Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 25 marzo 2014, n. 13999. Ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, tale stato puo’ essere accertato, per tutte le ipotesi attualmente previste dall’articolo 186 C.d.S., con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale, dovendosi comunque ravvisare l’ipotesi piu’ lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle altre ipotesi che conservano rilievo penale. Tale principio è stato ulteriormente sviluppato, nel senso che il decorso di un intervallo temporale di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini della sussunzione del fatto in una delle due ipotesi di rilievo penale, verificare la presenza di altri elementi indiziari

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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 25 marzo 2014, n. 13999. Ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, tale stato puo’ essere accertato, per tutte le ipotesi attualmente previste dall’articolo 186 C.d.S., con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale, dovendosi comunque ravvisare l’ipotesi piu’ lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle altre ipotesi che conservano rilievo penale. Tale principio è stato ulteriormente sviluppato, nel senso che il decorso di un intervallo temporale di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini della sussunzione del fatto in una delle due ipotesi di rilievo penale, verificare la presenza di altri elementi indiziari

guida in stato di ebrezza

Suprema Corte di Cassazione

sezione IV

sentenza 25 marzo 2014, n. 13999

REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROMIS Vincenzo – Presidente

Dott. MARINELLI Felicetta – Consigliere

Dott. CIAMPI Francesco Mari – Consigliere

Dott. MONTAGNI Andrea – Consigliere

Dott. SERRAO Eugenia – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS) N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1349/2011 CORTE APPELLO di TRIESTE, del 08/05/2013;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/03/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Aldo Policastro, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Udito il difensore Avv. (OMISSIS), in sostituzione dell’Avv. (OMISSIS), che ha concluso per l’accoglimento dei motivi di ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. In data 8/05/2013 la Corte di Appello di Trieste ha parzialmente confermato la sentenza pronunciata il 29/04/2011 dal Tribunale di Udine, che aveva condannato (OMISSIS) per violazione del Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n. 285, articolo 186, comma 2, lettera c), e comma 2-bis, per avere guidato in stato di ebbrezza dovuto all’assunzione di bevande alcoliche con tasso alcolemico accertato pari a 1,61 g/l – 1,63 g/l, con l’aggravante di avere provocato un incidente, riformando la sentenza di primo grado con esclusivo riferimento alla concessione del beneficio della non menzione.

2. La Corte di Appello, dopo aver espressamente rinviato a quanto stabilito dal giudice di primo grado, ha ritenuto infondato il primo motivo d’impugnazione, rilevando come dal verbale di accertamenti urgenti ai sensi dell’articolo 354 c.p.p., comma 3, risultasse adempiuto l’obbligo di avviso all’imputato della facolta’ di nominare un difensore di fiducia; ha considerato infondato il secondo motivo di appello concernente l’inattendibilita’ dell’accertamento eseguito oltre 30 minuti dopo l’incidente, richiamando le dichiarazioni rese dall’altro conducente coinvolto nel sinistro, che aveva affermato che l’imputato, dal momento dell’incidente sino all’arrivo della pattuglia della stradale, non aveva ingerito alcuna sostanza alcolica, ed elencando gli altri elementi indiziari, segnatamente la condotta di guida incongrua, incontrollata, irragionevolmente spericolata dell’imputato, nonche’ la gravita’ dei due impatti del veicolo contro un edificio, prima, e contro un’altra autovettura, dopo, dai quali riteneva desumibile la considerevole alterazione dello stato psicofisico dell’imputato, sottolineando come, in ogni caso il breve intervallo di tempo tra il verificarsi del sinistro e l’avvenuto rilevamento del tasso alcolico rendesse attendibile lo stesso accertamento strumentale; ha ritenuto infondato il terzo motivo di appello concernente il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, indicando la gravita’ della condotta del prevenuto, desumibile dalle modalita’ del sinistro.

