Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 dicembre 2015, n. 24718. Il giudice incardinato presso il tribunale (giudice naturale) ha piena potestas iudicandi anche nei giudizi di opposizione al passivo del fallimento, ancorché svolga parallelamente funzione di giudice delegato. Ne consegue che la norma di cui all’art. 99, c. 10, L. Fall. si traduce soltanto in un obbligo di astensione, la cui violazione comporta un onere di tempestiva ricusazione ex art. 51 n. 4 c.p.c. e la sua violazione non è, pertanto, causa di nullità della sentenza

/, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Diritto Fallimentare, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 dicembre 2015, n. 24718. Il giudice incardinato presso il tribunale (giudice naturale) ha piena potestas iudicandi anche nei giudizi di opposizione al passivo del fallimento, ancorché svolga parallelamente funzione di giudice delegato. Ne consegue che la norma di cui all’art. 99, c. 10, L. Fall. si traduce soltanto in un obbligo di astensione, la cui violazione comporta un onere di tempestiva ricusazione ex art. 51 n. 4 c.p.c. e la sua violazione non è, pertanto, causa di nullità della sentenza

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 4 dicembre 2015, n. 24718. Il giudice incardinato presso il tribunale (giudice naturale) ha piena potestas iudicandi anche nei giudizi di opposizione al passivo del fallimento, ancorché svolga parallelamente funzione di giudice delegato. Ne consegue che la norma di cui all’art. 99, c. 10, L. Fall. si traduce soltanto in un obbligo di astensione, la cui violazione comporta un onere di tempestiva ricusazione ex art. 51 n. 4 c.p.c. e la sua violazione non è, pertanto, causa di nullità della sentenza

cassazione

Suprema Corte di Cassazione

sezione I

sentenza 4 dicembre 2015, n. 24718

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CECCHERINI Aldo – Presidente

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere

Dott. FERRO Massimo – Consigliere

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17958/2009 proposto da:

AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE N (OMISSIS) DI EMPOLI (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore Generale pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS)I, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) S.P.A. IN LIQUIDAZIONE;

– intimato –

avverso il provvedimento n. 2189/2009 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositato il 24/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/10/2015 dal Consigliere Dott. ANTONIO DIDONE;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato (OMISSIS), con delega, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SALVATO Luigi, che ha concluso per il rigetto del primo e secondo motivo, inammissibilita’ del terzo e quarto motivo.

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. – Con il decreto impugnato (depositato in data 24.6.2009 e qualificato sentenza) il Tribunale di Firenze ha rigettato le opposizioni allo stato passivo del fallimento della s.p.a. ” (OMISSIS)” proposte (separatamente ma in seguito riunite) dalla AUSL n. (OMISSIS) di Empoli, la quale lamentava l’esclusione di propri crediti relativi a contratti di appalto stipulati con la fallita.

Contro il provvedimento del tribunale la AUSL opponente ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Non ha svolto difese il curatore del fallimento intimato.

Nel termine di cui all’articolo 378 c.p.c., parte ricorrente ha depositato memoria.

2.1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia nullita’ della sentenza ex articolo 157 c.p.c., per violazione della L.F., articolo 99, nella composizione del collegio giudicante, del quale faceva parte il giudice delegato dello stesso fallimento.

Invoca la pronuncia delle Sezioni unite di questa Corte 17/3/2004 n. 5414.

Il motivo e’ infondato.

E’ vero, infatti, che secondo Sez. 6-1, Ordinanza n. 5426 del 04/04/2012 “il decreto che decide sull’opposizione avverso il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e’ nullo, ai sensi della L.F., articolo 99, comma 10 e articolo 158 c.p.c., per vizio di costituzione del giudice, se emesso da collegio del quale fa parte il giudice delegato autore del decreto impugnato” e che tale principio e’ stato ribadito da Sez. L, Sentenza n. 4677 del 09/03/2015.

