La collazione

La collazione

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www.studiodisa.itLa collazione

Sommario

A) Il fondamento – pag. 1

B) I presupposti – pag.2

C) La collazione e gli istituti affini – pag.3

D) L’imputazione – pag. 4

E) I soggetti della collazione – pag. 5

F) Oggetto della collazione – pag. 6

G) La dispensa – pag. 7

H) La collazione volontaria – pag. 8

I) La collazione e la divisione fatta dal testatore – pag. 9

J) Questioni processuali – pag. 10

L) NOTE – pag. 11

 

A) Il fondamento

La collazione non è un istituto avente autonoma funzionalità – come ad esempio l’azione di riduzione – ma costituisce un mero criterio di formazione, ricostruzione e riequilibrio della massa ereditaria ai fini della divisione della medesima.

In assenza di una divisione, pertanto, la collazione non ha autonoma ragion d’essere, anche in considerazione del fatto che è solo con la ricostruzione dell’intera massa che la collazione permette di approdare ad un risultato corretto nella formazione delle quote, laddove una collazione avente ad oggetto singoli beni può addirittura condurre a risultati matematicamente e giuridicamente non corretti.        

Per la dottrina, si possono elencare le seguenti teorie:

 

1) Teoria tradizionale [1] – presunta volontà del testatore

In omaggio al dogma della volontà, che tende a ricondurre, soprattutto, in materia successoria, la maggior parte degli effetti giuridici al volere del disponente.

In contrario si è rilevato [2], sul piano terico, che una visione estremamente soggettivistica finirebbe con l’attribuire ogni effetto giuridico ad una volontà presunta, mentre la più moderna dottrina ha dichiarato che la fonte di questi effetti è esclusivamente la legge, la quale può ispirarsi, solo in alcuni casi, alla presumibile volontà dei soggetti.

2) Teoria dell’uguaglianza tra i coeredi [3]

Ossia nella più equa ripartizione tra i coeredi. Se non ci fosse la collazione il coerede – donatario avrebbe diritto di conseguire sull’asse ereditario relitto la quota spettategli e, in più, di ritenere (salvo i diritti dei legittimari) la donazione ricevuta.

In contrario si è rilevato[4] che questo principio non è sempre valido: non lo è, infatti, quando il coerede donatario sia chiamato all’eredità in una quota minore rispetto a quella degli altri coeredi.

3) Teoria della comproprietà familiare [5]

Ciascun membro avrebbe, durante la vita del de cuius, un’eguale aspettativa sul patrimonio di questi.

In contrario si è rilevato [6] che, nel nostro diritto positivo, è garantita la titolarità esclusiva del soggetto sul proprio patrimonio e la correlativa libertà di disporne, sia pure entro certi limiti.

4) Teoria dell’interesse della famiglia [7]

Le norme sulla collazione, si è affermato, anche se sono dispositive (in quanto la legge prevede espressamente la dispensa) hanno lo scopo di evitare che l’atto di donazione del de cuius, a favore dei coeredi previsti 737 c.c., pregiudichi i diritti ereditari degli altri coeredi non donatari, ma sempre membri di una stessa famiglia, chiamati alla successione.

Anche questa teoria, come la precedente, ha in realtà più un valore morale, che giuridico [8] .

5) Teoria dell’anticipazione di eredità [9]

Il de cuius fa la donazione con la sottointesa intenzione di anticipare al futuro erede tutto o parte della sua eredità di guisa che, all’atto di successione, il bene donato deve essere considerato come un acconto, se non addirittura come il saldo della quota ereditaria.