3. Ricorre per cassazione, a mezzo di difensore, (OMISSIS) censurando la sentenza impugnata per i seguenti motivi:

a) inosservanza ed erronea applicazione degli articoli 354 e 356 c.p.p. e articolo 114 disp. att. c.p.p. in relazione all’articolo 606 c.p.p., lettera c). Il ricorrente sostiene che la Corte avrebbe erroneamente ritenuto utilizzabile il verbale di accertamento urgente eseguito con alcoltest negando rilevanza alla circostanza che nel verbale non risultasse barrata alcuna delle due caselle inerenti alla risposta del (OMISSIS) a tale avvertimento, mentre il verbale consiste in un modulo prestampato che non offre alcuna garanzia dell’effettiva lettura del suo testo completo laddove non venga integrato con le necessarie risposte fornite nella contestualita’ dall’imputato. Non essendovi l’indicazione della risposta, si assume, non vi sarebbe la prova che la domanda sia stata formulata, essendo necessario che il verbale contenga tanto la menzione dell’avvenuto avviso quanto le dichiarazioni del soggetto indagato;

b) mancanza, contraddittorieta’ o manifesta illogicita’ della motivazione rilevante ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., lettera c) – inosservanza o erronea applicazione dell’articolo 186 C.d.S., comma 2, lettera c). Il ricorrente censura la sentenza impugnata per aver ritenuto sussistente l’ipotesi piu’ grave disciplinata dal comma 2 lettera c) a fronte di un accertamento eseguito a mezzo di alcoltest sicuramente inutilizzabile e, per certo, inattendibile. L’accertamento eseguito dalla polizia stradale di Tolmezzo, si assume, era inattendibile in quanto non forniva la prova che la misura rilevata fosse effettivamente corrispondente a quella esistente al momento in cui l’imputato si trovava alla guida, ossia mezz’ora prima. La circostanza che i due dati rilevati fossero risultati in progressione imponeva di accertare se, nel momento in cui si trovava alla guida dell’autovettura, l’imputato versasse in fase di assorbimento dell’alcol ma non avesse ancora superato la soglia di 1,50 g/l, mentre la Corte territoriale, con affermazione arbitraria, indimostrabile e indimostrata, ha ritenuto che la condotta di guida posta in essere dall’imputato fosse autonomamente idonea a far ritenere con ampio margine di certezza che il livello di alterazione alcolica del prevenuto fosse al momento del fatto gia’ superiore ai parametri indicati dall’articolo 186, comma 2, lettera c), sulla base di una considerazione priva di rigore scientifico in quanto la reazione fisica all’assorbimento dell’alcol non e’ catalogabile sulla base di indici comportamentali, peraltro descritti dagli agenti accertatori con la sola annotazione “alito fortemente vinoso”. Il giudice avrebbe quindi dovuto ravvisare l’ipotesi piu’ lieve, non essendo possibile affermare al di la’ di ogni ragionevole dubbio che la condotta dell’agente rientrasse nell’ambito di una delle altre due ipotesi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo di ricorso e’ manifestamente infondato.