Sennonche’, mentre tale ultima pronuncia si e’ limitata a richiamare il precedente della Sesta sezione, piu’ di recente proprio quest’ultima (Sez. 6-1, n. 2317/2015) e’ tornata sull’argomento ribadendo la consolidata giurisprudenza di questa Corte secondo la quale l’incompatibilita’ del giudice non comporta nullita’ della sentenza ove alla violazione del dovere di astensione del medesimo non abbia fatto seguito l’istanza di ricusazione della parte interessata (cfr., tra le piu’ recenti, Cass. 16861/2013, 12115/2013, 10900/2010, 23930/2009, 13433/2007), salvi i casi di interesse proprio e diretto nella causa, che pone il giudice nella posizione sostanziale di parte (Cass. 23930/2009, cit., 528/2002), e d’incompatibilita’ derivante dalla previsione di diversa composizione del collegio giudicante – analoga al gia’ intervenuto accoglimento della richiesta di autorizzazione all’astensione o dell’istanza di ricusazione – contenuta nella sentenza di cassazione con rinvio (Cass. Sez. Un. 5087/2008); ritenendo anche che “tale orientamento non puo’ dirsi superato in base alla recente, ma isolata, Cass. 5426/2012”. Nello stesso senso, poi, hanno deciso Cass. n. 18253/2015; Cass. n. 7988/2014 e Cass. 7245/2014, richiamate anche dal P.G..

Peraltro, mentre la pronuncia delle Sezioni unite richiamata dalla ricorrente non si attaglia alla concreta fattispecie (concernendo la partecipazione alla decisione di un magistrato privo della “potestas iudicandi”, per ragioni inerenti alla sua qualita’ o nomina) deve essere ribadito che – pur dopo la riforma – il giudice incardinato presso il tribunale (giudice naturale) abbia per cio’ solo piena potestas iudicandi, evidentemente anche nei giudizi di opposizione al passivo, e ancorche’ svolga parallelamente funzioni di giudice delegato ai fallimenti. La nuova disposizione costituisce esercizio di discrezionalita’ legislativa, dopo che la stessa Corte costituzionale aveva escluso l’applicabilita’ dell’articolo 51 c.p.c., n. 4, per la natura comunque sommaria della verifica del passivo. La novella e’ generalmente riconosciuta coerente con il nuovo sistema, nel quale la verifica del passivo costituisce il primo grado del giudizio contenzioso, e l’opposizione ha natura d’impugnazione.

Cosi’ stando le cose, il giudice delegato e’ un giudice che ha conosciuto la causa nel primo grado di giudizio, e la nuova disciplina dell’articolo 99, non si basa su una improbabile mancanza di potestas iudicandi (come era invece manifestamente nel caso deciso dalla S.U. del 2004, in cui l’ingegnere capo dell’ufficio tecnico erariale di Napoli faceva parte della Giunta speciale espropriazioni, in base a norma dichiarata incostituzionale), ma costituisce una particolare applicazione dell’articolo 51 c.p.c., n. 4: con la conseguenza che la parte aveva l’onere della ricusazione, e non puo’ dedurre la nullita’ ex articolo 158 c.p.c..

2.2.- Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la nullita’ della sentenza, perche’ il provvedimento da emettere doveva avere la forma del decreto.

Il motivo e’ infondato, posto che la ricorrente ha proposto l’impugnazione (ricorso) prescritta dalla legge e non allega alcun pregiudizio provocato del vizio meramente formale.

2.3.- Con il terzo motivo la ricorrente denuncia vizio di motivazione sulla prova del danno, per la mancata ammissione della prova offerta anche in appello e con il quarto denuncia vizio di motivazione sulla mancata ammissione del credito per spese di consulenza.

Entrambi i motivi sono inammissibili per violazione dell’articolo 366 bis c.p.c., in quanto non si concludono con la sintesi del fatto controverso prescritta da tale norma.

Invero, nel caso di denuncia di vizio motivazione ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione (Cass., sez. un., 12 maggio 2008, n. 11652; Sez. U, Sentenza n. 7770 del 2009).

Il ricorso, dunque, deve essere rigettato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Lascia un commento