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La simulazione

 

La simulazione

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La simulazione

Sommario

 

A) Introduzione – pag. 1

B) Accordo simulatorio – pag. 2

C) Gli effetti tra le parti – pag. 3

D) I rapporti con i creditori – pag. 4

E)  L’Azione di simulazione – pag. 5

1)   La prova                                    

2)   Questioni processuali               

F) Ambito – pag. 6

G) Glieffetti rispetto ai terzi – pag. 7

1)    I terzi non danneggiati             

2)    I terzi danneggiati                 

 

 

 

 

 

A)        Introduzione

In senso lato può dirsi che si ha il fenomeno della simulazione quando le parti, d’accordo tra loro, dichiarano di porre in essere un negozio, ma in realtà non vogliono che se ne producano gli effetti.

La simulazione viene tradizionalmente definita come la manifestazione o la creazione di un negozio apparente con l’occultamento dell’accordo tra le parti di non attribuirgli alcun effetto nei reciproci rapporti e, inoltre, come la manifestazione e la creazione di un negozio apparente con l’occultamento dell’accordo tra le parti di creare un negozio diverso da quello manifestato esteriormente e, così, generatore di effetti diversi nei reciproci rapporti: sono le due forme della simulazione individuate sulla base del dettato normativo di cui all’articolo 1414, commi 1 e 2, del c.c.: la simulazione assoluta e la simulazione relativa.

Il fenomeno giuridico della simulazione vede affiancati e sostanzialmente connessi due negozi, quello simulato o apparente (normalmente un negozio tipico) e quello qualificato dalla causa simulandi, diretto a estinguere puramente e semplicemente il primo nella simulazione assoluta ovvero a sostituirgli quello dissimulato, voluto contestualmente all’intesa simulatoria, nella simulazione relativa.

  •   Assoluta

Quando gli interessi dedotti nel contratto sono inesistenti.

Si dichiara di voler, mentre in realtà i soggetti non vogliono alcun negozio (colorem habet, substantiam vero nullam)

Questa è di solito destinata al conseguimento  di uno scopo fraudolento.

Per la S.C.[1] nella simulazione assoluta il dichiarante non vuole, in realtà, alcun negozio. Il volere, invece, un negozio diverso da quello dichiarato attiene al concetto della simulazione relativa, non di quella assoluta.

Es. trasferimento simulato che ha il solo scopo di far apparire uscito dal patrimonio dell’apparente alienante un bene, al fine di evitare esecuzioni forzate dei creditori.

  • Relativa

Quando gli interessi perseguiti siano diversi a quelli dedotti nel contratto. ipotesi in cui i contraenti, come nel caso di specie, vogliono porre in essere un negozio giuridico, ma dichiarano di volerne fare un altro che, come un velo, copre il primo effettivamente voluto (colorem habet, substantiam vero alteram).

Es. donazione a cui corrisponde in apparenza una compravendita, allo scopo di sottrarre il bene all’azione di riduzione ad opera degli eredi legittimari.

  • Natura giuridica

1)       Dottrina prevalente[2]: ruolo della volontà. Il fenomeno simulatorio consiste in una divergenza  tra la dichiarazione e la volontà. Le parti non vogliono produrre alcun effetto ovvero vogliono produrre effetti diversi rispetti a quelli discendenti da ciò che è stato dichiarato.

In senso contrario[3]: si è però sottolineato che la volontà delle parti mira a porre in essere l’intero congegno simulatorio, cosicché non può dirsi che il negozio simulato non sia voluto, avendo la funzione di creare l’apparenza.

Sussistono dunque 2 volontà, distinte ma collegate, le quali convergono nella direzione di creare un complesso meccanismo in cui i piani dell’efficacia esterna e dell’efficacia interna del regolamento, pur difformi, convivono.

2)       Altra dottrina[4]: rilevanza della causa. Il negozio simulato è privo di causa in quanto, sul piano del concreto interesse perseguito, le parti hanno escluso la produzione di ogni effetto mentre il contratto effettivamente voluto (in caso di simulazione relativa) è valido ed efficace in quanto dotato di propria causa.

3)       Per autorevole dottrina[5]: inefficacia del contratto per volontà delle parti – il negozio simulato è strutturalmente perfetto (ciò che spiega la sua validità di fronte a determinati terzi), ma è inefficace tra le parti in dipendenza dell’autoregolamento tra esse intercorso.

4)       Altra autorevole dottrina[6]: il duplice regolamento di rapporti – contrasto tra dichiarazione esterna, che le parti vogliono che sia operativa rispetto ai terzi, ed una dichiarazione interna (controdichiarazione), che per le parti vogliono che sia operativa tra di loro. Da questa duplicità di dichiarazioni è stata esattamente individuata, nella simulazione, una caratteristica manifestazione dell’autonomia privata, alla quale il legislatore permette di creare un duplice regolamento di rapporti, uno fra le parti (accordo simulatorio) ed uno rispetto ai terzi (negozio simulatorio)

  • La causa

Per la Corte di Piazza Cavour[7] l’individuazione della causa simulandi, che, identificandosi nel motivo o scopo pratico che ha indotto le parti a creare l’apparenza contrattuale, non deve risolversi necessariamente in un concreto vantaggio per tutte le parti dell’accordo simulatorio, non è indispensabile per l’accertamento di questo accordo, del quale costituisce solo un importante indizio rivelatore.

Inoltre ad escludere la causa simulandi non è sufficiente dimostrarne la insussistenza da un punto di vista esclusivamente oggettivo, ma occorre altresì dimostrare l’insussistenza della stessa anche dal punto di vista soggettivo, in relazione alla rappresentazione che le parti del negozio simulato se ne siano fatto (causa simulandi putativa)[8].

