Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 31 luglio 2012 n. 13656. Secondo equità la determinazione della provvigione per il mediatore se gli usi non sono provati

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 31 luglio 2012 n. 13656. Secondo equità la determinazione della provvigione per il mediatore se gli usi non sono provati

 

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 31 luglio 2012 n. 13656. Secondo equità la determinazione della provvigione per il mediatore se gli usi non sono provati

 

Il testo integrale

 

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 31 luglio 2012 n. 13656[1]

Così stabilito dalla Suprema Corte.

La norma è formulata in modo tale che, con la previsione di più criteri normativi sussidiari, il cui ordine successivo è chiaramente disciplinato, con la prevalenza alla volontà delle parti e successivamente alle tariffe professionali ed gli usi e da ultimo all’equità, da indicare la volontà del legislatore che, una volta sorto il diritto alla provvigione, sia comunque possibile procedere alla determinazione della misura della stessa.

 Pertanto è stato emesso il seguente principio di diritto

in tema di determinazione della provvigione dovuta al mediatore, atteso il  carattere sussidiario dei criteri previsti in ordine successivo dall’articolo 1755, secondo comma del codice civile, questa deve essere determinata dal giudice secondo equità, se le parti non ne abbiano stabilito la misura e se non è provata l’esistenza di tariffe professionali e di usi locali.

Sorrento, 1 agosto 2012.

Avv. Renato D’Isa

1 Commento

  1. […] Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 31 luglio 2012 n. 13656 secondo la quale in tema di determinazione della provvigione dovuta al mediatore, atteso il  carattere sussidiario dei criteri previsti in ordine successivo dall’articolo 1755, secondo comma del codice civile, questa deve essere determinata dal giudice secondo equità, se le parti non ne abbiano stabilito la misura e se non è provata l’esistenza di tariffe professionali e di usi locali.   Gazzoni – Il pagamento della provvigione può essere rifiutato anche nel caso in cui la parte ignorava l’esistenza di un mediatore, perché, ad esempio, costui si era presentato nella veste di diretto interessato all’affare. Norma che può essere derogata, nel senso che il compenso sia dovuto anche in caso di mancata conclusione, per l’attività di ricerca svolta dal mediatore, o di revoca anticipata dell’incarico. Corte di cassazione civile sentenza 22357/10 del 03/11/2010 http://www.overlex.com/leggisentenza.asp?id=1414   In tema di mediazione, qualora – per il caso in cui il conferente l’incarico rifiuti di concludere l’affare con il terzo indicato dal mediatore – sia pattuito che quest’ultimo abbia comunque diritto ad un compenso pari a quello previsto per l’ipotesi di conclusione dell’affare, il giudice deve stabilire se tale clausola sia vessatoria, ai sensi dell’art. 1469 bis, comma primo, cod. civ. (ora art. 33, comma primo, codice del consumo), se nel detto patto non sia chiarito che, nell’ipotesi considerata, il compenso al mediatore è dovuto per l’attività sino a quel momento esplicata. Qualora, invece, il rifiuto del conferente tragga origine da circostanze ostative, non comunicate al mediatore al momento del contratto o cui il conferente abbia dato causa successivamente, è configurabile una responsabilità di quest’ultimo per violazione dei doveri di correttezza e buona fede; in tal caso la previsione dell’obbligo di pagare comunque la provvigione può integrare una clausola penale, soggetta al diverso apprezzamento di cui all’art. 1469 bis, comma terzo, n. 6, cod. civ., (ora art. 33, comma secondo, codice del consumo), concernente la presunzione di vessatorietà delle clausole che, in caso di inadempimento, prevedano il pagamento di una somma manifestamente eccessiva. […]

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