Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 marzo 2014, n. 6289. Ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 marzo 2014, n. 6289. Ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri

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Suprema Corte di Cassazione

sezione I

sentenza 19 marzo 2014, n. 6289

REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22668/2009 proposto da:

(OMISSIS) (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2427/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 10/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15/10/2013 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA SAN GIORGIO;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato (OMISSIS) che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE Sergio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. – Il Tribunale di Viterbo, pronunciato lo scioglimento del matrimonio civile contratto tra (OMISSIS) ed (OMISSIS) il (OMISSIS), affido’ l’unico figlio della coppia, nato il (OMISSIS), ad entrambi i genitori confermandone la collocazione, disposta in sede di giudizio di separazione, presso la casa paterna, e, per cio’ che ancora rileva nella presente sede, riconobbe il diritto della (OMISSIS) di ricevere l’assegno di divorzio, liquidandolo nella misura di euro 200 mensili.

Avverso tale sentenza propose appello il (OMISSIS), ribadendo la domanda di revoca dell’assegno di divorzio, gia’ formulata in primo grado, nonostante nell’atto introduttivo del giudizio egli avesse chiesto la conferma del contributo mensile di 100 euro, giustificando il mutamento della domanda con riferimento al nuovo matrimonio contratto da cui era nato un figlio, con conseguente aggravio degli oneri familiari.

2. – La Corte d’appello di Roma, con sentenza depositata il 10 giugno 2009, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha determinato in euro 100,00 mensili l’importo dell’assegno divorzile dovuto dal (OMISSIS) alla (OMISSIS). Il giudice di secondo grado, premessa la disparita’ economica tra le parti, ha sottolineato – per quanto ancora rileva nella presente sede – che il nuovo matrimonio del (OMISSIS) e la sua recente paternita’ hanno determinato un aggravio dei suoi oneri familiari, mentre la (OMISSIS) e’ proprietaria dell’appartamento in cui abita e, benche’ allo stato priva di una stabile attivita’ lavorativa, ha sicure potenzialita’ reddituali, essendo ancora giovane, di discreto livello culturale, in grado di parlare almeno due lingue, e specializzata come parrucchiera. Valutati tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, che e’ stata di otto anni e sette mesi, con interruzione della convivenza dopo neppure quattro anni dalla celebrazione del matrimonio, la Corte e’ pervenuta alla riduzione nel senso sopraindicato dell’importo dell’assegno di divorzio.

3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre la (OMISSIS) sulla base di un unico articolato motivo di ricorso. Resiste con controricorso il (OMISSIS). Il controricorrente ha depositato memoria.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Il Collegio ha deliberato l’adozione della forma semplificata nella redazione della motivazione della presente sentenza.

2. – Con l’unico, complesso motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’articolo 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970, come modificato dall’articolo 10 della legge n. 74 del 1987. La Corte di merito avrebbe proceduto, ai fini della determinazione della misura dell’assegno divorzile, ad una valutazione delle condizioni economiche del coniuge piu’ debole attraverso un giudizio espresso sul piano della ipoteticita’ ed astrattezza, anziche’ su quello della effettivita’ e concretezza, effettuando un apprezzamento di tipo probabilistico e non fondato su dati realmente esistenti con riferimento alla specifica fattispecie. Ed anche la nascita di un figlio dalla nuova unione del (OMISSIS) non avrebbe potuto comprimere il diritto dell’ex coniuge all’assegno divorzile.

La illustrazione della censura si conclude con la formulazione, ai sensi dell’articolo 366-bis cod.proc. civ., applicabile nella specie ratione temporis, dei seguenti quesiti di diritto: “Dica codesta Ecc.ma Corte se: 1) Ai fini dell’attribuzione dell’assegno di divorzio e della determinazione della sua misura, ai sensi dell’articolo 5 della Legge 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo modificato dall’articolo 10 della Legge 6 marzo 1981, n. 74), l’accertamento del giudice del merito in ordine alle condizioni economiche dei coniugi ed al reddito di entrambi debba essere compiuto non in astratto bensi’ in concreto evitando di fondare la decisione su meri apprezzamenti probabilistici, non fondati su dati realmente esistenti con riferimento alla specifica fattispecie; 2) la nascita di un figlio in seconde nozze dell’onerato sia evento tale da comportare la revoca dell’assegno posto a suo carico ai sensi dell’articolo 5 della Legge 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo modificato dall’articolo 10 della Legge 6 marzo 1987, n. 74)”.

3. – La censura, nella sua duplice articolazione, e’ destituita di fondamento.

3.1. – Anzitutto, non e’ esatto che la Corte di merito abbia fondato la propria decisione in ordine alla misura dell’assegno divorzile in questione su meri apprezzamenti probabilistici. In realta’, il giudice di secondo grado ha dapprima verificato, sulla base della disparita’ della situazione reddituale dei coniugi, la inadeguatezza dei mezzi della (OMISSIS) raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

Quindi, ai fini della determinazione della misura dell’assegno, la Corte di merito ha utilizzato i parametri moderatori di cui all’articolo 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970, in conformita’ al consolidato orientamento di questa Corte (v., per tutte, Cass., sent. n. 20582 del 2010).

La quantificazione dell’assegno in favore della (OMISSIS) e’ cosi’ avvenuta tenendosi presenti, per un verso, la titolarita’ in capo alla donna della proprieta’ dell’appartamento da lei abitato, e, per l’altro, la sua attitudine al lavoro, valutata non gia’ in modo ipotetico ed astratto, bensi’ alla stregua di concrete e plurime prospettive collegate alla sua eta’ ancora giovanile, nonche’ alla sua specializzazione ed alla conoscenza di due lingue.

3.2. – Quanto, poi, al profilo della doglianza attinente alla nascita di un figlio dall’unione del (OMISSIS) con la nuova compagna, ed ai conseguenti maggiori oneri a carico dello stesso, deve rilevarsi che secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove, a sostegno della richiesta di diminuzione dell’assegno di divorzio, siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti, salvo che la complessiva situazione patrimoniale dell’obbligato sia di tale consistenza da rendere irrilevanti i nuovi oneri (Cass. civ., sentt. n. 4551 del 2012, n. 25010 del 2007).

Se, quindi, la costituzione di una nuova famiglia non rappresenta un automatico presupposto che impone la rideterminazione dell’assegno di mantenimento, e’ altrettanto errato ritenere che il sistema normativo si basi su una considerazione di non necessarieta’ della scelta del coniuge obbligato. Al contrario, il diritto alla costituzione della famiglia e’ un diritto fondamentale anche nel contesto costituzionale e sovranazionale della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo del 1950 (articolo 12), e come tale e’ riconosciuto anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (articolo 9), senza che sia possibile considerare il divorzio come limite oltre il quale tale diritto e’ destinato a degradare al livello di mera scelta individuale non necessaria.

Nella specie, la circostanza di un nuovo matrimonio e della nascita di un figlio e’ stata correttamente valutata come giustificativa della modifica dell’entita’ dell’assegno di mantenimento, in correlazione anche con l’altra circostanza dell’essere il (OMISSIS) onerato in via esclusiva del mantenimento del figlio nato dal primo matrimonio, e di una situazione reddituale.

4. – In definitiva, il ricorso deve essere rigettato. In applicazione del criterio della soccombenza, le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, devono essere poste a carico della ricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in complessivi euro 2.200,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori di legge. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalita’ e gli altri dati identificativi a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52.

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