Nel caso in cui l’accertamento del tasso alcolemico muova dalla ritenuta emersione di una notizia di reato, esso si concreta in un atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile, da ricondursi alla tipologia richiamata dall’articolo 354 c.p.p., comma 3; di conseguenza, in ragione del disposto dell’articolo 114 disp. att. c.p.p., la polizia giudiziaria, nel compimento dell’atto, avverte la persona sottoposta alle indagini che ha facolta’ di farsi assistere dal difensore di fiducia, senza che sia necessario procedere alla nomina di un difensore d’ufficio, qualora quello di fiducia non sia stato nominato o, nominato, non sia comparso, per procedere all’accertamento. La giurisprudenza di legittimita’, con orientamento consolidato, ha affermato che la violazione dell’articolo 114 disp. att. c.p.p. da’ luogo ad una nullita’ di ordine generale ma non assoluta e richiama l’articolo 182 c.p.p., comma 2, per affermare che tale nullita’ deve essere eccepita prima del compimento dell’atto ovvero, se cio’ non e’ possibile, immediatamente dopo, senza attendere il compimento del primo atto successivo. La nullita’ in parola puo’ essere anche rilevata d’ufficio, secondo quanto previsto dall’articolo 182 c.p.p., ma cio’ non e’ possibile quando la parte sia decaduta dalla possibilita’ di proporre la relativa eccezione e comunque quando la nullita’ si sia sanata.1.1. Come ripetutamente affermato da questa Corte, la nullita’ di un atto al quale la parte assiste deve essere eccepita, a norma dell’articolo 182 c.p.p., comma 2, al piu’ tardi immediatamente dopo il compimento dell’atto, indipendentemente dal fatto che vi sia o meno un successivo atto del procedimento al quale intervengano la stessa parte o il difensore, potendo formularsi l’eccezione anche al di fuori dell’espletamento di specifici atti mediante lo strumento delle memorie o richieste che, ai sensi dell’articolo 121 c.p.p., possono essere inoltrate in ogni stato e grado del procedimento (Sez.4, n. 44840 del 11/10/2012, P.G. in proc. Tedeschi, Rv. 254959; Sez. 1, n.24733 del 21/05/2004, Defina, RV. 228509). In alcune pronunce, la norma e’ stata interpretata nel senso che la nullita’ deve essere eccepita dal difensore subito dopo la sua nomina, ovvero entro il termine di cinque giorni che l’articolo 366 c.p.p. gli concede per l’esame degli atti (Sez. 3, n. 14873 del 28/03/2012, Rispo, Rv.252397; Sez. 2, n. 13392 del 23/03/2011, Mbaye, Rv. 250046; Sez. 4, n.15739 del 14/03/2008, Alberti, Rv.239737); in altre si e’, comunque, affermato che deve considerarsi tardiva l’eccezione dedotta a distanza di parecchi giorni e in occasione di un primo atto successivo del procedimento (Sez. 4, n. 45622 del 4/11/2009, Marci, Rv.245797; Sez.4, n.45621 del 4/11/2009, Moretti, Rv. 245462).

1.2. Piu’ recentemente, in una pronuncia di questa Sezione si e’ chiarito come non sia necessario, con specifico riferimento all’esecuzione di alcoltest, a differenza di quanto opinabile in caso di atti del procedimento quali perquisizione o sequestri, che il termine entro il quale la nullita’ intermedia eventualmente verificatasi debba essere eccepita sia tale da garantire il previo instaurarsi del rapporto difensivo, trattandosi di eccezione che puo’ essere avanzata direttamente dall’interessato in quanto non ricorrono facolta’ processuali che comportino la cognizione di elementi tecnici rientranti nelle specifiche competenze professionali del difensore (Sez.4, n.36009 del 4/06/2013, P.G. e altro, Rv. 255989).

1.3. Il ricorrente ha dedotto di avere eccepito la predetta nullita’ in sede di opposizione al decreto penale di condanna, quale prima occasione processuale utile ma, in ossequio ai principi sopra enunciati, trattandosi di accertamento eseguito il 18/07/2009, il lasso di tempo trascorso tra tale data e la data dell’opposizione, durante il quale il difensore o la stessa parte avrebbero potuto formulare l’eccezione di nullita’ mediante memorie o richieste ai sensi dell’articolo 121 c.p.p., avrebbe imposto il rilievo della sanatoria di un’eventuale nullita’.