In effetti, però, l’individuazione della causa simulandi, cioè del motivo concreto per il quale le parti abbiano posto in essere un contratto in realtà non voluto, dando vita ad una mera apparenza, resta rilevante solo per fornire indizi rivelatori dell’accordo simulatorio, ma non è indispensabile ai fini della pronuncia di accertamento della simulazione medesima[9].

  • Rapporti con altre figure

Differenze sostanziali le si trovano con il negozio indiretto.

Il negozio indiretto si distingue dalla simulazione relativa perché mentre in quest’ultima le parti vogliono porre in essere un atto reale, nascondendolo sotto le diverse e fittizie apparenze di un atto diverso, palese ma meramente illusorio, e rivolto a nascondere l’atto vero, con il primo (denominato anche procedimento indiretto), invece, le parti, proponendosi di realizzare una particolare finalità, ricorrono alla combinazione di più atti, tutti veri e reali e non illusori, collegandoli insieme, in modo da giungere al fine ultimo propostosi per via indiretta ed attraverso il concorso e la reciproca reazione delle varie forme giuridiche collegate, tutte corrispondenti al vero e tutte conformi alla dichiarata volontà dei contraenti[10].

Ad esempio nel negotium mixtum cum donatione[11], che deve rivestire la forma non della donazione ma dello schema negoziale effettivamente adottato dalle parti, la causa del contratto è onerosa, ma il negozio commutativo adottato viene dai contraenti posto in essere per raggiungere in via indiretta, attraverso la voluta sproporzione delle prestazioni corrispettive, una finalità diversa ed ulteriore rispetto a quella di scambio, consistente nell’arricchimento, per mero spirito di liberalità di quello dei contraenti che riceve la prestazione di maggior valore, con ciò venendo il negozio posto in essere a realizzare una donazione indiretta (art. 809 c.c.).

Tale negozio indiretto si realizza nella vendita ad un prezzo inferiore a quello effettivo che si distingue dal negozio simulato nel quale il contratto apparente non corrisponde alla reale volontà delle parti, le quali, sotto forma di contratto oneroso, intendono invece stipulare un contratto gratuito, per cui la dichiarazione concernente il prezzo non corrisponde alla realtà[12].

Per altra decisione[13] nel cosiddetto negotium mixtun cum donatione, la causa del contratto ha natura onerosa, ma il negozio commutativo stipulato dai contraenti ha la finalità di raggiungere, per via indiretta, attraverso la voluta sproporzione tra le prestazioni corrispettive, una finalità diversa e ulteriore rispetto a quella dello scambio, consistente nell’arricchimento, per puro spirito di liberalità, di quello dei contraenti che riceve la prestazione di maggior valore, con ciò realizzando il negozio posto in essere una fattispecie di donazione indiretta. Ne consegue che la compravendita ad un prezzo inferiore a quello effettivo non integra, di per sé stessa, un negotium mixtum cum donatione, essendo, all’uopo, altresì necessario non solo la sussistenza di una sproporzione tra prestazioni, ma anche la significativa entità di tale sproporzione, oltre alla indispensabile consapevolezza, da parte dell’alienante, dell’insufficienza del corrispettivo ricevuto rispetto al valore del bene ceduto, funzionale all’arricchimento di controparte acquirente della differenza tra il valore reale del bene e la minore entità del corrispettivo ricevuto. Incombe poi alla parte che intenda far valere in giudizio la simulazione relativa nella quale si traduce il negotium mixtum cum donatione l’onere di provare sia la sussistenza di una sproporzione di significativa entità tra le prestazioni, sia la consapevolezza di essa e la sua volontaria accettazione da parte dell’alienante in quanto indotto al trasferimento del bene a tali condizioni dall’animus donandi nei confronti dell’acquirente.

Il negozio fiduciario

Il negozio fiduciario, sia quando venga preceduto da un atto di trasferimento del diritto del fiduciante al fiduciario (cosiddetta fiducia dinamica) sia quando non lo sia, per essere il fiduciario già titolare del diritto che si obblighi a trasferire all’altro contraente o al terzo (cosiddetta fiducia statica), è sempre un atto realmente dovuto, con la conseguenza che ad esso non sono estensibili le norme che prevedono l’inopponibilità del negozio simulato ai creditori del titolare apparente[14].

[……..segue pag. successiva]

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10 risposte »

  1. Articolo completo e ben redatto.
    Peccato che in alcuni punti mi sono un po’ perso……
    Comunque la sostanza non cambia, chi ha redatto un atto di finta vendita tutela fortemente il ricevente della donazione camuffata e comprovata con tanto di atto notarile, inoltre visto e considerato che soprattutto nella simulazione relativa l’unica prova testimoniale valida è quella dell’acquirente vedo difficile una soluzione per molte persone che si ritrovano a dover recuperare beni alienati dimostrare il contrario.
    Però mi sorge una domanda, possibile che la testimonianza del venditore (o meglio del finto venditore) chiamato in sede di causa come testimone, oppure il venditore che lascia dichiarazione scritta dopo il suo decesso che conferma in entrambi i casi la simulazione e di fatto una sua volontà di alienazione dei propri beni a discapito di terzi e degli eredi, non possa trovare valore giuridico sotto un’altra normativa del c.c.e anche in casi estremi (per ipotesi diritti dei minori) del c.p. ?
    Innumerevoli domande in merito riempiono pagine WEB da parte di utenti che cercano uno spiraglio ad annullare di fatto situazioni davvero drammatiche in cui si ritrovano senza volerlo, a me questa normativa della simulazione presenta una vera e propria lacuna a discapito soprattutto di possibili eredi e creditori.
    Non sarebbe il caso che il legislatore rimetta mano a questa normativa?
    Davide

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