Il fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale

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Il fondo Patrimoniale

Sommario

  1. Introduzione

  2. Atto di costituzione del fondo patrimoniale

  3. Beni oggetto del fondo e loro amministrazione

  4. Alienazione dei beni del fondo

  5. Scioglimento del fondo patrimoniale

  6. Trascrizione, annotazione ed opponibilità

  7. Fondo patrimoniale ed esecuzione

  8. Fondo patrimoniale ed azione revocatoria ex art. 2901 c.c.

  9. La confisca per equivalente dei beni del fondo per reati tributari 

 

 

1) Introduzione

La legge di riforma del diritto di famiglia (n. 151 del 19 maggio 1975) ha introdotto e disciplinato, nella Sezione II, Capo VI, Titolo VI, Libro I del Codice civile (artt. 167-171), in sostituzione dell’abrogato patrimonio familiare, l’istituto del fondo patrimoniale.

Il nuovo istituto differisce molto dal precedente: basti pensare all’affidamento della gestione a entrambi i coniugi, al fatto che i beni possono essere, a certe condizioni, alienati, nonché alla possibilità di esecuzione forzata in favore dei terzi e alle disposizioni che possono essere dettate in caso di cessazione del fondo.

L’istituto, previsto dagli artt. 167 e segg. c.c., è stato tradizionalmente considerato quale patrimonio destinato allo scopo della famiglia legittima e lo studio di tale istituto è stato ricompreso in quello più generale dei vincoli di destinazione e della destinazione patrimoniale.

In altri termini costituisce strumento privilegiato per l’assolvimento del c.d. dovere di contribuzione (art. 143 c.c.), in base al quale i coniugi sono chiamati, ciascuno nei limiti delle proprie capacità, a mettere a disposizione della famiglia i propri redditi e beni, per soddisfarne i bisogni immediati e futuri, secondo l’indirizzo di vita familiare concordato (art. 144 c.c.). Detto fondo si compone di beni (immobili, mobili registrati e titoli di credito) vincolati, appunto, al soddisfacimento di tali bisogni e costituenti, perciò, un patrimonio separato (di destinazione).

Con l’istituzione del fondo, si determina un vincolo di destinazione sui beni, ma non sulla titolarità di essi che non divengono oggetto di trasferimento inter vivos, per spirito di liberalità [1].

Anche secondo una pronuncia del Tribunale palermitano [2], costituisce un atto a titolo gratuito, in quanto è carente qualsivoglia corrispondente attribuzione in favore dei disponenti, anche quando è posto in essere dagli stessi coniugi, giacché esso non può considerarsi integrare l’adempimento di un dovere giuridico non essendo obbligatorio per legge.

Il fondo patrimoniale non costituisce una deroga agli ordinari regimi matrimoniali della comunione [3] (art. 177 c.c.) o della separazione (art. 215 c.c.) di beni, ma a questi si affianca; è, in ogni caso, come si avrà modo di leggere successivamente, soggetto alle forme di pubblicità delle convenzioni matrimoniali.

In definitiva il fondo patrimoniale consiste in un vincolo di destinazione di determinati beni (immobili o mobili registrati) o titoli, per la soddisfazione dei bisogni della famiglia. Tali beni vengono a costituire un patrimonio separato, soggetto a proprie regole per quanto riguarda l’amministrazione e soggetto a vincoli per ciò che riguarda l’alienazione e la possibilità di essere aggredito da terzi.

Pertanto, è del tutto pacifico in dottrina ed in giurisprudenza che si tratta di un’ipotesi normativa di patrimonio destinato ad uno scopo che comporta un regime di parziale inaggredibilità dei beni destinati (ai sensi dell’art. 170 c.c.) e di parziale inalienabilità degli stessi (art. 169 c.c.).

Secondo, poi altri autori [4], la nozione di fondo patrimoniale che si desume dalla lettura delle norme del codice civile è quella di un complesso di beni, o più precisamente dei diritti relativi ai beni medesimi, appartenenti ai coniugi, a uno solo di essi oppure a un terzo, che il titolare destina a garantire e soddisfare le obbligazioni contratte per le necessità e i bisogni della famiglia. Tali beni, sottoposti a un vincolo di destinazione, configurano una sorta di patrimonio separato il cui elemento distintivo e caratterizzante è dato dalla sua particolare e indefettibile destinazione ai bisogni della famiglia.

