Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, V sezione, sentenza 26 agosto 2011, n. 32907. Non integra il delitto di ingiuria la legittima critica dell’operato delle forze dell’ordine quando le espressioni utilizzate sono state dirette ad esprimere insoddisfazione per la tutela non ricevuta

Il commento originale

Corte di Cassazione – Sezione V penale – Sentenza 26 agosto 2011 n. 32907. Non integra il delitto di ingiuria la legittima critica dell’operato delle forze dell’ordine quando le espressioni utilizzate sono state dirette ad esprimere insoddisfazione per la tutela non ricevuta

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, V sezione, sentenza 26 agosto 2011, n. 32907

Lo ha deciso la Corte di Piazza Cavour, respingendo il ricorso di due agenti di Polizia che, essendo andati per sedare un dissidio familiare nella qualità di appartenenti al corpo della Polizia di Stato, lì giunti il convivente li avrebbe apostrofati affermando che non erano in grado di fare il loro mestiere e non erano capaci di fare null’altro.

Il Gdp, in prima battuta, ha ritenuto che le espressioni attribuite al prevenuto non fossero volte idonee ad aggredire il patrimonio morale delle persone offese essendo piuttosto mirate a criticare l’operato degli agenti che , chiamati dallo stesso ricorrente per potere rientrare nella casa che il convivente rifiutava di aprire, non erano riusciti a porre rimedio acuto disagio dell’imputato stesso.

Preliminarmente gli Ermellini affermano che è noto che la giurisprudenza’ in tema di ingiuria e relativa alla offensività della condotta osserva che la valenza offensiva di una determinata espressione, per essere esclusa comunque scriminata con il riconoscimento di una causa di non punibilità, deve essere riferita al contesto nel quale è stata pronunciata

Per i giudici “la legittimità della critica dell’operato del magistrato e di altre istituzioni pubbliche, la censura dell’operato delle forze dell’ordine non può essere esclusa aprioristicamente come sembra auspicare il difensore, in ragione soltanto della qualità soggettiva del destinatario della critica medesima”.

La contestualizzazione delle frasi nell’ambito di una situazione che vedeva il prevenuto comunque non tutelato dalle istituzioni di fronte all’esigenza di rientrare nella propria casa rende ragione di un giudizio del giudice di pace affermativo della assenza di efficacia offensiva di espressioni rivolte a criticare i comportamenti e non le persone fisiche.
Pertanto le espressioni utilizzate sono state dirette ad esprimere insoddisfazione per la tutela non ricevuta. E quindi non lesive del decoro dei due agenti intervenuti.

Tutto ciò, in generale, considerato anche che il livello di guardia ormai raggiunto nei rapporti interpersonali”, se non può valere ad escludere l’offensività di certe espressioni”, è comunque da prendere in considerazione “come citazione della massima esperienza secondo cui l’immediato e ormai generalizzato ricorso a frasi meno che urbane nelle relazioni sociali non può richiamare una risposta repressiva che estenda la tutela prevista contro la lesione dell’onore del decoro anche a casi di contestazione dell’operato altrui.

Sorrento  26 agosto  2011.

                                                                                              Avv. Renato D’Isa


[1] Testo scaricabile e consultabile sul portale del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

 

 

 

 

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