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Il possesso, l’usucapione e le azioni a tutela del possesso

Il possesso, l'usucapione e le azioni a tutela

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Il possesso, l’usucapione e le azioni a tutela 

Ultimo aggiornamento – 1 febbraio 2017 – non riscontrabile, però, all’interno del Pdf

 

Sommario – per l’apertura del singolo paragrafo cliccare sulla pagina di riferimento in calce al presente articolo

1) Nozione e natura giuridica del possesso – pag. 1

2) Elementi costitutivi – pag. 2

A) Potere sulla cosa

  • La detenzione
  • Interversione

B)    Animus possidendi 

3)  Tipi di possesso minori – pag. 3

4) Soggetti – pag. 4

  • Il c.d. nudo possessore
  • compossesso e comunione

5) L’Oggetto – pag. 5

A)  Generalità 

B)  Cose di cui non si può acquistare la proprietà

C)  I beni del patrimonio indisponibile

D)  Acque fluenti – gas – energie –  spazio aereo – Ius sepulcri

E)  Universalità dei beni mobili – Azienda

F)  Beni Immateriali

6) Acquisto, modificazione e perdita del possesso – pag. 6

 A)  Acquisto ipso iure

  • La successione
  • L’accessione

B)  Acquisto del possesso con la collaborazione di terzi

C)  La perdita del possesso

D)  Gli atti di tolleranza  

7) Effetti del possesso – pag. 7

A)  La buona fede

B)  La regola sull’acquisto dei frutti

C)  Riparazioni, miglioramenti e addizioni

D)  Ritenzione a favore del possessore di buona fede

E)  Acquisto a non domino sui beni mobili 

8) Usucapione – pag. 8

A)  Nozioni ed elementi costitutivi dell’usucapione 

1)     Animus Possidendi

2)     Interruzione del possesso

3)     Applicazione delle norme sulla prescrizione

4)     Rinuncia

5)     Compossesso

6)     Questioni processuali

B)  Oggetto

C)  Natura e contenuto dell’acquisto

D)  Usucapione abbreviata

1)     La buona fede

2)     Titolo astrattamente idoneo 

3)     Trascrizione

4)    Oggetto

9) Le azioni a difesa del possesso – pag. 9

 A)  In generale

1)     Termine annuale

2)     Risarcimento danni

B)  L’autotutela (vim vi repellere licet)

C)  Rapporti tra le azioni

D)  La disciplina

1)     La competenza

2)     La legittimazione attiva

3)     La legittimazione passiva

4)     Oggetto della domanda 

5)     Prova del possesso ed eccezioni

6)     Provvedimento

7)     Rapporti fra giudizio possessorio e giudizio petitorio

E)  L’azione di reintegrazione (o di spoglio) – pag. 10

F)  Azione di manutenzione  – pag. 11

GLe azioni di nunciazione (o quasi possessorie) – pag. 12

1)    L’azione di nuova opera

2)    L’azione di danno temuto

3)    Le differenze tra le due azioni  

10) NOTE – pag. 13

 

1)            Nozione e natura giuridica del possesso

art. 1140 c.c.    possesso: il possesso   è il potere    sulla cosa   che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale.

Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa.

Il possesso non si tratta di un diritto, ma di una situazione di fatto giuridicamente rilevante, e la differenza tra il possesso e la proprietà sta nel fatto che il possessore non può essere proprietario e, viceversa, il proprietario può non essere il possessore.

I giuristi romani colsero anche la distinzione tra:

1)              la detenzione (naturalis possessio), intesa quale mera disponibilità della cosa

2)              il possesso (possessio), caratterizzata da due elementi costitutivi:

  • la materiale disponibilità della cosa (Corpus)
  • e la volontà del soggetto di tenerla per sé (animus possidendi)

Per la Corte di legittimità[1] nell’ordinamento giuridico vigente il concetto di possesso corrisponde al potere di fatto su una cosa, che si manifesta non solo in una attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà ma anche di qualsiasi altro diritto reale, riassumendo l’art. 1140 c.c. in unica nozione tanto il possesso quanto il quasi-possesso figura ancora concettualmente distinta nello stesso diritto giustinianeo.

Ne segue che il possesso corrispondente ad un jus in re aliena si distingue dal possesso corrispondente al diritto di proprietà non perché sia diversa la cosa, oggetto tanto di compossesso, modellato sulla contitolarità del diritto cui corrisponde lo stato di fatto, quanto di possessi simultanei con contenuto diverso, perché relativi a situazioni corrispondenti a diritti reali di natura diversa.

La situazione di fatto del possesso è giuridicamente rilevante, considerato che produce effetti giuridici ed è oggetto specifico di tutela giuridica: il possessore, che è portatore di un interesse giuridicamente protetto, è titolare di un diritto, che non è il diritto di possedere la cosa, bensì quello di non subire spoglio o molestie.

Si discute in dottrina se il possesso sia un fatto oppure un diritto; è necessario, però, ribadire, che il diritto è una situazione giuridica di vantaggio che consiste in facoltà, pretese giuridiche, ecc., mentre il possesso è una situazione che consiste in una relazione di fatto con una cosa.

Va poi distinta, rispetto a questa situazione, la posizione giuridica che ne scaturisce, ossia il pacifico godimento del bene.

La dottrina che attribuisce al possessore una posizione giuridica non la qualifica, però, come diritto soggettivo, ravvisandovi o

1)  un diritto (Branca);

2)  un’aspettativa giuridica (Natoli)

3)  un interesse legittimo (Zanobini)

Il possesso non è, inoltre, un diritto reale, poiché al possessore non compete, come tale, un diritto sulla res, ma solo il godimento pacifico della stessa né tanto meno un diritto di credito, dato che non consiste in una pretesa verso determinati soggetti; rientra piuttosto, nell’ambito dei diritti di salvaguardia, che tutelano i beni personali e patrimoniali dalle interferenze altrui[2].

La tutela del possesso ha il suo fondamento nel contenuto della tutela accordata al possessore, che è limitata alla repressione dello spoglio, delle molestie e delle minacce di danno alle cose.

La figura in esame risponde a precise finalità socio-giuridiche tra le quali, per importanza, ricordiamo: quella di rendere più stabile la proprietà (costituendo l’usucapione una ragione giustificatrice della titolarità del bene in aggiunta a quella, generalmente ma non necessariamente, di natura derivativa-traslativa o, all’occorrenza, in sostituzione di essa, ove la medesima sia invalida e/o inefficace e quella, non meno rilevante, di premiare il soggetto che ha dimostrato una maggiore propensione allo sfruttamento e valorizzazione del bene.

Il tutto nell’ottica di una intensificazione della circolazione della ricchezza e dei traffici giuridici.

[…….segue pag. successiva]

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