Corte di Cassazione, sezioni Unite, n. 21585 del 21 ottobre 2011. Confermata la censura per l’avvocato che chiede al cliente un compenso aggiuntivo per la causa vinta

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Corte di Cassazione, sezioni Unite, n. 21585 del 21 ottobre 2011. Confermata la censura per l’avvocato che chiede al cliente un compenso aggiuntivo per la causa vinta

Corte di cassazione – Sezioni unite civili – Sentenza 21 ottobre 2011 n. 21585. Confermata la censura per l’avvocato che chiede al cliente un compenso aggiuntivo per la causa vinta


Il testo integrale

Corte di Cassazione Sezioni unite civili n. 21585 del 21.10.2011

Così le Sezioni Unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 21585/2011.

Il caso.

L’avvocato impugnava la decisione con la quale il Consiglio Nazionale Forense, in parziale riforma della decisione del Consigro dell’Ordine degli Avvocati di Trani gli comminava la sanzione della censura in  luogo di quella irrogata dal COA della sospensione dalla professione forense per mesi due.

L’addebito contestato al ricorrente concerneva la violazione dell’art. 45 del Codice Deontologico Forense, per aver pattuito con il proprio assistito in aggiunta al compenso previsto, un supplemento di compenso per un verso non contenuto in limiti ragionevoli e, per altro verso non giustificato dal risultato conseguito, in riferimento alla domanda introduttiva.

Investita della decisione la S.C. in adunanza plenaria ha stabilito che il compenso in questione è un compenso aggiuntivo per l’esito favorevole della causa di risarcimento danni, compenso che non deve essere tale da rappresentare una ingiustificata falcidia, a favore del difensore, dei vantaggi economici derivanti dalla vittoria della lite, perché a tanto osta il divieto del patto di quota lite (secondo la previgente formulazione dell’art. 45 del Codice Deontologico Forense applicabile nel caso ratione temporis), che non può essere dissimulato, dalla previsione pattizia di un palmario per l’esito favorevole della lite. La rilevanza economica, del compenso pattuito in relazione al valore della lite è stata ritenuta, con congrua motivazione, come evocativa di un divieto di “patto di quota lite” e a valutazione del collegio è insindacabile in sede dì legittimità.

Sorrento, 25 ottobre 2011.

Avv. Renato D’Isa

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