Mentre, per la giurisprudenza di Cassazione [10], la collazione ereditaria, quale che ne sia il fondamento, rappresenta, in entrambe le forme in cui è prevista dalla legge (in natura o per imputazione), un mezzo giuridico preordinato alla formazione della massa ereditaria da dividere, in guisa che, nei reciproci rapporti tra determinati coeredi, siano assicurati, in senso relativo, l’equilibrio e la parità di trattamento, al fine che non venga alterato il rapporto di valore fra le varie quote e sia garantito a ciascuno degli eredi stessi la possibilità di conseguire una quantità di beni proporzionata alla propria quota. La differenza tra i due modi di collazione consiste in ciò che, mentre quella in natura consta di un’unica operazione, che implica un effettivo incremento dei beni in comunione che devono essere divisi, la collazione per imputazione ne postula due, l’addebito del valore dei beni donati, a carico della quota dell’erede donatario, ed il contemporaneo prelevamento di una corrispondente quantità di beni da parte degli eredi non donatari, cosicché soltanto nella collazione per imputazione, non in quella in natura, i beni rimangono sempre in proprietà del coerede donatario, che li trattiene in virtù della donazione ricevuta e deve versare alla massa solo l’equivalente pecuniario, il che di norma avviene soltanto idealmente.

Sulla scia di questo principio per ultima sentenza di merito[11] in presenza di donazioni fatte in vita dal de cuius, la collazione ereditaria – in entrambe le forme previste dalla legge, per conferimento del bene in natura ovvero per imputazione – è uno strumento giuridico volto alla formazione della massa ereditaria da dividere al fine di assicurare l’equilibrio e la parità di trattamento tra i vari condividenti, così da non alterare il rapporto di valore tra le varie quote, da determinarsi, in relazione alla misura del diritto di ciascun condividente, sulla base della sommatoria del relictum e del donatum al momento dell’apertura della successione, e quindi garantire a ciascuno degli eredi la possibilità di conseguire una quantità di beni proporzionata alla propria quota. Ne consegue che l’obbligo della collazione sorge automaticamente a seguito dell’apertura della successione (salva l’espressa dispensa da parte del de cuius nei limiti in cui sia valida) e che i beni donati devono essere conferiti indipendentemente da una espressa domanda dei condividenti, essendo sufficiente a tal fine la domanda di divisione e la menzione in essa dell’esistenza di determinati beni, facenti parte dell’asse ereditario da ricostruire, quali oggetto di pregressa donazione. Incombe in tal caso sulla parte che eccepisca un fatto ostativo alla collazione l’onere di fornirne la prova nei confronti di tutti gli altri condividenti[12].

Ancora secondo altro adagio del Tribunale Capitolino[13] la collazione ereditaria, in presenza di donazioni fatte in vita dal de cuius, costituisce uno strumento giuridico volto alla formazione della massa ereditaria da dividere al fine di assicurare equilibrio e parità di trattamento ai vari condividenti e, dunque, a garantire ad essi la possibilità di conseguire una quantità di beni proporzionati alla propria quota. L’obbligo della collazione, pertanto, sorge automaticamente a seguito dell’apertura della successione ed i beni donati devono essere conferiti a prescindere da una espressa domanda dei condividenti, in quanto a tal fine sufficiente la domanda di divisione e la menzione, in essa, della esistenza di determinati beni facenti parte dell’asse ereditario da ricostruire, quali oggetto di pregressa donazione. L’azione contemplata dalla disposizione di cui all’art. 737 c.c., pertanto, è finalizzata unicamente all’accertamento dell’obbligo del coerede che ha ricevuto beni in donazione a procedere alla collazione, in matura o mediante imputazione, e costituisce, in quanto tale, atto strumentale alla divisione ereditaria.

Sul punto è tornata nuovamente la Cassazione

Corte di Cassazione, sezione II civile, sentenza  30 gennaio 2017, n. 2299

affermando il seguente principio: l’istituto della collazione mira ad assicurare la “par condicio” degli eredi, la valutazione dei beni conferiti in natura o per imputazione alla massa ereditaria va fatta con riferimento al valore dei beni stessi alla apertura della successione, mentre, una volta procedutosi a tali operazioni preliminari, il valore dei cespiti, compresi nella massa da dividere, va calcolato, al fine dell’assegnazione delle singole quote, con riferimento al momento della divisione stessa.

