Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 34402 del 21 settembre 2011. Il medico di turno che presta servizio su un’ambulanza del 118 in caso di emergenza è tenuto a trasferire il paziente in una struttura adeguata anche se la chiamata non è filtrata dalla centrale operativa.


Il testo integrale

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 34402 del 21 settembre 2011

Tale comportamento è costato la condanna per omissione di atti d’ufficio di cui all’art. 328[1] c.p. al medico che si era opposto al trasporto in un altro ospedale di un malato le cui condizioni erano state definite critiche dal collega dello stesso nosocomio dove l’ambulanza era parcheggiata.

Il medico di turno opponeva un netto rifiuto poiché la richiesta di intervento non era stata filtrata  dalla centrale operativa, previsto dal modello standard del 118, ma formulata da altro sanitario.

Secondo l’imputato ricorrente, invece, il medico di turno non poteva allontanarsi arbitrariamente dalla sua posizione senza una specifica segnalazione ricevuta dalla centrale operativa.

Di tutt’altro avviso la Suprema Corte.

Al medico in servizio sull’autoambulanza è riconosciuto uno spazio di valutazione di azione e di discrezionalità funzionale a fronteggiare in maniera adeguata le situazioni di emergenza. Nell’ambito di tale spazio di discrezionalità rientra la scelta circa la necessità non solo di assicurare l’immediata visita medica in presenza di una situazione di un grave stato di sofferenza del paziente, ma anche quella di approntare i mezzi necessari per la migliore e più sollecita cura, compreso, quindi la scelta, in caso di urgenza, di trasportare il malato presso una struttura sanitaria che sia in grado di assicurare tale cura, anche attraverso le necessarie indagini strumentali e diagnostiche.

 

Sorrento 22 settembre 2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Articolo 328 – Rifiuto di atti di ufficio. Omissione

Il pubblico ufficiale, o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richesta di chi vi abbia interese non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, e`punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta e il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa. (1)

—–

(1) Il presente articolo è stato così modificato dall’art. 16, L.26.04.1990, n. 86.

Procedibilità: d’ufficio
Competenza: Tribunale collegiale
Arresto: no
Fermo: no
Custodia cautelare in carcere:
no
Altre misure cautelari personali: v. art. 289, comma 2 c.p.p.
Termine di prescrizione: 6 anni

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2 risposte »

  1. Ma carissimi medici del 118 la volete capire o no che non siete SCHIAVI della centrale operativa???? La responsabilità penale é PERSONALE quindi potete mandare a quel paese il “collega” che standosene seduto alla scrivania davanti al telefono dirige il traffico….

  2. è la fine. Cari colleghi medici cambiamo mestiere finchè si è in tempo perchè tanto come fai fai per i giudici abbiamo sempre torto! Io per questo spesso capisco e condivido il cavaliere!

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