Cassazione civile 2011

Corte di cassazione, sezione II, sentenza n. 11264 del 20 maggio 2011. L’assemblea dei comunisti non ha il potere di determinare in via provvisoria le singole quote di contribuzione dei partecipanti alla comunione alle spese comuni, giacché la misura di tale contribuzione, ove non stabilita dal titolo, è prevista, in via paritaria, dall’art. 1101 cod. civ.

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza n. 11264 del 20 maggio 2011. L’assemblea dei comunisti non ha il potere di determinare in via provvisoria le singole quote di contribuzione dei partecipanti alla comunione alle spese comuni, giacché la misura di tale contribuzione, ove non stabilita dal titolo, è prevista, in via paritaria, dall’art. 1101 cod. civ.


Il testo integrale della sentenza

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE II CIVILE

Sentenza n. 11264 del 20 maggio 2011

Il 17 febbraio 1979 decedeva ab intestato E. F., lasciando quali eredi legittimi il coniuge D. Dell’A. ed cinque figli S., E., F. e C. Dell’A.

In data 10 marzo 1996 decedeva anche D. Dell’A., lasciando quale erede testamentaria la seconda moglie C. R. ed eredi legittimi i cinque figli per i beni non contemplati nel testamento

 

Con atto notificato il C., D., M. e C. convenivano davanti al Tribunale di Roma S., E., M., F e S. Dell’A., impugnando tutte le deliberazioni che erano state assunte dall’assemblea della comunione in data 31 marzo 1998, con le quali erano state determinate le quote di partecipazione dei coeredi alle spese con effetto dalla data di decesso di D. Dell’A. era stata deliberata la nomina di S. Dell’A. ad amministratore, ed erano state ratificate spese effettuate ad iniziativa di alcuni dei coeredi.

I convenuti si costituivano resistendo alle domande, che venivano rigettate dal Tribunale di Roma con sentenza in data 16 novembre 2001. C. Dell’A. e D. Dell’A. proponevano appello che veniva rigettato dalla Corte d’Appello di Roma con sentenza in data 23 gennaio 2008.

I giudici di secondo grado ritenevano, innanzitutto che infondatamente gli appellanti sostenevano che l’assemblea non aveva il potere di provvedere alla individuazione delle quote di  partecipazione alle spese, dal momento che nella specie tale individuazione non era stata effettuata per attribuire ai partecipanti alla comunione le quote delle proprietà spettante sugli immobili costituente la comunione ereditaria, ma allo scopo meramente strumentale e provvisorio di ripartire le spese occorrenti alle conservazione, gestione e manutenzione dei beni nell’interesse della comunione e di tutti i condomini.

Per il resto la Corte di appello riteneva che le spese effettuate dai singoli condomini erano necessarie per la assicurare la manutenzione dei beni comuni nell’interesse della comunione, per cui correttamente erano state ratificate dall’assemblea che tale ratifica era stata indica nell’O.d.g., che correttamente era stato stabilito il corrispettivo dovuto da parte dei coeredi che occupava immobili facenti parte della comunione. Contro tale decisione hanno proposto ricorso per cassazione C. e D. Dell’A., con due motivi. Resi stono con controricorso S., M. e F. Dell’A.

 

Motivi della decisione

Con la prima censura i ricorrenti deducono che la affermazione della Corte di appello, secondo la quale l’assemblea della comunione, anche se non ha il potere di determinare in via definitiva le quote di partecipazione dei singoli partecipanti, ha tuttavia il potere di determinare tali quote in via provvisoria, ai fine della gestione della cose comune è apodittica.

La doglianza è fondata.

E’ vero che la possibilità di una determinazione provvisoria delle quote (millesimi) è stata affermata dal questa S.C. in tema di condominio, ma occorre considerare che in tema di condominio, prima della formazione delle tabelle millesimali, non esiste un criterio legale o convenzionale per determinare la misura della partecipazione alle spese, per cui la giurisprudenza in questione trova una sua giustificazione logica.

In tema di comunione, invece, la misura della partecipazione in mancanza del titolo, è stabilita dalla legge, nel senso della parità delle quote (art. 1001 c.c.), per cui non vi è alcun bisogno di una determinazione provvisoria da parte dell’assemblea.

Nel caso di successione, poi, le quote sono quelle predeterminate dalla legge nel caso di successione legittima o quelle determinate dal testatore (nel caso di chiamata di eredi in quote disuguali) nella successione testamentaria.

L’accoglimento di tale decisiva doglianza comporta l’assorbimento delle censure dirette contro le altre deliberazioni dell’assemblea.

 

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma, anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.

Roma, 18 aprile 2011

 

Presidente e Relatore R. M. Triola

Annunci

1 risposta »

Lascia un commento o richiedi un consiglio