Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 22 maggio 2015, n. 2562. In materia di contratti della P.A., ogni questione relativa al recesso esercitato nel corso del rapporto contrattuale riguarda l’esercizio di diritti potestativi iscrivibili nell’autotutela di diritto privato, con conseguente radicamento della giurisdizione del giudice ordinario. Tale principio è applicabile anche al recesso dai contratti di fornitura o servizi, di cui all’art. 1, comma 13, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 135

/, Consiglio di Stato 2015, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze/Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 22 maggio 2015, n. 2562. In materia di contratti della P.A., ogni questione relativa al recesso esercitato nel corso del rapporto contrattuale riguarda l’esercizio di diritti potestativi iscrivibili nell’autotutela di diritto privato, con conseguente radicamento della giurisdizione del giudice ordinario. Tale principio è applicabile anche al recesso dai contratti di fornitura o servizi, di cui all’art. 1, comma 13, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 135

Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 22 maggio 2015, n. 2562. In materia di contratti della P.A., ogni questione relativa al recesso esercitato nel corso del rapporto contrattuale riguarda l’esercizio di diritti potestativi iscrivibili nell’autotutela di diritto privato, con conseguente radicamento della giurisdizione del giudice ordinario. Tale principio è applicabile anche al recesso dai contratti di fornitura o servizi, di cui all’art. 1, comma 13, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 135

Palazzo-Spada

Consiglio di Stato

sezione V

sentenza 22 maggio 2015, n. 2562

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL CONSIGLIO DI STATO

IN SEDE GIURISDIZIONALE

SEZIONE QUINTA

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6804 del 2014, proposto da:

En. S.r.l., rappresentato e difeso dall’avv. Fr.Sc., con domicilio eletto presso Fr.Sc. in Roma, Via (…);

contro

Comune di Marcheno;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA: SEZIONE II n. 00391/2014, resa tra le parti, concernente appello avverso sentenza con cui è stato dichiarato il difetto di giurisdizione – cessazione convenzione per la gestione del servizio di illuminazione pubblica

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 marzo 2015 il Cons. Francesco Caringella e uditi per le parti l’avvocato Fl.Ia., su delega dell’avv. Fr.Sc.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Rilevato che il giudizio ha ad oggetto il recesso del Comune dalla convenzione stipulata con En., avente ad oggetto la gestione del servizio di illuminazione pubblica;

Ritenuto che:

– alla stregua di consolidate coordinate giurisprudenziali, ogni questione relativa al recesso esercitato nel corso del rapporto contrattuale riguarda l’esercizio di diritti potestativi iscrivibili nell’autotutela di diritto privato, con conseguente radicamento della giurisdizione del giudice ordinario (cfr., ex plurimis, Cass. SS.UU., 28 novembre 2008, n. 28345);

– tali coordinate sono estensibili anche al recesso di cui all’art. 1, comma 13, del d.l. n. 135 del 2012, in quanto tale norma, nel onsentire, a determinate condizioni, alle Amministrazioni che abbiano validamente stipulato un autonomo contratto di fornitura e servizi di “recedere in qualsiasi tempo dal contratto, previa formale comunicazione all’appaltatore, con preavviso non inferiore a quindici giorni e previo pagamento delle prestazioni già eseguite, oltre al decimo delle prestazioni non ancora eseguite” – tale norma non attribuisce al soggetto pubblico il potere di “intervenire ab extra sul rapporto stesso in forma e modalità autoritative” ma riconosce una facoltà di matrice privatistica riconducibile al paradigma di cui agli artt. 1373 c.c. e 21 sexies della legge n. 241/1990;

– ne discende la carenza di giurisdizione del giudice amministrativo, a favore del giudice ordinario ai sensi dell’art. 11 c.p.a.;

Reputato, infine, che la mancata costituzione in giudizio del Comune appellato esime il Collegio dalla statuizione sulle spese;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Quinta –

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Nulla per le spese.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 marzo 2015 con l’intervento dei magistrati:

Alessandro Pajno – Presidente

Francesco Caringella – Consigliere, Estensore

Antonio Amicuzzi – Consigliere

Fabio Franconiero – Consigliere

Luigi Massimiliano Tarantino – Consigliere

Depositata in Segreteria il 22 maggio 2015.

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