Corte di Cassazione, sezioni Unite, sentenza n. 18696 del 13 settembre 2011. I tre requisiti richiesti per delineare un illecito disciplinare del magistrato in caso di ritardo nel deposito di una sentenza, e cioè che tale comportamento sia reiterato (nel senso di ripetuto e non abituale), grave e ingiustificato, devono essere considerati separatamente, tutti rilevanti per integrare la infrazione

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Corte di Cassazione, sezioni Unite, sentenza n. 18696 del 13 settembre 2011. I tre requisiti richiesti per delineare un illecito disciplinare del magistrato in caso di ritardo nel deposito di una sentenza, e cioè che tale comportamento sia reiterato (nel senso di ripetuto e non abituale), grave e ingiustificato, devono essere considerati separatamente, tutti rilevanti per integrare la infrazione

l’articolo originale

Corte di Cassazione – Sezioni unite civili – Sentenza 13 settembre 2011 n. 18696. I tre requisiti richiesti per delineare un illecito disciplinare del magistrato in caso di ritardo nel deposito di una sentenza, e cioè che tale comportamento sia reiterato (nel senso di ripetuto e non abituale), grave e ingiustificato, devono essere considerati separatamente, tutti rilevanti per integrare la infrazione 


Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, sezioni Unite, sentenza n. 18696 del 13 settembre 2011

Lo ha stabilito la Corte di cassazione in adunanza plenaria, con la sentenza 18696/2011.

accogliendo il ricorso sollevato dal ministero della Giustizia contro la sentenza del Consiglio superiore della magistratura che aveva assolto un magistrato di Catania perché il ritardo non era “abituale”.

Il ministero, in particolare, non condivideva l’assunto della sentenza impugnata per cui il ritardo  nel deposito dei provvedimenti costituisce un’infrazione disciplinare solo se sia “reiterato, grave de ingiustificato” e nega che sia necessaria la concorrenza di tali caratteri per configurare la violazione contestata essendo sufficiente anche uno solo di essi.

Per la suprema Corte “reiterato” che in italiano significa ripetuto non vuol dire “abituale”, mentre “ingiustificato” è quel comportamento che non presenti una causa d’inesigibilità della prestazione, e “grave” è quel ritardo che superi del triplo i termini del deposito ordinari.

Pertanto, la sentenza è stata cassata e rinviata al Csm in altra composizione per la decisione “considerando separatamente i tre attributi analizzati, tutti rilevanti per integrare la infrazione, sia pure con funzione diversa, dando luogo alla fattispecie disciplinare la mera ripetizione e gravità dei ritardi, sempre che manchino cause di inesigibilità dell’ottemperanza dei precetti normativi sui termini per il deposito delle sentenze collegiali deliberate”.

 

Sorrento, 14 settembre 2011

Avv. Renato D’Isa


[1] Testo consultabile e scaricabile dal portale del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

 

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