrice di lavoro che aveva rispettato il predetto accordo collettivo in materia di ferie e turni di riposo, per cui non le si poteva addebitare il fatto che al momento del pensionamento il (OMISSIS) non era riuscito a fruire di un numero complessivo di quarantacinque giorni di ferie e riposi. Inoltre, la ricorrente lamenta che la Corte di merito aveva considerato la testimonianza del capo dei cineoperatori della sede (OMISSIS) di Firenze, ma aveva trascurato l’esame della lettera del 18.8.2004 del (OMISSIS), con la quale quest’ultimo si doleva del fatto che gli era stato assegnato un periodo di ferie senza che ne avesse fatto richiesta, oltre che quello della lettera della (OMISSIS) del 24.2.2005, con la quale l’azienda invitava il predetto dipendente a fruire delle ferie arretrate in considerazione della circostanza che cinque mesi dopo sarebbe scattato il suo pensionamento, il tutto a conferma della riottosita’ del dipendente a godere delle ferie nei tempi previsti.

Osserva la Corte che anche tale motivo e’ infondato.

Invero, questa Corte (Cass. Sez. L, n.20836 dell’11/9/2013) ha gia’ avuto modo di affermare che, in base a consolidati e condivisi orientamenti di legittimita’, il diritto alle ferie nel nostro ordinamento gode di una tutela rigorosa, di rilievo costituzionale, visto che l’articolo 36 Cost., comma 3, prevede testualmente che “il lavoratore ha diritto al riposto settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo’ rinunziarvi”.

All’interno della piu’ ampia categoria dei riposi lavorativi (pause intermedie, riposo giornaliero, settimanale ed annuale) quello feriale riveste una piu’ accentuata dimensione personalistica ed esistenziale in quanto rivolto – piu’ delle altre tipologie di riposo – non solo al recupero delle energie psicofisiche spese dal lavoratore per l’esecuzione della prestazione, ma anche a consentire alla persona di poter coltivare interessi morali e materiali, personali e sociali di natura extralavorativa, fruendo di un periodo tempo libero retribuito.

Le ferie rappresentano, percio’, un diritto che va correlato alla persona del lavoratore e vanno riguardate piu’ in funzione della qualita’ della vita che del rispetto di equilibri contrattuali. La duplicita’ delle funzioni rivestite dal periodo feriale e’ stata riaffermata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 543/1990 secondo la quale: “Non vi e’ dubbio che la disposizione contenuta nell’articolo 36 Cost., comma 3 garantisce la soddisfazione di primarie esigenze del lavoratore, dalla reintegrazione delle sue energie psico-fisiche allo svolgimento di attivita’ ricreative e culturali, che una societa’ evoluta apprezza come meritevoli di considerazione”. In base all’articolo 2109 codice civile, comma 2, l’esatta determinazione del periodo feriale, presupponendo una valutazione comparativa di diverse esigenze, spetta unicamente all’imprenditore quale estrinsecazione del generale potere organizzativo e direttivo dell’impresa; al lavoratore compete soltanto la mera facolta’ di indicare il periodo entro il quale intende fruire del riposo annuale, anche nell’ipotesi in cui un accordo sindacale o una prassi aziendale stabilisca – al solo fine di una corretta distribuzione dei periodi feriali – i tempi e le modalita’ di godimento delle ferie tra il personale di una determinata azienda. Peraltro, allorche’ il lavoratore non goda delle ferie nel periodo stabilito dal turno aziendale e non chieda di goderne in altro periodo dell’anno non puo’ desumersi alcuna rinuncia – che, comunque, sarebbe nulla per contrasto con norme imperative (art. 36 Cost., e articolo 2109 c.c.) – e quindi il datore di lavoro e’ tenuto a corrispondergli la relativa indennita’ sostitutiva delle ferie non godute (cfr. Cass. 12 giugno 2001, n. 7951; id. 18 giugno 1988, n. 4198; 2 ottobre 1998, n. 9797). E’ stato anche ritenuto (cosi’ Cass. 9 luglio 2012, n. 11462), propendendosi per la natura mista dell’indennita’ in questione, che, in relazione al carattere irrinunciabile del diritto alle ferie, garantito dall’articolo 36 Cost. – ed ulteriormente sancito dall’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE (v. la sentenza 20 gennaio 2009 nei procedimenti riuniti c-350/06 e c-520/06 della Corte di giustizia dell’Unione Europea) -, ove in concreto le ferie non siano effettivamente fruite, anche senza responsabilita’ del datore di lavoro, spetta al lavoratore l’indennita’ sostitutiva.

