Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 27 giugno 2011, n. 25668. Per la punibilità dell’omissione di prestare assistenza alle persone ferite da parte dell’utente della strada è sufficiente anche il dolo eventuale quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato

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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 27 giugno 2011, n. 25668. Per la punibilità dell’omissione di prestare assistenza alle persone ferite da parte dell’utente della strada è sufficiente anche il dolo eventuale quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato

Corte di cassazione – Sezione IV penale – sentenza 27.06.2011 n. 25668. Per la punibilità dell’omissione di prestare assistenza alle persone ferite da parte dell’utente della strada è sufficiente anche il dolo eventuale quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato

Le massime[1]

Per la punibilità dell’omissione di prestare assistenza alle persone ferite da parte dell’utente della strada, in caso di incidente con danno alle persone comunque ricollegabile al suo comportamento, è necessario che ogni componente del fatto tipico (segnatamente, oltre l’evento dell’incidente, il danno alle persone e l’esservi persone ferite, necessitanti di assistenza) sia conosciuto e voluto dall’agente. A tal fine è però sufficiente anche il dolo eventuale.

Il dolo eventuale di cui all’art. 189 commi 1 e 7 c. strad. si configura normalmente in relazione all’elemento volitivo, ma può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso l’esistenza (fattispecie in cui l’imputata, all’affermazione del ferito che gli faceva male una spalla, aveva minimizzato, dicendo che se stava in piedi la cosa non doveva esser grave, non attendendo i soccorsi e nemmeno fornendo le proprie generalità, prima di allontanarsi).


Il testo integrale

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE IV PENALE

Sentenza 13 maggio – 27 giugno 2011, n. 25668

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 1.10.2008 il Tribunale di Trieste, in composizione monocratica, affermava la penale responsabilità di

L.C. in ordine al reato (capo a) di cui all’art. 189 comma 6 C.d.S. (per non aver fornito le generalità prima di ripartire dopo aver cagionato un sinistro stradale che arrecava lesioni a D.G.M.) e di quello (capo b) di cui all’art. 189 comma 7 C.d.S. per non aver prestato assistenza alla suddetta p.l. ((omissis)), condannando la L. alla pena di giustizia. La Corte di Appello di Trieste, con sentenza in data 4.10.2010, in parziale riforma di quella predetta, assolveva la L. dal reato sub a) riqualificato in quello di cui all’art. 189 comma 4 d.lvo 285/92, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, riducendo la pena principale e la sanzione accessoria e confermando nel resto. Avverso tale sentenza della Corte triestina ricorre per cassazione. Il difensore di fiducia di L.C., deducendo:

1. la violazione di legge ed il vizio motivazionale, in ordine alla mancata valutazione della deposizione della teste P., presente sul posto;

2. il difetto o manifesta illogicità della motivazione in ordine all’elemento psicologico del reato (ritenuto come dolo eventuale, laddove poi si fa riferimento alla negligenza, sintomatica della colpa; era inoltre del tutto contraddittorio cercare di fondare la decisione sull’asserita circostanza che l’imputata non avrebbe fornito i propri dati personali alla parte lesa).

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato e va respinto.

La prima censura non risulta essere stata formulata in grado di appello onde ne scaturisce la sua inammissibilità ai sensi dell’art. 603, 3 comma c.p.p., se riguardata sotto il profilo della violazione di legge, nonché per la limitazione della cognizione del giudice di appello al devolutum, per quel che concerne la prospettazione del vizio motivazionale: del resto, non è tuttora consentito alla Corte di Cassazione di procedere ad una rinnovata valutazione dei fatti ovvero ad una rivalutazione del contenuto delle prove acquisite, trattandosi di apprezzamenti riservati in via esclusiva al giudice del merito.

Quanto al secondo motivo di ricorso, si deve riconoscere la piena congruità e correttezza della motivazione addotta dalla Corte territoriale sul punto.

