Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 15 luglio 2011, n. 28005. Non punibile ai sensi dell’art. 328 c.p. – rifiuto di atti d’ufficio – la guardia medica che chiama il 118

Il testo integrale

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI PENALE

Sentenza  15 luglio 2011, n. 28005

Ritenuto in fatto

Con la sentenza sopra indicata, il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Campobasso, ex art. 425 c.p.p., ha disposto non luogo a procedere nei confronti di G. C., imputato dei reati di cui agli artt. 328[1], 1° comma, e 593[2] c.p., per avere – come incaricato di pubblico servizio in qualità di medico incaricato della guardia medica presso l’ambulatorio di Gambatesa – omesso di prestare l’assistenza occorrente e le cure del caso (disinfettazione e sutura) a D. C., che si era presentato con ferita lacera in sede frontale, esito di caduta.

Ricorre per cassazione il pubblico ministero, il quale deduce inosservanza degli artt. 328 e 593 c.p., erronea applicazione dell’art. 425 c.p.p. e vizio di motivazione della sentenza.

Considerato in diritto

Il ricorso non merita accoglimento.

Rileva innanzitutto il Collegio che l’art. 593, comma 2, c.p., delinea una fattispecie penale omissiva riferita a chiunque, «trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo», ometta di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.

Tale fattispecie, che sanziona la violazione di un dovere generale di soccorso, non viene in rilievo e non concorre formalmente – in forza del principio di specialità (art. 15 c.p.) – con il delitto di omissione di atti di ufficio (art. 328, comma 1, c.p.), che disciplina la violazione del dovere specifico del medico pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che rifiuta indebitamente un atto del proprio ufficio che, per ragioni di sanità, deve essere compiuto senza ritardo.

La fattispecie prevista dall’art. 328 c.p. è specifica rispetto a quella generale sotto il profilo soggettivo e oggettivo e, comunque, assorbe l’ipotesi generale di cui all’art. 593 c.p., con la conseguenza che va in radice esclusa la configurabilità di tale delitto, anche in ossequio al principio del ne bis in idem sostanziale, tanto più che, nel caso in esame, al C. è stato contestato il reato di cui all’art. 593 c.p., «perché, con la condotta indicata al capo A (ossia proprie quelle relativa alla contestazione del delitto di cui all’art. 328 c.p.), ometteva di prestare l’assistenza occorrente al ferito C. D., recatosi presso la guardia medica di Gambatesa per ricevere le cure del caso».

In ordine all’art. 328, comma 1, c.p., il giudice di merito ha escluso il rifiuto e l’omissione, avendo il C., addetto al servizio di guardia medica, provveduto, dopo avere ottenuto il consenso del paziente, a chiamare il 118 e far ricoverare in paziente in ospedale, dove si provvide alla sutura della ferita.

Il ricorrente sottopone all’esame della Corte di legittimità il contenuto delle dichiarazioni rese dai testi, così sostanzialmente richiedendo al giudice di legittimità non già un controllo sulla motivazione e sulla regola di giudizio adottata dal giudice di merito, bensì un’inammissibile rivalutazione del materiale probatorio.

Per quanto concerne la censura di vizio della motivazione per avere il giudicante fatto riferimento all’inesistenza di pericolo di vita del C. e all’irrilevanza concreta del ritardo nella medicazione poi effettuata, il Collegio osserva che il riferimento era funzionale alla chiamata del 118 e al successivo ricovero del C., non già a richiedere la sussistenza del pericolo di vita nella configurabilità della fattispecie prevista dalla’art. 328 c.p.

P.Q.M.

Relatore Ippolito                                                                                Presidente Milo


[1] Articolo 328 – Rifiuto di atti di ufficio. Omissione

Il pubblico ufficiale, o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richesta di chi vi abbia interese non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, e`punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta e il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa. (1)

—–

(1) Il presente articolo è stato così modificato dall’art. 16, L.26.04.1990, n. 86.

Procedibilità: d’ufficio
Competenza: Tribunale collegiale
Arresto: no
Fermo: no
Custodia cautelare in carcere:
no
Altre misure cautelari personali: v. art. 289, comma 2 c.p.p.
Termine di prescrizione: 6 anni

[2] Articolo 593 – Omissione di soccorso

Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2500 euro. (1)

Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità.

Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata ; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata.

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(1) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 1, L. 09.04.2003, n. 72, con decorrenza dal 30.04.2003. Si riporta di seguito il testo previgente:

” Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila.”

Procedibilità: d’ufficio
Competenza: Tribunale monocratico
Arresto: no
Fermo: no
Custodia cautelare in carcere: no
Altre misure cautelari personali: no
Termine di prescrizione: 6 anni

 

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