Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 23 luglio 2014, n. 32699. Nel caso del difensore legittimamente impedito a comparire all’udienza per motivi di salute, il chiaro tenore dell’art. 420 ter, ultimo comma, cod.proc.pen. esclude il rinvio solo ove esso difensore designi un proprio sostituto processuale, non ponendo, per contro, a suo carico, alcun obbligo in tal senso

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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 23 luglio 2014, n. 32699. Nel caso del difensore legittimamente impedito a comparire all’udienza per motivi di salute, il chiaro tenore dell’art. 420 ter, ultimo comma, cod.proc.pen. esclude il rinvio solo ove esso difensore designi un proprio sostituto processuale, non ponendo, per contro, a suo carico, alcun obbligo in tal senso

maltrattamenti-violenza

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI

sentenza 23 luglio 2014, n. 32699

 
REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IPPOLITO Francesco – Presidente

Dott. ROTUNDO Vincenzo – Consigliere

Dott. LEO Guglielmo – Consigliere

Dott. VILLONI Orlando – Consigliere

Dott. DI SALVO Emanuele – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1459/2012 CORTE APPELLO di BRESCIA, del 14/01/2013;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/04/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. EMANUELE DI SALVO;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Giulio ROMANO che ha concluso per l’annullamento con rinvio in ordine alla valutazione del legittimo impedimento;

Udito il difensore Avv. (OMISSIS), che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. (OMISSIS) ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello di Brescia, in data 14-1-13, con la quale e’ stata confermata la sentenza di condanna emessa in primo grado, in ordine ai delitti di cui agli articoli 572 e 582 e 585 c.p., per aver maltrattato la convivente (OMISSIS), percuotendola e procurandole lesioni.

2. Il ricorrente deduce, con il primo motivo, violazione di legge, in relazione al rigetto, da parte della Corte d’appello, dell’istanza di rinvio dell’udienza del 14-1-2013, per legittimo impedimento del difensore, che, con fax dell’11-1-13,aveva presentato certificato medico attestante lombosciatalgia acuta,con impossibilita’ a deambulare fino al 21-1-13. Non e’ d’altronde configurabile, in capo al difensore impedito, alcun obbligo di procedere alla nomina di un sostituto o di indicare le ragioni dell’omessa nomina. E’ stato pertanto violato il diritto di difesa dell’imputato.

2.1. Con il secondo motivo, si deduce erronea applicazione dell’articolo 572 c.p., e vizio di motivazione, non essendo stata raggiunta la prova della sussistenza di un sistema di vita vessatorio imposto dal (OMISSIS) alla moglie. La stessa (OMISSIS) sottolinea le premure del marito e la gelosia dell’uomo, che, a volte, sfociava in scatti d’ira, che pero’ solo in tre episodi, nell’ambito di una convivenza durata 15 anni, hanno dato luogo a scontri fisici. Tant’e’ che la (OMISSIS) ha rimesso la querela.

2.2. Il terzo e il quinto motivo si appuntano invece sulla determinazione della pena, quantificata in misura eccessiva, senza tener conto della remissione di querela ad opera della persona offesa; e sul diniego delle attenuanti generiche, nonostante non risulti in alcun modo l’ipotizzata violazione del divieto di avvicinamento alla casa coniugale.

2.3. Con il quarto motivo, si deduce bis in idem sostanziale relativamente all’aggravante di cui all’articolo 61 c.p., n. 2, incompatibile con il concorso formale di reati contestato al (OMISSIS).

2.4. L’ultimo motivo si incentra sulla mancata concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, contro il parere del P.G. di udienza, non essendo gravato l’imputato da condanne passate in giudicato e non esistendo motivi ostativi di alcun genere.

Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il primo motivo di ricorso e’ fondato. La Corte d’appello ha motivato il rigetto dell’istanza di rinvio, per legittimo impedimento del difensore, rilevando che l’imputato era sottoposto a misura cautelare, sia pure non detentiva; che il difensore, pur allegando il certificato medico, non aveva chiesto esplicitamente il rinvio e che, in ogni caso, non era documentata l’impossibilita’ di farsi sostituire. Il primo profilo e’ irrilevante, non costituendo la sottoposizione dell’imputato a misura cautelare, per di piu’ non detentiva, motivo ostativo alla concessione del rinvio per legittimo impedimento del difensore. Il secondo argomento e’ viziato da profili di manifesta illogicita’, non essendo dato comprendere come dalla presentazione di un certificato medico, corredato da missiva di accompagnamento in cui si rappresenti l’impossibilita’ del difensore di presenziare all’udienza per motivi di salute, possa non inferirsi la richiesta di rinvio. Il terzo argomento collide con l’inequivocabile contenuto precettivo dell’articolo 420 ter c.p.p., u.c., che esclude il rinvio ove il difensore impedito designi un sostituto, ma non pone a suo carico alcun obbligo in tal senso. Ed invero di un tale obbligo non esiste traccia nell’ordinamento positivo, che conferisce al difensore una mera facolta’ ma non gli impone alcun dovere di nominare un sostituto (Cass. Sez. 4,14-7-1994, Bigoni, Rv.199374). Tant’e’ che,qualora venga incaricato dal difensore un altro avvocato al solo scopo di depositare la certificazione medica e di chiedere il rinvio dell’udienza, non sussiste alcuna valida sostituzione processuale ed il cosiddetto sostituto assume la posizione giuridica di difensore d’ufficio (Cass. Sez. 3, n. 3072/03 del 17-12-2002, Rv. 223943). Ne consegue che il difensore non e’ tenuto a “documentare” l’impossibilita’ di farsi sostituire, a prescindere da ogni rilievo circa la problematicita’ di tale “documentazione”.

4. Sulla base delle predette considerazioni, e’ da ritenersi che illegittimamente la Corte d’appello abbia rigettato l’istanza di rinvio, con conseguente nullita’ del giudizio e della sentenza di secondo grado. Quest’ultima va dunque annullata senza rinvio, con trasmissione degli atti alla Corte d’appello di Brescia, per l’ulteriore corso. Tale epilogo decisorio, comportando un pronunciamento di natura rescindente,determina l’ultroneita’ della disamina degli ulteriori motivi di ricorso.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata senza rinvio e trasmette gli atti alla Corte d’appello di Brescia per l’ulteriore corso.

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