Per ultima Cassazione[5] il fondo patrimoniale consiste nell’imposizione convenzionale, da parte di uno o di entrambi i coniugi o di un terzo, di un vincolo in forza del quale determinati beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, sono destinati a far fronte ai bisogni della famiglia, onde consentire alla stessa il godimento di un tenore di vita tendenzialmente costante nel tempo. Questo, nella sostanza, è ciò che dispone l’art. 167 c.c., dal quale si ricava che non tutti i beni possono far parte del fondo patrimoniale, bensì solo quelli esplicitamente previsti dalla disciplina sostanziale.

La ratio della disposizione risiede sul fatto che si consente una specifica destinazione a determinati beni che servono per il soddisfacimento del bisogno della famiglia, affinché risulti circoscritto il perimetro entro il quale si può agire esecutivamente. Ne consegue che il creditore procedente che intenda esercitare un diritto di credito afferente a un rapporto giuridico estraneo alle esigenze della famiglia potrà agire solo su beni diversi da quelli che costituiscono il fondo patrimoniale, fatta salva la possibilità che lo stesso creditore dimostri che, di fatto, il debito è stato contratto per soddisfare precisi, specifici e circostanziati bisogni familiari. Spetta, comunque, ai coniugi dimostrare che l’obbligazione è sorta per finalità estranee alle esigenze della famiglia.

Il vincolo di destinazione dei beni, vera e propria causa/funzione dell’atto di costituzione, è assistito da un duplice ordine di limiti (come meglio specificato infra):

  • da un lato, all’utilizzazione da parte dei soggetti costituenti il fondo;
  • dall’altro, all’esecuzione sui beni oggetto dello stesso.

Questo vincolo consiste nella necessità di «far fronte ai bisogni della famiglia».

Occorre, in primo luogo, determinare cosa debba intendersi per famiglia.

Secondo tradizione, è tale quella nucleare, composta dai coniugi e dai figli (legittimi) nati dal matrimonio. Tuttavia, ai fini dell’applicabilità della disciplina in esame, si è adottata una nozione alquanto estesa di famiglia, comprendente tutti i figli minori a carico (senza distinzione tra legittimi, legittimati o adottivi), anche se di uno solo dei coniugi, nonché talvolta i figli maggiorenni e i nipoti. Decisivo, ai fini di cui sopra, appare essere lo stabile inserimento di tali soggetti all’interno del nucleo familiare, più o meno ampio che sia.

Occorre, in secondo luogo, concentrarsi sulla nozione di bisogni.

Sono bisogni della famiglia, al soddisfacimento dei quali è preordinata la costituzione del fondo patrimoniale, non solo quelli strettamente materiali, ma anche quelli di natura spirituale; non solo quelli che siano comuni, istantaneamente, a tutti i componenti il nucleo familiare, bensì anche quelli facenti capo al singolo, la cui soddisfazione, tuttavia, possa in concreto essere d’interesse per il gruppo; non solo, infine, quelli presenti, ma anche quelli futuri. Debbono ritenersi escluse le esigenze di natura voluttuaria o eminentemente speculative [6] (così).

Infine, sotto un profilo fiscale secondo la S.C.[7] l’atto di costituzione di un fondo patrimoniale non è un atto traslativo a titolo oneroso, né un atto avente per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale, né, infine, un atto avente natura meramente ricognitiva, bensì una convenzione istitutiva di un nuovo regime giuridico, diverso da quello precedente, costitutivo di beni in un patrimonio avente un vincolo di destinazione a carattere reale, in quanto vincola l’utilizzazione dei beni e dei frutti solo per assicurare il soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Ne consegue, in tema di imposta di registro, che il regime di tassazione di tale atto non è quello dell’imposta proporzionale, di cui agli artt. 1 (atti traslativi a titolo oneroso), 9 (atti diversi, aventi ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale), o 3 (atti di natura dichiarativa) della tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, ma va individuato nella categoria residuale disciplinata dall’art. 11 della tariffa stessa, con conseguente applicabilità dell’imposta nella misura fissa ivi indicata.

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6 Commenti

  1. Riccardo Campana 23 marzo 2016 at 18:28 - Reply

    Salve mi chiamo Riccardo
    e vorrei sottoporle il nostro caso,

    Io e mia moglie costituiamo un fondo patrimoniale a tutela di nostra figlia, nel 2013 (con firma del giudice).
    Il bene vincolato è l’unico appartamento ove viviamo.
    Nel 2015 decidiamo di cambiare casa, troviamo l’acquirente per il “nostro” e troviamo il nuovo appartamento da ristrutturare.
    Seguendo quanto detto all’epoca dal notaio in cui abbiamo redatto l’atto del Fondo, facciamo richiesta al giudice illustrando con tutte le carte possibili, “il nostro progetto” ovvero:
    1) Vendita appartamento attuale
    2) Acquisto della nuova con successiva ristrutturazione
    3) Ricostituzione del fondo con la nuova

    Risultato: il giudice nega la vendita, perdiamo l’acquirente e non cambiamo casa.