2. Nel caso in esame, peraltro, la Corte territoriale ha esaminato nel merito tale eccezione e ne ha ritenuta l’infondatezza sulla base del fatto che il verbale di accertamento urgente redatto ai sensi dell’articolo 354 c.p.p., comma 3, dalla polizia stradale di Tolmezzo contenesse l’indicazione circa l’avvenuto avviso al conducente della facolta’ di farsi assistere dal difensore di fiducia. La censura mossa dal ricorrente, che vorrebbe desumere la non corrispondenza al vero di quanto attestato dal pubblico ufficiale redigente dal fatto che il verbale e’ costituito da un modulo prestampato sul quale non sono state barrate le caselle relative alla risposta data dal conducente, involge una questione di fatto e propone una lettura delle emergenze processuali alternativa a quella contenuta nel provvedimento impugnato, insindacabile in sede di legittimita’, laddove logicamente motivata come nel caso in esame, avendo il giudice di merito ritenuto irrilevante la circostanza che – per mera omissione materiale o per effettiva mancata risposta da parte del prevenuto, annebbiato dall’alcol – non risultasse barrata alcuna delle due caselle relative alla scelta, atteso che tale circostanza non era idonea a legittimare la convinzione che tale avviso non fosse stato formulato.

2.1. Risulta, in ogni caso, dirimente il rilievo per cui il verbale di accertamenti urgenti deve essere consacrato, secondo quanto prevede l’articolo 357 c.p.p., comma 2, lettera e), in un verbale da redigere, come si evince dal richiamo contenuto nell’articolo 357 c.p.p., comma 3, secondo le modalita’ previste per la redazione dei verbali di udienza che, argomentando dall’articolo 142 c.p.p., sono atti redatti da pubblico ufficiale la cui nullita’ e’ tassativamente prevista nel solo caso in cui vi sia incertezza assoluta sulle persone intervenute o manchi la sottoscrizione del redigente. La possibilita’ per il giudice di utilizzare, nel rito abbreviato, a norma dell’articolo 442 c.p.p., comma 1-bis, gli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero incide, peraltro, in senso preclusivo esclusivamente con riguardo ai vizi che determinino inutilizzabilita’ patologica (Sez. 2, n 19483 del 16/04/2013, Avallone, Rv. 256038; Sez. 3, n.23432 del 05/05/2010, D.P.,Rv. 247638;Sez. 1, n.19152 del 19/03/2009, P.G.in proc. Patitucci, Rv. 243574; Sez. 1, n.1563 del 05/12/2006,dep. 19/01/2007, P.G. in proc. Montalto, Rv. 236228; Sez. 6, n. 4125 del 17/10/2006, dep. 01/02/2007, Cimino, Rv. 235600).

2.2. Ma la richiesta di rito abbreviato non incide esclusivamente sull’utilizzabilita’ degli atti, tanto piu’ nel caso in cui si tratti dei verbali degli accertamenti e dei rilievi eseguiti dagli ufficiali di polizia giudiziaria ai sensi dell’articolo 354 c.p.p., comma 2, che, in quanto atti irripetibili, potrebbero essere acquisiti anche al fascicolo per il dibattimento a norma dell’articolo 431 c.p.p., comma 1, lettera b) (Sez.2, n.17423 del 23/01/2009, Trokthi, Rv.244344), consentendo anche di apprezzarne la piena valenza probatoria in ragione del consenso prestato dall’imputato all’utilizzazione di atti assunti non in contraddittorio tra le parti. La non corrispondenza al vero di quanto attestato nel verbale redatto dalla polizia stradale, a prescindere dall’ulteriore questione dei poteri certificativi dell’autorita’ redigente, avrebbe, in ogni caso, dovuto essere sostenuta dalla deduzione di chiari elementi istruttori di segno contrario, che nel caso di specie non risultano essere stati sottoposti all’esame del giudice di merito.

3. Il secondo motivo di ricorso e’ infondato.

3.1. Deve, in proposito, essere ribadito il principio gia’ affermato nella giurisprudenza di questa Corte per cui, ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, tale stato puo’ essere accertato, per tutte le ipotesi attualmente previste dall’articolo 186 C.d.S., con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale, dovendosi comunque ravvisare l’ipotesi piu’ lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle altre ipotesi che conservano rilievo penale (Sez.4, n.28787 del 9/06/2011, P.G. in proc. Rata, Rv.250714; Sez.4, n.45122 del 6/11/2008, Corzani, Rv.241764).

