Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 24 gennaio 2014 n. 1464. La disposizione dettata dall’art. 1469-bis c.c., terzo comma, n. 19 si interpreta nel senso che il legislatore, nelle controversie tra consumatore e professionista, abbia stabilito la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, presumendo vessatoria la clausola che individui come sede del foro competente una diversa località

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Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 24 gennaio 2014 n. 1464. La disposizione dettata dall’art. 1469-bis c.c., terzo comma, n. 19 si interpreta nel senso che il legislatore, nelle controversie tra consumatore e professionista, abbia stabilito la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, presumendo vessatoria la clausola che individui come sede del foro competente una diversa località

Corte di Cassazione bis

Il testo integrale

                       

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 24 gennaio 2014 n. 1464[1]

 

La disposizione dettata dall’art. 1469-bis c.c., terzo comma, n. 19 si interpreta nel senso che il legislatore, nelle controversie tra consumatore e professionista, abbia stabilito la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, presumendo vessatoria la clausola che individui come sede del foro competente una diversa località (Cassazione S.U. n. 14669/2003).

Ladirettiva comunitaria 93/13 CEE (concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori) afferma la sua applicabilità <<a qualsiasi contratto stipulato tra un professionista e un consumatore>>. E Il Dlgs 206/2005, art. 3, lett. a) (come modificato dal Dlgs 221/2007, art. 3), definisce il consumatore come: la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. E lo stesso articolo 3, alla lett. e) definisce il professionista come la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario.

È evidente, quindi che la disciplina del consumatore si applica anche al professionista prestatore d’opera intellettuale (2229 c.c.), qual è l’avvocato

Deve essere considerato consumatore e beneficia della disciplina di cui all’art. 1469 bis c.c. e segg. (attualmente Dlgs n. 2006 del 2005, artt. 3 e 33 e segg.) la persona fisica che, anche se svolge attività imprenditoriale o professionale, conclude un qualche contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’esercizio di dette attività, mentre deve essere considerato “professionista” tanto la persona fisica quanto quella giuridica, sia pubblica che privata, che invece utilizza il contratto nel quadro della sua attività imprenditoriale e professionale, ricomprendendosi in tale nozione anche gli atti posti in essere per uno scopo connesso all’esercizio dell’impresa.

1 Commento

  1. Casimiro Mondino 24 luglio 2014 at 11:26 - Reply

    Io trovo non imbarazzante ma angosciante che la Corte di Cassazione in una sentenza del 2014 faccia riferimento ad un articolo (il 1469-bis comma 3 punto 19) che è stato “SOSTITUITO” con un nuovo articolo 1469-bis (che impone l’utilizzo integrale del codice del consumo o di norme più favorevole al consumatore a far data dalla data di promulgazione del vecchio articolo 1469-bis, in quanto sostituito) nel 2005 dal decreto legislativo 206 con l’articolo 142.
    Che dopo 9 anni i giudici di Cassazione, ovvero i giudici che devono garantire l’omogenea applicazione della legge) si pronuncino su un articolo sostituito 9 anni prima (e quindi scomparso sin dalla sua origine a favore dell’articolo 33 del codice del consumo) lascia basiti.
    Non si può riformare la giustizia se prima no la si riqualifica profondamente ed a tutti i livelli.

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