    Domanda: Esiste una via di uscita? esiste un iter che va seguito in questi casi?
    Ma se volessimo cambiar casa cosa dobbiamo fare?

    Grazie

    • Nicandro 9 febbraio 2017 at 19:48 - Reply

      Salve, io e mia moglie ci siamo sposati in regime di separazione dei beni, successivamente al matrimonio, mio padre ha acquistato per me un immobile de quale sono proprietario esclusivo. Successivamente ho costituito un fondo patrimoniale nel quale ho fatto confluire l’immobile ed entrambi abbiamo la gestione del fondo. Successivamente mia moglie ha contratto dei debiti, possono i creditori di mia moglie aggredite anche l’immobile inserito nel fondo patrimoniale nonostante sia di mia esclusiva proprietà e abbiamo la separazione dei beni? Grazie

  2. giuseppe 3 gennaio 2016 at 11:11 - Reply

    Buongiorno,
    Sono interessato ad un immobile all’asta su cui è stato costituito un Fondo Patrimoniale per il fabbisogno della famiglia ( non so se è annotato). Tale fondo è stato costituito prima del pignoramento ma subito dopo un iscrizione ipotecaria a garanzia di un mutuo.
    Da quello che ho potuto leggere per la vendita all’asta non dovrebbero esserci problemi visto che l’ipoteca è anteriore, il mio problema è sulla futura rivendita dell’immobile visto che tale trascrizione non viene, di regola, cancellata dal giudice dell’esecuzione. Come farei poi per cancellarla? Si dovrebbe iniziare un procedimento sommario di cognizione dinanzi al giudice ordinario? la controparte chi sarebbe? quali costi e quali tempi?

  3. paolo 15 aprile 2015 at 15:46 - Reply

    Salve mi chiamo Paolo
    e vorrei porvi un quesito che ancora non trova risposta:

    nel 2013 partecipo ad un’asta dove mi sono aggiudicato una casa.
    nel settembre 2014 riescoa liberarla dal precedente proprietario e prendo il possesso.
    quindi inizio a muovermi con le banche per chiedere un mutuo per ristrutturarla, e qui iniziano i problemi:

    dalla visura ipotecaria sul bene risultano le seguenti pendenze:

    ipoteca(da cui scaturirà il pignoramento)
    costituzione di un fondo patrimoniale (successivo all’ipoteca)
    pignoramneto (che genererà la vendita).

    ora nel decreto di trasferimento il G.E. ordina la cancellazione dell’ipoteca e del pignoramento (cosa che io faccio), quindi rimane la trascrizione del fondo patrimoniale.

    questo fondo patrimoniaòle stà diventando la mia croce, in quanto le banche, anche se c’è il decreto di trasferimento, è avvenuto il pignoramento con conseguente vendita ecc.. non vogliono concedermi mutui, dicendomi che devo cancellare queta trascrizione sul bene.

    mi rivolgo alla conservatoria la quale mi dice che loro, senza un documento che glielo permatta, non possono far uscire questo bene dal fondo patrimoniale.

    allora mi sono rivolto al G.E. il quale mi hadetto che non è di sua competenza.

    quindi: mi ritrovo ormai da molti mesi ad essere sballottato fra banche, conservatoria, cancellerie e G.E. senza poter risolvere questo mio problema:

    qualcuno sa come potrei agire per poter finalmente avere pieno diritto sul mio bene?

    Grazie
    Paolo

    • Avv. Renato D'Isa 16 aprile 2015 at 18:47 - Reply

      Egregio sig. Paolo,
      al netto di una migliore valutazione della vicenda,
      posso suggerirle di fare una azione ordinaria a mezzo un procedimento sommario di cognizione per richiedere la cancellazione.
      Le ho inviato una e-mail all’indirizzo di posta da Lei utilizzato e La invito a prenderne visione.
      Qualora desideri mi ritenga già disponibile per un’assistenza legale (r.disa@studiodisa.it 0818774842).

      La ringrazio per la fiducia riposta.
      Le ricordo, infine, di iscriversi alla newsletter e di seguirmi su facebook (https://www.facebook.com/studiolegaleDIsa) e su Twitter (https://twitter.com/AvvRenatoDIsa) per essere quotidianamente aggiornato.
      Cordiali saluti.

  4. Giuseppe Messina 27 agosto 2014 at 15:02 - Reply

    Le chiedo gentilmente se può sospendere l’invio delle email.
    Distinti saluti
    Giuseppe Messina

    Inviato da iPad

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