Tanto premesso, si rileva che il fatto dedotto dalla ricorrente, secondo la quale il (OMISSIS) fu avvertito cinque mesi prima del suo collocamento a riposo della possibilita’ di recuperare le ferie non godute, non esclude l’accertata inadempienza della datrice di lavoro.

Infatti, con motivazione adeguata ed immune da rilievi di legittimita’, la Corte territoriale ha posto bene in evidenza che dalla testimonianza di (OMISSIS) – responsabile dei tele-cineoperatori della sede (OMISSIS) di (OMISSIS) – era emerso che le ferie maturate e non godute non venivano concesse in tutto o in parte dall’azienda ai richiedenti, e fra essi il (OMISSIS), per ragioni di corretto svolgimento e copertura dei vari servizi. In tal modo, il meccanismo di recupero del monte ferie “arretrato”, di cui all’accordo sindacale, non poteva essere efficacemente attuato per ragioni aziendali che prescindevano dalla volonta’ di fruizione delle ferie e riposi da parte dei diretti interessati e, tra essi, l’appellato. Inoltre, la stessa Corte, ha aggiunto che il (OMISSIS) aveva documentato come negli anni piu’ recenti, in particolare il 2003 ed il 2004, a fronte della richiesta di determinati periodi di ferie (rispettivamente di 31 e 34 giorni), l’appellato se ne era visti autorizzare meno della meta’.

Ne’ l’azienda radiotelevisiva poteva pretendere dal lavoratore il godimento cumulativo delle ferie in prossimita’ del pensionamento, avendo colpevolmente creato i presupposti di tale situazione, come adeguatamente accertato dalla Corte di merito, ed essendo l’istituto delle ferie preordinato al recupero delle energie psico-fisiche nel corso del rapporto di lavoro e non alla fine dello stesso.

Si e’, infatti, affermato (Cass. Sez. Lav. n. 13980 del 24/10/2000) che “in relazione alla funzione di recupero delle energie fisiche e psichiche da parte del lavoratore, le ferie annuali devono essere godute entro l’anno di lavoro e non successivamente; una volta decorso l’anno di competenza, il datore di lavoro non puo’ imporre al lavoratore di godere effettivamente delle ferie ne’ puo’ stabilire il periodo nel quale deve goderle ma e’ tenuto al risarcimento del danno”.

Si e’, altresi’, precisato (Cass. Sez. Lav. n. 19303 del 25/9/2004) che “fermo il carattere irrinunciabile del diritto alle ferie, garantito anche dall’articolo 36 Cost., ove in concreto le ferie non siano effettivamente fruite, anche senza responsabilita’ del datore di lavoro, spetta al lavoratore l’indennita’ sostitutiva che ha, per un verso, carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita di un bene (il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la possibilita’ di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali, l’opportunita’ di svolgere attivita’ ricreative e simili) al cui soddisfacimento l’istituto delle ferie e’ destinato e, per altro verso, costituisce erogazione di indubbia natura retributiva, perche’ non solo e’ connessa al sinallagma caratterizzante il rapporto di lavoro, quale rapporto a prestazioni corrispettive, ma piu’ specificamente rappresenta il corrispettivo dell’attivita’ lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per se’ retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato perche’ destinato al godimento delle ferie annuali, restando indifferente l’eventuale responsabilita’ del datore di lavoro per il mancato godimento delle stesse”.

Quanto alle censure dirette a porre in discussione la valutazione del materiale istruttorio si osserva che questa Corte ha gia’ avuto occasione di ribadire (Cass. Sez. Lav. n. 7394 del 26/3/2010) che “e’ inammissibile il motivo di ricorso per cassazione con il quale la sentenza impugnata venga censurata per vizio di motivazione, ai sensi dell’articolo 360 codice procedura civile, n. 5, qualora esso intenda far valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice al diverso convincimento soggettivo della parte e, in particolare, prospetti un preteso migliore e piu’ appagante coordinamento dei dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all’ambito di discrezionalita’ di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi della disposizione citata. In caso contrario, infatti, tale motivo di ricorso si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito, e percio’ in una richiesta diretta all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed alle finalita’ del giudizio di cassazione”. (in senso conf. v. Cass. sez. lav. n. 6064 del 6.3.2008).

Pertanto, il ricorso va rigettato.

Le spese di lite del presente giudizio seguono la soccombenza della ricorrente e vanno liquidate come da dispositivo.

 

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di euro 2500,00 per compensi professionali e di euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge.