Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale – sentenza n. 33287 depositata il 7 settembre 2011. Non è necessaria la reiterazione dell’emissione del decreto di latitanza essendo stata emessa la misura in relazione allo stesso fatto storico ed in relazione allo stesso reato

 

Il commento originale

 

 

Corte di cassazione – Sezione IV penale – Sentenza 7 settembre 2011 n. 33264. Non è necessaria la reiterazione dell’emissione del decreto di latitanza essendo stata emessa la misura in relazione allo stesso fatto storico ed in relazione allo stesso reato

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione – IV Sezione Penale – sentenza n. 33287 depositata il 7.9.2011

Così stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 33287 del 7 settembre  2011 

L’imputato, nei motivi di ricorso, lamentava che il G.I.P. di Ancona, nell’adozione della misura cautelare, avrebbe dovuto emettere un nuovo decreto di latitanza a quello già emesso dal G.I.P. di Bologna, essendosi incardinato un nuovo procedimento.

Il Supremo collegio spiega, infatti, che il concetto di diverso procedimento va collegato al dato della alterità o non uguaglianza del procedimento in quanto instaurato in relazione a una notizia criminis che derivi da un fatto storicamente diverso da quello oggetto di indagine nell’ambito di altro, differente, anche se connesso procedimento.

Pertanto, essendo stata emessa la misura in relazione allo stesso fatto storico ed anzi, in relazione allo stesso reato, non era necessaria la reiterazione dell’emissione del decreto di latitanza.

Si legge nella sentenza, inoltre che nel caso di specie, però, si deve tener conto del fatto che una misura cautelare era già stata emessa a carico della stessa persona e per lo stesso reato dal GIP di Bologna, e che la nuova misura non era altro che la reiterazione della precedente, emessa ai sensi dell’art. 21 cod. proc. pen. Pertanto, a fronte di ricerche effettuate di prima della emissione della nuova ordinanza e che davano atto della irreperibilità del ricercato e del fatto che questi fosse solito usare nomi di copertura e  documenti falsi per evitare il rintraccio, correttamente iò G.I.P. di Ancona ha ritenuto sufficienti dette informazioni del decreto di latitanza.

Per la Cassazione “la situazione di latitanza può essere apprezzata dal giudice sulla base non solo del verbale di vane ricerche, ma anche di qualsiasi altra informazione da cui si possa evincere che l’indagato si sottrae alla cattura“.

Sorrento 8/9/2011.                                                               Avv. Renato D’Isa


[1] Sentenza scaricabile e consultabile sul portale del Sole 24 Ore – Guida al diritto

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