Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza n. 17995 dell’1 settembre 2011. L’accertamento dei presupposti per l’azione revocatoria fallimentare va compiuto al momento del contratto definitivo di vendita del bene e non a quello di sottoscrizione del preliminare.

 

 

il commento originale

Corte di cassazione – Sezione I civile – Sentenza 1 settembre 2011 n. 17995. L’accertamento dei presupposti per l’azione revocatoria fallimentare va compiuto al momento del contratto definitivo di vendita del bene e non a quello di sottoscrizione del preliminare.

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza n. 17995 dell’1.9.2011

Cosi deciso dalla  I sezione civile della Cassazione, la quale ha confermato la decisione emessa dalla Corte d’appello di Firenze che aveva dichiarato, in accoglimento della domanda svolta dal Fallimento, inefficace , ex art. 67 l.f.[2], nei confronti del fallimento di un imprenditore la vendita, alla società convenuta, di un opificio industriale con annessi terreni agricoli, aderendo al consolidato indirizzo giurisprudenziale di legittimità e di merito secondo cui, nel caso di revocatoria fallimentare di una compravendita stipulata in adempimento di un contratto preliminare, l’accertamento dei presupposti dell’azione va compiuto con riferimento alla data del contratto definitivo.

Solo con la stipula del contratto di trasferimento, infatti, l’immobile esce dal patrimonio del fallito ed è così sottratto alla garanzia dei creditori.

Nel caso de quo le parti con un preliminare sottoscritto in data anteriore al periodo sospetto avevano regolato gli assetti sostanziali dell’operazione e non li avevano più modificati.

Per questo motivo la società acquirente aveva chiesto di considerare il valore del complesso al momento del preliminare avente valore di definitivo, ma già la Corte d’Appello aveva inteso di escludere che a tale scrittura potesse essere attribuita tale natura.

La tesi non ha trovato seguito neanche in Cassazione.

Sorrento, 1/9/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Sentenza scaricabile e consultabile sul sito del sole 24 ore – Guida al diritto

[2] Art. 67.  Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie.

Sono revocati, salvo che l’altra parte provi che non conosceva lo stato d’insolvenza del debitore:

1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;

2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;

3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;

4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.

Sono altresì’ revocati, se il curatore prova che l’altra parte conosceva lo stato d’insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Non sono soggetti all’azione revocatoria:

a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso;

b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l’esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca;

c) le vendite ed i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell’art. 2645-bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione, conclusi a giusto prezzo ed aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l’abitazione principale dell’acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado; (1)

d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista iscritto nel registro dei revisori contabili e che abbia i requisiti previsti dall’art. 28, lettere a) e b) ai sensi dell’art. 2501-bis, quarto comma, del codice civile; (1)

e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata, nonché dell’accordo omologato ai sensi dell’art. 182-bis;

f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;

g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano all’istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

(1) Questo comma è stato così modificato dal D.Lgs. 12 Settembre 2007, n. 169.

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