Cassazione civile 2014

Corte di Cassazione, sezione lavoro, Sentenza 21 gennaio 2014, n. 1157. Il datore di lavoro che dopo il licenziamento di un proprio dipendente ne abbia assunti altri entro il termine di un anno deve risarcire il danno al prestatore ingiustamente allontanato a meno che non fornisca la prova della inevitabilità della scelta motivandola con la necessità di una diversa professionalità

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Suprema Corte di Cassazione

sezione lavoro
Sentenza 21 gennaio 2014, n. 1157

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ROSELLI Federico – Presidente
Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere
Dott. TRIA Lucia – Consigliere
Dott. BERRINO Umberto – Consigliere
Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 29618-2011 proposto da:
(OMISSIS) S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta delega in atti;
– ricorrente –
contro
(OMISSIS) C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS), giusta de lega in atti;
– controricorrente –
avverso la sentenza n. 1490/2010 della CORTE D’APPELLO di MESSINA, depositata il 07/12/2010 R.G.N. 1919/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/11/2013 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MAMMONE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CELENTANO Carmelo che ha concluso per il rigetto del ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1.- (OMISSIS), premesso di essere stata dipendente stagionale di un albergo gestito da (OMISSIS) s.r.l. nell’anno 1993 e di non essere stata riassunta alla ripresa dell’attivita’ il 15.03.94, chiedeva al giudice del lavoro di Messina la condanna di detto datore al risarcimento del danno per la mancata riassunzione per il periodo tra la data della ripresa ed il 31.07.94, in cui aveva trovato altra occupazione.
2.- Accolta la domanda e proposta impugnazione da (OMISSIS), la Corte d’appello di Messina con sentenza del 7.12.10 rigettava l’appello, ritenendo ingiustificata la mancata riassunzione, atteso che il datore aveva riassunto tutti i dipendenti in servizio nella precedente stagione, salvo la (OMISSIS), la quale pure aveva diritto al reimpiego entro il termine annuale previsto dalla Legge 29 aprile 1949, n. 264, articolo 15.
3.- Propone ricorso per cassazione (OMISSIS). Risponde con controricorso e memoria (OMISSIS).
MOTIVI DELLA DECISIONE
4.- (OMISSIS) deduce due motivi di ricorso:
4.1.- Con il primo motivo e’ dedotta violazione della Legge 29 aprile 1949, n. 264, articolo 15, per la quale i lavoratori licenziati per riduzione di personale hanno la precedenza per la riassunzione presso l’azienda entro un anno. Tale disposizione e’ rivolta esclusivamente agli organi del collocamento e non anche ai datori di lavoro, i quali non possono procedere all’assunzione diretta, ma debbono obbligatoriamente chiedere l’avviamento per categoria e qualifica, avendo il solo obbligo di dichiarare il nominativo dei lavoratori licenziati nell’anno precedente per riduzione di personale. Pertanto, non essendo contestato che (OMISSIS) avesse presentato la richiesta all’ufficio di collocamento, il mancato avviamento doveva ascriversi ad omissione dell’ufficio in questione e non a responsabilita’ del datore di lavoro.
4.2.- Con il secondo ed il terzo motivo, parte ricorrente ripropone sotto il profilo della violazione dell’articolo 2697 c.c., della carenza di motivazione e dell’omesso esame la tesi (dedotta anche in secondo grado) sostenuta nel motivo che precede.
5.- Procedendo all’esame dei tre motivi in unico contesto, deve rilevarsi che il giudice di merito ha rilevato in fatto che l’attivita’ esercitata da (OMISSIS) s.r.l. aveva carattere stagionale e che il datore il 15.03.94, alla ripresa dell’attivita’, non aveva riassunto, assieme agli altri dipendenti stagionali, la (OMISSIS). La norma regolatrice di tale fattispecie e’ stata individuata dallo stesso giudice nella disposizione della Legge 29 aprile 1949, n. 264, articolo 15, per la quale “i lavoratori licenziati da un’azienda per riduzione di personale hanno la precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda entro un anno” (u.c.). Tale inquadramento normativo, non risultando la (OMISSIS) rientrante in categorie di lavoratori assistite da leggi specificamente mirate, deve ritenersi corretto in quanto riferito a disposizione legislativa di carattere generale.
6.- Circa il contenuto di detta disposizione, ratione temporis vigente alla data del rapporto di lavoro, la giurisprudenza di legittimita’ ha ritenuto che la Legge n. 264 del 1949, articolo 15 non solo spiega effetti anche nei rapporti tra lavoratore e impresa, attribuendo al primo un diritto soggettivo alla riassunzione, ma anche, sulla base di un’interpretazione estensiva, trova applicazione a tutti i licenziamenti intimati per riduzione, trasformazione o cessazione di attivita’ o di lavoro (Cass. 2.08.04 n. 13363 e 8.02.00 n. 1410). In particolare la stessa giurisprudenza ha ritenuto che il datore di lavoro che assuma lavoratori diversi (in luogo di quelli licenziati) entro il suddetto termine annuale (riferito alla stipulazione di relativi contratti) puo’ sottrarsi alla responsabilita’ per inadempimento, ex articolo 1218 c.c., ed al conseguente obbligo di risarcimento del danno, solo ove fornisca la prova della assoluta inevitabilita’ della scelta, sotto il profilo delle professionalita’ assolutamente peculiari da acquisire all’azienda ovvero della impossibilita’ di procedere alla stipulazione di contratti dei quali potrebbero essere parti gli ex dipendenti (Cass. 5.10.02 n. 14293).
7.- Essendosi la Corte d’appello attenuta a tali principi, le censure mosse alla sentenza impugnata sono da ritenere infondate ed il ricorso deve essere rigettato.
Le spese del giudizio di legittimita’, come di seguito liquidate, seguono la soccombenza. I compensi professionali vanno liquidati in euro 2.500 sulla base del Decreto Ministeriale 20 luglio 2012, n. 140, tab. A-Avvocati, con riferimento alle tre fasi previste per il giudizio di cassazione (studio, introduzione, decisione) ed allo scaglione del valore indeterminabile.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del giudizio di legittimita’, che liquida in euro 100 (cento) per esborsi ed in euro 2.500 (duemilacinquecento) per compensi, oltre Iva e cpa.
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