Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 31 gennaio 2013 n. 5070. Apostrofare una collega di essere una “zoccola” è del tutto inconferente rispetto alla discussione e pertanto è un reato

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Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 31 gennaio 2013 n. 5070[1]

Qualunque sia il ceto sociale di appartenenza, qualunque sia il grado di istruzione, qualunque sia la natura della discussione, l’uomo di norma non accusa la sua avversaria donna di dire il falso, di essere una imbrogliona, di sopravalutarsi – tutte accuse nella specie più pertinenti all’oggetto della discussione – ma di essere una puttana o una zoccola – offese del tutto inconferenti rispetto alla contesa verbale. Con ciò non solo offendendo gravemente la reputazione della donna, ma cercando di porla in una condizione di marginalità e minorità