Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza n. 19122 del 20 settembre 2011. La mancata notifica della sentenza alla parte divenuta maggiorenne nel corso del procedimento non fa decorrere il termine breve per l’impugnazione, con la possibilità dunque per la parte che ha compiuto i diciotto anni di impugnare la sentenza nel termine di un anno.

il commento originale

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza n. 19122 del 20 settembre 2011

Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 19122 del 2011.

La Corte non si è discostata dal principio già stabilito dalle Sezioni Unite[2] e della massima del 2010[3].

Mentre, la sopravvenuta maggiore età, non rilevata dal giudice, e dunque la prosecuzione del giudizio nei confronti dei genitori non comporta una lesione del contraddittorio nei confronti dell’ex minore, con conseguente nullità della notifica della sentenza ai genitori. Infatti, “la rappresentanza processuale del minore non cessa automaticamente allorché questi diventi maggiorenne ed acquisti, a sua volta, la capacità processuale, rendendosi necessario che il raggiungimento della maggiore età sia reso noto alle altre parti mediante dichiarazione, notifica, o  comunicazione di un atto del processo. Tale principio dell’ultrattività della rappresentanza opera – tuttavia – soltanto nell’ambito della stessa fase processuale, attesa l’autonomia dei singoli gradi di giudizio”.

 Sorrento,  20 settembre 2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Il testo integrale è scaricabile dal portale del Sole24Ore – Guida al diritto

[2] Corte di Cassazione Sezioni Unite civili, Sentenza 28 luglio 2005, n. 15783. Qualora uno degli eventi idonei a determinare l’interruzione del processo (nella specie, il raggiungimento della maggiore età da parte di minore costituitosi in giudizio a mezzo dei suoi legali rappresentanti) si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi del nuovo testo dell’art. 190 cod. proc. civ.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce a norma dell’art. 300 cod. proc. civ., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell’art. 328 cod. proc. civ., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell’impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l’evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Limitatamente, peraltro, ai processi pendenti alla data del 30 aprile 1995 – rispetto ai quali non opera la possibilità di sanatoria dell’eventuale errore incolpevole nell’individuazione del soggetto nei cui confronti il potere di impugnazione deve essere esercitato, offerta dal nuovo testo dell’art. 164 cod. proc. civ., come sostituito dalla legge 26 novembre 1990, n. 353 nella parte in cui consente la rinnovazione, con efficacia “ex nunc”, della citazione (e dell’impugnazione) in relazione alle nullità riferibili ai nn. 1 e 2 dell’art. 163 cod. proc. civ. – il dovere di indirizzare l’impugnazione nei confronti del nuovo soggetto effettivamente legittimato resta subordinato alla conoscenza o alla conoscibilità dell’evento, secondo criteri di normale diligenza, da parte del soggetto che propone l’impugnazione, essendo tale interpretazione l’unica compatibile con la garanzia costituzionale del diritto di difesa (art. 24 Cost.). Un’esigenza di tutela della parte incolpevole non si pone, in ogni caso, rispetto all’ipotesi del raggiungimento della maggiore età nel corso del processo, che non costituisce un evento imprevedibile, ma, al contrario, un accadimento inevitabile nell'”an” – essendo lo stato di incapacità per minore età “naturaliter” temporaneo – ed agevolmente riscontrabile nel “quando”. (Nel caso di specie, relativo a giudizio introdotto anteriormente al 30 aprile 1995, la S.C. ha cassato quindi senza rinvio la sentenza impugnata, ritenendo, alla luce degli enunciati principi, che il processo non potesse essere proseguito nei confronti di una delle parti – divenuta maggiorenne nel corso del giudizio di primo grado, senza che tale evento fosse stato dichiarato o notificato dal procuratore costituito – essendo stato l’atto di appello notificato ai suoi genitori, nella qualità di esercenti la potestà, in data nella quale era ormai cessata la loro rappresentanza legale).

[3] Corte di Cassazione Sezione 2 civile, Sentenza 02 settembre 2010, n. 19015

La rappresentanza processuale del minore non cessa automaticamente allorché questi diventi maggiorenne ed acquisti, a sua volta, la capacità processuale, rendendosi necessario che il raggiungimento della maggiore età sia reso noto alle altre parti mediante dichiarazione, notifica o comunicazione con un atto del processo. Tale principio dell'”ultrattività” della rappresentanza opera – tuttavia – soltanto nell’ambito della stessa fase processuale, attesa l’autonomia dei singoli gradi di giudizio.

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