NATURA GIURIDICA

All’interprete vengono proposti i seguenti quesiti:

  1. se lo spostamento patrimoniale, determinato dalla collazione, avvenga automaticamente o dia luogo ad un’obbligazione, che viene ademputa poi attraverso uno specifico trasferimento;
  2. quale natura giuridica abbia, ove si segua la seconda tesi, l’obbligazione; quale sia la fonte dell’obbligo.
  • Teoria della natura automatica[14]

All’apertura della successione la donazione si risolve e il bene donato rientra immediatamente (ossia senza atti di trasferimento) nella comunione dei coeredi; se poi la collazione avviene per imputazione, rientra in comunione non il bene donato, ma il suo valore.

E proprio su questo punto in contrario è stato rilevato[15] che l’automatismo non può sussistere in quei casi in cui, trattandosi di beni mobili ovvero di beni alienati, ipotecati o periti per colpa del donatario, quest’ultimo può solo conferire per imputazione; operazione che non può certo avvenire automaticamente, ma richiede l’accertamento concreto del valore dei beni al tempo dell’apertura della successione.

  • Teoria della natura obbligatoria[16]

Secondo la quale la collazione rappresenta una vera e propria obbligazione a carico del coerede – donatario e a favore degli altri coeredi, come risulta espressamente ove si legge che il coerede < deve > trasferire (art.737 c.c.).

NATURA – dell’obbligazione – obbligazione restitutoria semplice, mentre trattasi di obbligazione con facoltà alternativa, quando è lasciata la possibilità di scelata al donatario d’imputare o di restituire in natura il bene donatogli.

LA FONTE – ha natura di prelegato obbligatorio.

Si tratta più precisamente, di un prelegato ex lege anomalo, perché non è a favore di uno dei coeredi e a carico di tutta l’eredità (art. 661 c.c.), ma a carico di un solo coerede (il donatario che deve conferire) e a favore di tutti gli altri coeredi.

Questa tesi è fondata, principalmente, sulla considerazione che l’obbligo di conferimento rappresenta un effetto patrimoniale determinato dalla legge tra i coeredi accettanti e si risolve nella nascita di un nuovo diritto, che non esisteva in capo al de cuius.

La disciplina giuridica concreta, deve peraltro, tener conto del fatto che i soggetti (attivi e passivi), coinvolti nella collazione, devono essere necessariamente coeredi. Non troveranno perciò applicazione quelle regole che sono tipiche manifestazioni del principio di autonomia del legato rispetto all’eredità (att. 521, II comma, 490, n.2, 676, II comma, 677, II comma).

 

Applicabilità sia nella successione legittima sia in quella testamentaria

É stato specificato dalla Cassazione [17], poiché la collazione ha la funzione di assicurare nella divisione della massa attiva del patrimonio del de cuius l’osservanza delle quote spettanti agli eredi — estendendo l’art. 737 c.c. ai figli, ai loro discendenti e al coniuge l’obbligo del conferimento di ciò che hanno ricevuto in vita dal defunto per donazione senza attribuire alcun rilievo alla loro qualità o meno di legittimari — l’istituto opera sia nella successione legittima sia in quella testamentaria, secondo quanto si desume anche dallo specifico riferimento contenuto nell’originaria formulazione dell’art. 737 c.c. alla facoltà del testatore di dispensare l’erede dalla collazione.

[……..segue pag. successiva]

Pubblicato da | 2017-10-22T17:32:51+00:00 7 maggio 2015|Articoli e saggi, Diritto Civile e Procedura Civile, Successioni|1 Commento

1 Commento

  1. Gianmicheal 7 maggio 2017 at 16:20 - Reply

    Guida molto utile, ma ancora non mi è chiaro l’effetto della dispensa da collazione oltre ai limiti della disponibile ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 737 c.c. Azione di riduzione o nullità?

  2. Gianmicheal 7 maggio 2017 at 16:20 - Reply

    Guida molto utile, ma ancora non mi è chiaro l’effetto della dispensa da collazione oltre ai limiti della disponibile ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 737 c.c. Azione di riduzione o nullità?

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