3.2. Tale principio puo’ essere ulteriormente sviluppato, nel senso che il decorso di un intervallo temporale di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini della sussunzione del fatto in una delle due ipotesi di rilievo penale, verificare la presenza di altri elementi indiziari.

3.3. Come recentemente chiarito da questa Sezione a proposito della validita’ del rilevamento alcolemico in un caso analogo, il decorso di un intervallo temporale tra la condotta di guida e l’esecuzione del test e’ inevitabile, potendosi ritenere logico sostenere che un lasso di tempo di circa mezz’ora non condizioni la validita’ del rilevamento mediante alcoltest (Sez.4, n.21991 del 28/11/2012, dep. 22/05/2013, Ghio, Rv.256191).

3.4. A sostegno del dedotto vizio motivazionale, il ricorrente ha poi argomentato l’inattendibilita’ del test alcolemico dal fatto che, essendo stati rilevati due dati in progressione (1,61 g/l alle 17:50 e 1,63 g/l alle 17:56), cio’ costituiva indizio che l’imputato si trovasse nella fase di assorbimento, con conseguente impossibilita’ di stabilire con grado di certezza che, al momento della guida, mezz’ora prima, il suo tasso alcolemico fosse superiore 1,50 g/l. Assume, inoltre, l’erronea sussunzione della fattispecie concreta nell’ipotesi di reato di cui all’articolo 186 C.d.S., comma 2, lettera c) in quanto gli agenti accertatori non avevano descritto alcuna condotta sintomatica di una persona in stato di alterazione alcolica. Trattasi, a ben vedere, di una prospettazione dei fatti e di una valutazione delle emergenze istruttorie alternativa a quella fornita dalla Corte territoriale, che ha valorizzato il dato istruttorio per cui l’imputato non risultava aver assunto alcuna sostanza alcolica dopo l’incidente e prima dell’arrivo della pattuglia della polizia stradale ed ha disatteso la tesi difensiva in merito all’incertezza della prova del tasso alcolemico (basata sull’impossibilita’ di accertare se al momento del test l’organismo si trovasse nella fase ascendente della curva alcolemica ovvero in quella discendente), evidenziando l’autonoma idoneita’ probatoria della condotta di guida dell’imputato a far ritenere, con ampio margine di certezza, che il livello di alterazione alcolica del prevenuto fosse, al momento del fatto, gia’ superiore ai parametri indicati dall’articolo 186 C.d.S., comma 2, lettera c), richiamando le spettacolari modalita’ del sinistro (pag. 7) e la circostanza che l’imputato non avesse in alcun modo reagito alle ripetute segnalazioni di un altro conducente, che aveva tentato inutilmente di richiamare la sua attenzione con l’uso del clacson e dei fari. La Corte ha, in ogni caso, ritenuto che il breve intervallo di tempo intercorso tra il sinistro e il test alcolemico non potesse averne inficiato l’attendibilita’.

3.5. La motivazione espressa nella sentenza impugnata risulta esente da contraddittorieta’, avendo la Corte territoriale tenuto conto delle contestazioni mosse dall’appellante ed essendo, tuttavia, pervenuta con adeguata giustificazione del percorso logico seguito, alla conferma della sentenza di primo grado, applicando correttamente i principi sopra indicati e pervenendo alla sussunzione del fatto nella piu’ grave delle ipotesi disciplinate dall’articolo 186 C.d.S., comma 2, in ragione del concorrente accertamento di una serie di elementi indiziari idonei a corroborare il dato, acquisito mediante etilometro, di un tasso alcolemico superiore a g/l 1,50.

4. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato; al rigetto del ricorso segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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