Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.17376 del 18 agosto 2011. Anche il proprietario e non il condominio è responsabile dei danni prodotti dai lavori di ristrutturazione nell’immobile locato ad altro immobile, quando omette il doveroso e tempestivo intervento per l’accertamento dei pericoli statici del fabbricato.

il commento originale

Corte di cassazione – Sezione II – Sentenza 17376 del 18 agosto 2011. Anche il proprietario e non il condominio è responsabile dei danni prodotti dai lavori di ristrutturazione nell’immobile locato ad altro immobile, quando omette il doveroso e tempestivo intervento per l’accertamento dei pericoli statici del fabbricato.

 

Il testo integrale

Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.17376 del 18 agosto 2011

Lo ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza n. 17376/2011

Il caso arrivato in Cassazione riguardava un proprietario di un appartamento all’interno di un condominio che, prima dell’avvio dei lavori da parte del locatario, era stato chiamato a provvedere alle verifiche del caso per l’accertamento di pericoli statici del fabbricato.

Secondo la Corte Territoriale Partenopea, omettendo il doveroso e tempestivo intervento, il proprietario ha concorso alla produzione del fatto lesivo.

Infatti, spiega la S.C., in tema di responsabilità civile – qualora l’evento dannoso si ricolleghi a più azioni od omissioni, il problema del concorso delle cause trova soluzione nell’art. 41, cod. pen. – norma di carattere generale, applicabile nei giudizi civili di responsabilità – in virtù del quale il concorso di cause preesistenti, simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall’omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra dette cause e l’evento, essendo quest’ultimo riconducibile a tutte, tranne che si accerti l’esclusiva efficienza causale di una di esse. In particolare, in riferimento al caso in cui una delle cause consista in una omissione, la positiva valutazione sull’esistenza del nesso eziologico tra omissione ed evento presuppone che si accerti che l’azione omessa, se fosse stata compiuta, sarebbe stata idonea ad impedire l’evento dannoso ovvero a ridurne le conseguenze, non potendo esserne esclusa l’efficienza soltanto perché sia incerto il suo grado di incidenza causale.

 

Sorrento, 13/9/2011.

Avv. Renato D’Isa

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