Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 16 giugno 2015, n. 25210. Gli avvocati italiani che hanno preso l’abilitazione in Spagna, in Italia, per patrocinare in Cassazione devono comunque essere iscritti nella speciale sezione prevista per gli “avvocati stabiliti”

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 16 giugno 2015, n. 25210. Gli avvocati italiani che hanno preso l’abilitazione in Spagna, in Italia, per patrocinare in Cassazione devono comunque essere iscritti nella speciale sezione prevista per gli “avvocati stabiliti”

Corte_de_cassazione_di_Roma

Suprema Corte di Cassazione

sezione I
sentenza 16 giugno 2015, n. 25210

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIEFFI Severo – Presidente

Dott. CAIAZZO Luigi – Consigliere

Dott. MAZZEI Antonella – Consigliere

Dott. SANDRINI Enrico G. – rel. Consigliere

Dott. ROCCHI Giacomo – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 651/2013 TRIBUNALE di TERAMO, del 21/02/2014;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 07/05/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ENRICO GIUSEPPE SANDRINI;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Giuseppe Corasaniti, che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso;

Udito il difensore Avv. (OMISSIS), che si riporta alla memoria depositata dall’imputata.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza pronunciata il 21.02.2014 il Tribunale di Teramo ha condannato l’imputata (OMISSIS) alla pena di euro 200 di ammenda, oltre al risarcimento del danno (e alla rifusione delle spese) in favore delle persone offese costituite parti civili, da liquidarsi in separato giudizio civile, per il reato di molestie e disturbo alle persone ex articolo 660 c.p., commesso col mezzo del telefono nel periodo dal 15 aprile al 28 luglio 2011.

2. Avverso la sentenza ha proposto appello il difensore dell’imputata avv. (OMISSIS), chiedendo l’annullamento o la riforma della sentenza impugnata e l’assoluzione della (OMISSIS) con le formule indicate nell’atto di gravame, nonche’ in subordine la riduzione della pena, la non menzione della condanna e l’azzeramento del risarcimento del danno, per i motivi ivi indicati.

3. Con successiva memoria in data 18.11.2014 da lei sottoscritta personalmente, l’imputata ha dedotto la sussistenza dell’abilitazione del difensore a proporre ricorso per cassazione, in quanto iscritto all’ordine degli avvocati di Foggia e nel collegio de advocat di San Feliu de Llobregat, abilitato all’esercizio della professione forense innanzi al Tribunale supremo spagnolo; con ulteriore memoria del 19.02.2015 l’imputata ha dedotto motivi aggiunti d’impugnazione e svolto argomenti illustrativi delle originarie censure.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per l’assorbente ragione che l’impugnazione e’ stata proposta con atto sottoscritto da un difensore (l’avv. (OMISSIS) del Foro di (OMISSIS)) che non risulta iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione.

2. Occorre ribadire che il ricorso per cassazione che non sia proposto personalmente dall’imputato (ipotesi che non ricorre nel caso di specie) deve essere sottoscritto, a pena d’inammissibilita’ (articolo 613 c.p.p., comma 1), da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale: la relativa causa di inammissibilita’ integra un vizio originario dell’atto, che lo rende inidoneo alla finalita’ processuale perseguita e che osta alla valida instaurazione del giudizio di impugnazione, anche quando si tratti, come nel caso in esame, di un appello che deve essere qualificato come ricorso per cassazione ai sensi dell’articolo 568 c.p.p., comma 5, (trattandosi del solo mezzo ordinario di impugnazione esperibile avverso le sentenze di condanna per le quali e’ stata applicata la sola pena dell’ammenda, dichiarate inappellabili dall’articolo 593, comma 3, del codice di rito), e che non potrebbe essere sanato nemmeno dal successivo conseguimento da parte del difensore della specifica abilitazione richiesta, ne’ dai motivi nuovi che fossero presentati da un difensore cassazionista (ovvero dall’imputato personalmente) dopo la scadenza del termine per impugnare (Sez. 1 n. 33272 del 27/06/2013, Rv. 256998).

Del tutto inconferenti a superare la suddetta ragione di inammissibilita’ del ricorso sono le argomentazioni svolte dall’imputata nella memoria in data 18.11.2014, con particolare riguardo all’allegata abilitazione dell’avv. (OMISSIS) all’esercizio della professione forense in Spagna per effetto della sua iscrizione nel collegio de advocat di San Feliu de Llobregat, e cio’ per l’assorbente e decisivo motivo che l’atto di gravame e’ stato proposto dal difensore in qualita’ di avvocato iscritto nell’albo del Foro di Foggia, cio’ che esige, per poter esercitare il patrocinio dinanzi a questa Corte Suprema, la speciale abilitazione derivante dall’iscrizione nell’albo indicato nell’articolo 613, comma 1 del codice di rito; se il difensore avesse inteso far valere la diversa abilitazione professionale conseguita in Spagna, d’altronde, avrebbe dovuto dimostrare la sua iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati stabiliti di cui al Decreto Legislativo n. 96 del 2001, articolo 6, (Sez. Un. civili n. 28340 del 22/12/2011, Rv. 620151), che postula, per l’esercizio del patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, l’iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati cassazionisti prevista dall’articolo 9 del suddetto Decreto Legislativo n. 96 del 2001, il cui testo normativo – emanato in attuazione della direttiva 98/5/CE – ha ridisegnato l’intera disciplina della materia relativa all’esercizio della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui e’ stata acquisita la qualifica professionale, superando il precedente disposto della Legge n. 31 del 1982, articolo 8, evocato dalla ricorrente.

3. Dall’inammissibilita’ del ricorso discende la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende della sanzione pecuniaria che si stima equo quantificare in 1.000,00, euro.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro 1.000,00 alla cassa delle ammende.

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