Infatti, il reato di cui al combinato disposto dell’art. 189[I] commi 1 e 7 c. strad., che punisce la violazione dell’obbligo di fermarsi e di “prestare assistenza alle persone ferite” da parte dell’utente della strada, in caso di incidente con danno alle persone comunque ricollegabile al suo comportamento, è punibile a titolo di dolo. Per la punibilità è cioè necessario che ogni componente del fatto tipico (segnatamente, oltre l’evento dell’incidente, il danno alle persone e l’esservi persone ferite, necessitanti di assistenza) sia conosciuto e voluto dall’agente. A tal fine è però sufficiente anche il dolo eventuale che si configura normalmente in relazione all’elemento volitivo, ma che può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso l’esistenza: ciò significa che rispetto alla verificazione del danno alle persone eziologicamente collegato all’incidente, è sufficiente (ma pur sempre necessario) che, per le modalità di verificazione di questo e per le complessive circostanze della vicenda, per l’agente si rappresenti la probabilità – o anche la semplice possibilità – che dall’incidente sia derivato un “danno alle persone” e che queste “necessitino di assistenza” e, pur tuttavia, accettandone il rischio, ometta di fermarsi (cfr. Cass. pen. Sez. IV n. 34134, 13.7.2007, Rv. 237239). E correttamente è stata ritenuta la sussistenza del dolo eventuale traendone elementi dal peculiare comportamento tenuto nell’occasione dalla L. che, secondo l’attendibile versione della persona offesa che dopo essersi alzata dopo esser caduta dal motorino a seguito del sinistro cagionato dalla L. per non aver dato la precedenza, aveva avvicinato la D.G. alla quale aveva chiesto come stava e, nonostante la ragazza le avesse risposto che le faceva male una spalla, aveva minimizzato, dicendo che se stava in piedi la cosa non doveva esser grave e, sollecitata dalla cognata, si era allontanata senza dare aiuto e senza nemmeno fornire i propri dati.

Né sono dirimenti talune improprietà tecnico – giuridiche (circa il richiamo al concetto di negligenza) in cui è incorsa la Corte territoriale che ha adeguatamente spiegato la sussistenza del dolo eventuale da parte dell’imputata, evidenziato dal comportamento tenuto nell’occasione teso a minimizzare (che implica la piena consapevolezza della loro esistenza e della necessità dell’assistenza) le lesioni rappresentate dalla p.l., non attendendo i soccorsi e nemmeno fornendo le proprie generalità, prima di allontanarsi.

Consegue il rigetto del ricorso e, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Relatore Massafra                         Presidente Marzano


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[I]Articolo 189 – Comportamento in caso di incidente

1. L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona.

2. Le persone coinvolte in un incidente devono porre in atto ogni misura idonea a salvaguardare la sicurezza della circolazione e, compatibilmente con tale esigenza, adoperarsi affinché non venga modificato lo stato dei luoghi e disperse le tracce utili per l’accertamento delle responsabilità.

3. Ove dall’incidente siano derivati danni alle sole cose, i conducenti e ogni altro utente della strada coinvolto devono inoltre, ove possibile, evitare intralcio alla circolazione, secondo le disposizioni dell’art. 161. Gli agenti in servizio di polizia stradale, in tali casi, dispongono l’immediata rimozione di ogni intralcio alla circolazione, salva soltanto l’esecuzione, con assoluta urgenza, degli eventuali rilievi necessari per appurare le modalità dell’incidente.

4. In ogni caso i conducenti devono, altresì, fornire le proprie generalità, nonché le altre informazioni utili, anche ai fini risarcitori, alle persone danneggiate o, se queste non sono presenti, comunicare loro nei modi possibili gli elementi sopraindicati.

5. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di fermarsi in caso di incidente, con danno alle sole cose, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 279,00 a 1.114,00 euro. In tale caso, se dal fatto deriva un grave danno ai veicoli coinvolti tale da determinare l’applicazione della revisione di cui all’articolo 80, comma 7, si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. (2)

6. Chiunque, nelle condizioni di cui comma 1, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi, è punito con la reclusione da sei mesi tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. Nei casi di cui al presente comma sono applicabili le misure previste dagli articoli 281, 282, 283 e 284 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti previsti dall’articolo 280 del medesimo codice, ed e` possibile procedere all’arresto, ai sensi dell’articolo 381 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti di pena ivi previsti. (3)

7. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite, è punito con la reclusione da un anno a tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo non inferiore ad un anno e sei mesi e non superiore a cinque anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. (1) (4)

8. Il conducente che si fermi e, occorrendo, presti assistenza a coloro che hanno subito danni alla persona, mettendosi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, non è soggetto all’arresto stabilito per il caso di flagranza di reato.

8 bis. Nei confronti del conducente che, entro le ventiquattro ore successive al fatto di cui al comma 6, si mette a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, non si applicano le disposizioni di cui al terzo periodo del comma 6. (5)

9. Chiunque non ottempera alle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80,00 a euro 318,00. (6)

9-bis. L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 a euro 1.559. Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 78 a euro 311. (7)

—–

(1) Le sanzioni amministrative citate nel presente comma sono state così aumentate in virtù del D.M. 24.12.2002 (G.U. 30.12.2002, n. 304).

(2) La misura degli importi della sanzione contenuta nel presente comma è stata così sostituita:

– dall’allegato 1, D.M. 22.12.2004 (G.U. 30.12.2004, n. 305);

– dall’allegato 1, D.M. 29.12.2006 (G.U. 30.12.2006, n. 302);

– dall’allegato 1, D.M. 17.12.2008 (G.U. 30.12.2008, n. 303) con decorrenza dal 1° gennaio 2009;

– dalla tabella I allegata al D.M. 22.12.2010 (G.U. 31.12.2010, n. 305) con decorrenza dal 1° gennaio 2011. Si riporta di seguito il testo previgente:

“5. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di fermarsi in caso di incidente, con danno alle sole cose, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 272,00 a 1.088,00 euro. In tale caso, se dal fatto deriva un grave danno ai veicoli coinvolti tale da determinare l’applicazione della revisione di cui all’articolo 80, comma 7, si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. “.

(3) Il presente comma dapprima sostituito dall’art. 2, L. 09.04.2003, n. 72, è stato così sostituito dall’art. 4 D.L.23.05.2008, n. 92. Con decorrenza dal 27.05.2008. Si riporta di seguito il testo previgente:

“6. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi è punito con la reclusione fino a quattro mesi. Il conducente che si sia dato alla fuga è in ogni caso passibile di arresto. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre mesi ad un anno, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI.”

(4) Il presente comma dapprima sostituito dall’art. 2, L. 09.04.2003, n. 72, è stato così sostituito dall’art. 4 D.L.23.05.2008, n. 92. Con decorrenza dal 27.05.2008. Si riporta di seguito il testo previgente:

“7. Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite è punito con la reclusione fino a dodici mesi e con la multa fino a lire 2.540.350.”

(5) Il presente comma è stato inseito dall’art. 2, L. 09.04.2003, n. 72, con decorrenza dal 30.04.2003.

(6) La misura degli importi della sanzione contenuta nel presente comma è stata così sostituita:

– dall’allegato 1, D.M. 22.12.2004 (G.U. 30.12.2004, n. 305);

– dall’allegato 1, D.M. 29.12.2006 (G.U. 30.12.2006, n. 302);

– dall’allegato 1, D.M. 17.12.2008 (G.U. 30.12.2008, n. 303) con decorrenza dal 1° gennaio 2009;

– dalla tabella I allegata al D.M. 22.12.2010 (G.U. 31.12.2010, n. 305) con decorrenza dal 1° gennaio 2011. Si riporta di seguito il testo previgente:

“9. Chiunque non ottempera alle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 78,00 a euro 311,00.”.

(7) Il presente comma è stato aggiunto dall’art. 31 L. 29.07.2010, n. 120, con decorrenza dal 13.08.2010.

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