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Il mandato

Il mandato

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Il mandato

Sommario

 

1) DISPOSIZIONI GENERALI – pag. 1

2) NATURA – pag. 2

3) I REQUISITI DEL CONTRATTO – pag. 2

4) I SOGGETTI – pag. 3

5) IL MANDATO (TIPICO) SENZA RAPPRESENTANZA – pag. 4

6) GLI OBBLIGHI DEL MANDATARIO – pag. 5

7) LE OBBLIGAZIONI DEL MANDANTE – pag. 6

8) LIMITI DEL MANDATO – pag. 7

9) LA RATIFICA – pag. 8

10) L’ESTINZIONE – pag. 9

11)  IL MANDATO CON – RAPPRESENTANZA – pag. 10

12)   LE FIGURE AFFINI E DIFFERENTI – pag. 11

Note – pag. 12

1)            DISPOSIZIONI GENERALI

art. 1703 c.c.     nozione: il mandato è il contratto col quale una parte (mandatario) si obbliga  a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (mandante).

        Esso s’inquadra nei cosiddetti contratti ausiliari, in quanto rappresenta una tipica manifestazione del fenomeno della cooperazione.

        Caratteristiche di tale cooperazione sono:

A)     la sostituzione; il mandatario opera al posto del mandante

B)     l’autonomia; l’attività giuridica del mandatario viene svolta discrezionalmente senza vincolo di dipendenza

C)     la giuridicità; perché il mandatario compie solo negozi o atti giuridici o a rilevanza giuridica.

Per la S.C.[1] non si versa in un’ipotesi di mandato allorché quelli che il supposto mandatario deve compiere in nome e per conto del preteso mandante non rivestano la natura di atti giuridici, ma consistano solo in un’attività esecutiva riguardante adempimenti tecnico-pratici e di cooperazione materiale, da cui esuli ogni profilo giuridico-negoziale, tanto meno se di tali adempimenti il preteso mandatario debba sopportare in tutto o in parte il rischio economico.

Successivamente la medesima Cassazione [2] ha modificato “leggermente” il tiro affermando che la prestazione del mandatario non deve necessariamente consistere nel compimento di negozi giuridici, ma può concretarsi anche nel compimento di atti volontari non negoziali che abbiano rilevanza giuridica. L’accertamento del giudice del merito in ordine all’esistenza o meno del mandato è incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata motivazione.

  • Mandato e  procura[3]

          Le due figure vanno nettamente distinte:

1) il mandato – è un contratto che obbliga il mandatario a compiere uno o più atti giuridici per conto del mandante;

2) la procura – è un negozio giuridico unilaterale  che conferisce il potere di rappresentanza, ma non obbliga ad agire in nome e per conto.

Per la S.C.[4] procura e contratto di mandato senza rappresentanza producono effetti negoziali diversi:

1)   la prima conferisce ad un soggetto il potere di agire nel nome ed in vece del rappresentante;

2)   il secondo obbliga il mandatario al compimento di attività giuridiche nell’interesse del mandante, senza spendere il suo nome.

Poiché però entrambi i negozi assolvono il ruolo di manifestazione della volontà, rispettivamente del rappresentato, o del mandante, di ottenere il compimento dell’attività da parte del rappresentante o del mandatario, condizione di validità dell’uno e dell’altro è che tale manifestazione abbia la medesima forma prescritta perché l’attività — che può, o deve, esser compiuta — possa produrre gli effetti voluti.

Qualora invece il mandante conferisca la rappresentanza al mandatario, la forma per la validità del contratto di mandato è libera, con conseguente costituzione dei rispettivi diritti e obblighi, mentre per la forma necessaria alla validità della procura si applicano i principi predetti.

  • Mandato ed autorizzazione

Con l’espressione autorizzazione viene indicato il negozio unilaterale con cui un soggetto conferisce ad altro soggetto il potere di compiere atti giuridici ad influire solo in via mediata nella sfera giuridica dell’autorizzante, rispetto al quale gli effetti giuridici, immediatamente si produrranno.

