Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 14 ottobre 2014, n. 21670. Il licenziamento dell’ex coniuge obbligato al mantenimento è un elemento sufficiente per la revisione dell’assegno

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Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 14 ottobre 2014, n. 21670. Il licenziamento dell’ex coniuge obbligato al mantenimento è un elemento sufficiente per la revisione dell’assegno

Corte_de_cassazione_di_Roma

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI

ordinanza 14 ottobre 2014, n. 21670


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5069/2013 proposto da:

(OMISSIS) ((OMISSIS)) elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso il Dr. (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS);

– intimata –

avverso il decreto n. 466/12 V.G. della CORTE D’APPELLO LECCE del 23/10/2012, depositato il 27/11/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/09/2014 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ACIERNO.

FATTO E DIRITTO

IL COLLEGIO:

“Rilevato che la Corte d’Appello di Lecce, rigettando il reclamo proposto ex articolo 739 cod. proc. civ. da (OMISSIS) contro (OMISSIS), disponeva:

– che in data (OMISSIS) i coniugi, successivamente alla pronuncia di divorzio, avevano sottoscritto una scrittura privata con la quale avevano provveduto in merito alla casa coniugale; sostituendo l’immobile assegnato in godimento alla (OMISSIS) con un altro di proprieta’ del (OMISSIS) e confermato il contributo al mantenimento della figlia minore d porre a carico del padre, concordate in sede di divorzio e recepite nella relativa sentenza;

– che suddetto accordo costituiva una modifica consensuale delle precedenti condizioni concordate in sede di divorzio;

– che la risoluzione del contratto di lavoro del (OMISSIS) con la (OMISSIS) (comunicatagli l’11 marzo 2009) e la conseguente riduzione del reddito del (OMISSIS) dovevano considerarsi conosciute e valutate al momento della sottoscrizione del predetto accordo, non potendo, di conseguenza essere considerate circostanze sopravvenute;

– che rispetto alla situazione esistente all’epoca della modificazione consensuale delle condizioni di divorzio non era sopravvenuta alcuna altra circostanza idonea a giustificare alcun ulteriore mutamento delle statuizioni economiche;

Considerato che, avverso tale sentenza, il (OMISSIS) ha presentato ricorso per Cassazione, affidandosi ai seguenti motivi:

– violazione o falsa applicazione della Legge 898 del 1970, articolo 9, nonche’ la omessa valutazione di un fatto decisivo per la controversia che ha formato oggetto di discussione tra le parti ex articolo 360 c.p.c., n. 5, per avere la Corte d’Appello negato la qualifica di fatto nuovo alle mutate condizioni economiche del (OMISSIS) ed in particolare la perdita dell’occupazione e il mancato conseguimento di un reddito adeguato attraverso la professione legale intrapresa negli ultimi due anni; – violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1322, 1362 c.c. e ss., articoli 1418 e 1419 c.c., con riferimento agli articoli 158 e 160 c.c., per avere la Corte d’Appello qualificato l’accordo del (OMISSIS) come modificazione privata delle condizioni di divorzio, anche per cio’ che attiene ai doveri dei genitori nei confronti dei figli;

Ritenuto, in particolare di dover esaminare congiuntamente i due motivi di ricorso in quanto logicamente connessi;

Ritenuto al riguardo che, come evidenziato dal ricorrente, la Corte, riconoscendo alla scrittura sottoscritta dalle parti in data (OMISSIS) natura di accordo modificativo delle condizioni di divorzio basato (anche) sull’intervenuto licenziamento del (OMISSIS), ha negato la natura di circostanza nuova al dedotto licenziamento. Nel predetto accordo, riportato negli atti difensivi del presente giudizio, da un’analisi meramente testuale, non risulta alcuna modificazione delle preesistenti condizioni di divorzio, non essendovi previste modifiche favorevoli al ricorrente, dal momento che in esso e’ stabilito soltanto il trasferimento della casa coniugale. La Corte d’Appello ha del tutto omesso di valutare che dalla data del licenziamento a quella della richiesta di modifica delle condizioni di divorzio e’ intercorso un rilevante lasso di tempo (2 anni) nel corso del quale il ricorrente ha infruttuosamente tentato di avviare una nuova carriera professionale e conseguentemente depauperato il suo patrimonio. In definitiva il criterio dei giustificati motivi previsto dalla Legge n. 898 del 1970, articolo 9, non risulta adeguatamente valutata dalla Corte.

Ritenuto che, ove si condividano i suddetti rilievi, il ricorso deve essere accolto e la sentenza cassata con rinvio”;

Ritenuto che il Collegio aderisce senza rilievi alla predetta relazione.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso. Cassa con rinvio la sentenza impugnata e rinvia la causa alla corte d’Appello di Lecce in diversa composizione anche per le spese del presente procedimento.

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