Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza, n.31072 depositata il 4 agosto 2011. Sussistente il reato di rapina quando il colpevole agisce a scopo di ritorsione per un rapporto sentimentale finito male.

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza, n.31072 depositata il 4.8.2011

La scure della Suprema Corte di cassazione in danno di  un giovane del Burkina Faso che, per essere stato “mollato” dalla fidanzata, aveva pensato che la vendetta migliore fosse quella di riprendersi, con la forza,  un orologio che le aveva regalato all’inizio della relazione.

La ripicca

Inutile il tentativo del ricorrente di giustificare il suo gesto,  come una reazione rabbiosa all’abbandono e in cui mancava completamente lo scopo di lucro a fronte di un litigio tra ex amanti, e l’impiego della violenza non era finalizzato all’impossessamento del bene.

La Suprema corte però ha affermato, senza alcuna attenuante,  che per la configurabilità del delitto di rapina, non si richiede lo scopo dell’agente di procurare a sé o agli altri un profitto di natura economica, ma è, al contrario sufficiente che il colpevole abbia operato un soddisfacimento di qualsiasi fine o bisogno, anche di carattere psichico.

Sorrento, 5/8/2011.

Avv Renato D’Isa


[1] Sentenza scaricabile e consultabile sul portale del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

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