Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 5 agosto 2015, n. 16465. Il concetto di giusta causa di licenziamento, così come quello di giustificato motivo, costituisce una nozione ascrivibile alle cd. clausole generali dell’ordinamento

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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 5 agosto 2015, n. 16465. Il concetto di giusta causa di licenziamento, così come quello di giustificato motivo, costituisce una nozione ascrivibile alle cd. clausole generali dell’ordinamento

Cassazione 10

Suprema Corte di Cassazione

sezione lavoro

sentenza 5 agosto 2015, n. 16465

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – rel. Presidente

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21539-2014 proposto da:

(OMISSIS) S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6764/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 16/07/2014 r.g.n. 1314/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/05/2015 dal Consigliere Dott. FEDERICO ROSELLI;

udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega verbale (OMISSIS);

udito l’Avvocato (OMISSIS);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 16 luglio 2014 la Corte d’appello di Roma, in riforma della decisione del Tribunale, annullava il licenziamento intimato a (OMISSIS) dalla s.p.a. (OMISSIS) per avere svolto durante l’assenza dal lavoro per malattia attivita’ incompatibili con lo stato morboso (colica addominale), in ispecie tre immersioni per pesca subacquea. Premesso che l’attivita’ svolta durante l’assenza per malattia costituiva illecito disciplinare soltanto se indicasse la simulazione dello stato patologico oppure se pregiudicasse la guarigione ed il rientro in servizio, la Corte negava la realizzazione tanto della seconda ipotesi, considerato che il lavoratore aveva ripreso servizio alla scadenza del periodo pronosticato, quanto della prima ipotesi, giacche’ la malattia era stata constatata con due visite fiscali.

Il contratto collettivo, per di piu’, sanzionava la simulazione di malattia con un massimo di quattro giorni di sospensione.

Infine che l’assenza per malattia si fosse protratta per un tempo superiore a quello consentito dallo stesso contratto collettivo per la conservazione del posto era circostanza estranea alla contestazione dell’addebito. Contro questa sentenza ricorre per cassazione la s.p.a. (OMISSIS) mentre il (OMISSIS) resiste con controricorso, illustrato poi da memoria. Anche (OMISSIS) ha presentato memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo la ricorrente, facendo riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, imputa alla Corte d’appello di non aver tenuto conto che, dopo avere ottenuto una prognosi fino ad una certa data e dopo essersi dedicato alla pesca subacquea in quella data, il lavoratore ottenne dal medico un prolungamento della prognosi, cosi’ risultando non vero che egli riprese il lavoro alla prima scadenza.

Col secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli articoli 1175, 1176, 1375, 2104, 2105, 2110, 2119, 2697 e 2729 cod. civ., articolo 116 cod. proc. civ., per non avere il lavoratore provato che l’attivita’ extralavorativa non potesse pregiudicare il pieno e tempestivo recupero delle sue energie fisiche.

Col quinto motivo la ricorrente deduce la violazione dell’articolo 111 Cost., comma 6, articolo 132 cod. proc. civ., articolo 118 disp. att. cod. proc. civ., sostenendo che il suddetto prolungamento dell’assenza dal lavoro costituiva non un illecito diverso da quello contestato bensi’ un indice della simulazione dello stato di malattia.

La stessa censura e’ ripetuta nel sesto motivo, ove e’ invocato la Legge n. 300 del 1970, articolo 7; nel settimo e nell’ottavo motivo, con riferimento alla complessiva durata dell’assenza, nonche’ nel nono motivo, in cui, invocando gli articoli 2110, 2697 e 2729 cod. civ., articolo 116 cod. proc. civ., si richiama l’osservazione del tribunale, mai smentita, secondo cui il lavoratore assente aveva dichiarato la propria reperibilita’ presso un villaggio turistico e non presso il proprio domicilio.

Tutti questi motivi, da esaminare insieme perche’ connessi, sono fondati. La sequenza dei fatti in essi evocati e non contestati dalla controparte, ma anzi esposti nelle pagine 2 e 3 del controricorso, consiste in una prima fase di assenza dal lavoro, dal (OMISSIS), giustificata da una diagnosi di colica addominale formulata sia dal Pronto soccorso dell’ospedale di (OMISSIS) sia da un medico dell’Inps, che espresse una prognosi fino al 20 luglio 2012; ed in una seconda fase, che duro’ fino al 26 luglio, su prognosi d’infiammazione cronica intestinale, formulata dal medico di famiglia. Il giorno 22 luglio, secondo la formulazione dell’addebito disciplinare, il lavoratore aveva praticato la pesca sportiva in apnea ossia la pesca subacquea.

La Corte d’appello, richiamando la giurisprudenza di questa Corte di legittimita’, premette in diritto che il licenziamento puo’ ritenersi giustificato quando un’attivita’ svolta dal lavoratore nel periodo di assenza per malattia possa pregiudicare o ritardare la guarigione o il rientro in servizio, con violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedelta’.

Cio’ premesso, e con riferimento al caso di specie, la Corte nega che l’ipotesi si sia verificata, non avendo le “attivita’ ludiche” provocato alcun pregiudizio o ritardo poiche’ il lavoratore riprese alla scadenza della prognosi la sua attivita’ in azienda. Cosi’ giudicando la Corte e’ incorsa nei denunciati errori di diritto (violazione degli articoli 1175, 1176 e 2119 cod. civ.) e nel conseguente omesso esame della suddetta sequenza temporale.

Il comportamento indisciplinato di cui qui si tratta, ossia lo svolgimento di attivita’ extralavorativa in periodo di assenza dal lavoro per malattia, costituisce illecito di pericolo e non di danno. Questo sussiste percio’ non soltanto quell’attivita’ abbia effettivamente provocato un’impossibilita’ temporanea di ripresa del lavoro, ma anche quando la ripresa sia stata posta in pericolo, ossia quando il lavoratore si sia comportato in modo imprudente.

Non essendosi attenuta a questo criterio di giudizio. La Corte d’appello non ha valutato se la malattia addominale rappresentata dal lavoratore fosse prudentemente compatibile con la pesca subacquea. Cassata la sentenza impugnata, a detta valutazione provvedera’ il giudice di rinvio, eventualmente chiedendo lumi ad un consulente tecnico.

Col terzo motivo la ricorrente lamenta la falsa applicazione degli articoli 60, 63, 64 c.c.n.l. della mobilita’/area contrattuale attivita’ ferroviarie, 20 luglio 2012 (articoli confermativi di altri analoghi del contratto del 2003), e articolo 2119 cod. civ., per non avere la Corte d’appello considerato che l’illecito del lavoratore consiste’ non soltanto in una simulazione di malattia, punibile con la sola sanzione conservativa, ma anche nel fine di assentarsi dal servizio. Inoltre l’articolo 63 cit. punisce col licenziamento ogni assenza “ingiustificata dal lavoro per piu’ di sei giorni lavorativi”.

Col quarto motivo la ricorrente prospetta la violazione degli articoli 111 Cost., comma 6, articolo 132 cod. proc. civ., articolo 118 disp. att. cod. proc. civ., per non avere la Corte di merito considerato che la simulazione della malattia rendeva ingiustificata l’assenza dal lavoro.

Questi motivi rimangono assorbiti dall’accoglimento degli altri, dei quali s’e’ detto sopra. Accolto il ricorso e cassata la sentenza impugnata, il giudice del rinvio provvedera’ anche sulle spese di questa fase di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo, secondo, quinto e sesto motivo di ricorso e dichiara assorbiti gli altri; cassa in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese.

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