Si differenzia dal mandato perché appunto l’autorizzazione è un negozio unilaterale.

  • Mandato ed ambasceria

Il fenomeno dell’ambasceria,  si ha quando un soggetto (nuncius), pur agendo in nome altrui, non manifesta una volontà ma si limita a trasmettere  o dichiarare quella del soggetto interessato.

Questa figura va inquadrata nell’ambito della cooperazione materiale e non

della cooperazione giuridica.

  • Mandato e la delegazione amministrativa

In tema la S.C.[5] ha affermato che la delegazione amministrativa costituisce un istituto peculiare del diritto pubblico e non è, senz’altro, assimilabile al mandato, per cui non possono ad essa indiscriminatamente applicarsi i principi privatistici propri di quest’istituto. Nella delegazione intersoggettiva, in particolare (che, a differenza di quella interorganica, la quale opera nell’ambito di uno stesso ente pubblico, si esplica invece tra enti diversi) la legittimazione, attribuita al delegato, all’esercizio, entro i limiti prefissati nell’atto di conferimento, di poteri e funzioni spettanti al delegante, non può essere giuridicamente qualificabile in base alle nozioni privatistiche del mandato e della rappresentanza, né può dirsi che l’ente delegato operi come un organo, sia pure straordinario, dell’ente delegante. In realtà, detta delegazione, importando una deroga (preventivamente consentita dalla legge) alle norme sulla competenza amministrativa, pone il delegato, nei limiti della delega o per la durata di essa, in una condizione pari a quella del delegante; questi, a sua volta, viene a trovarsi, rispetto agli atti di esecuzione della delega, nella posizione di soggetto investito di funzioni di controllo. Il che importa che, di regola, salvo che l’atto di conferimento non disponga altrimenti, il delegato è investito del potere di provvedere, rispetto all’oggetto della delega, in nome proprio e non in veste di rappresentante dell’altro soggetto, pur se per conto e nell’interesse di quest’ultimo. Da ciò consegue che l’ente delegato è direttamente responsabile, nei confronti dei terzi, degli atti posti in essere in esecuzione della delega, senza che in contrario possano aver rilievo le eventuali ripercussioni ed implicazioni degli atti stessi nell’ambito del rapporto interno con il delegante e la loro incidenza nella sfera giuridica del medesimo.

Tornando all’analisi generale il mandato può essere con rappresentanza o senza rappresentanza, a seconda che al mandatario sia conferita o meno anche una procura.

Nella prima ipotesi, il mandatario esplica attività giuridica non solo per conto, ma anche in nome del mandante.

Al contratto di mandato si aggiunge la rappresentanza e l’attività giuridica posta in essere dal mandatario produce effetti direttamente nella sfera giuridico-patrimoniale del mandante (art. 1388 c.c.), senza necessità di alcuna ulteriore attività negoziale del mandatario.

Nel mandato senza rappresentanza – non ricorrendo la contemplatio domini o spendita del nome del mandante – il mandatario agisce per conto, ma non nel nome, del mandante, il quale rimane formalmente estraneo al rapporto che si instaura tra mandatario e terzo contraente in ordine al negozio posto in essere in esecuzione del mandato.

Un inciso è necessario anche sugli aspetti penali scaturenti da un rapporto di mandato, ad esempio per poter ritenere la ricorrenza dell’illecito amministrativo di cui all’art. 75 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 e non del reato previsto dall’art. 73 dello stesso d.P.R., nel caso in cui solo alcuni dei componenti del “gruppo” acquistano la sostanza “per conto degli altri” e poi procedono alla materiale suddivisione della stessa, è assolutamente necessario che gli acquirenti abbiano agito sulla base di un mandato ricevuto dagli altri.

Solo in tale evenienza potrebbe legittimamente ritenersi che tutti gli appartenenti al gruppo, proprio per effetto del mandato conferito (cfr. artt. 1388 e 1706 del codice civile), abbiano acquisito la disponibilità pro quota della sostanza, con l’effetto che la successiva ripartizione per l’uso in comune finirebbe con l’essere penalmente non significativa[6].

[……..segue pag. successiva]

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