Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza n. 27610, depositata il 13 luglio 2011. La omessa comparizione in udienza del querelato, posto a conoscenza dell’avvenuta remissione della querela o posto in grado di conoscerla, integra mancanza di “ricusa” idonea per la pronuncia di estinzione del reato per tale causa

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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza n. 27610, depositata il 13 luglio 2011. La omessa comparizione in udienza del querelato, posto a conoscenza dell’avvenuta remissione della querela o posto in grado di conoscerla, integra mancanza di “ricusa” idonea per la pronuncia di estinzione del reato per tale causa

Il commento in originale

Corte di Cassazione – S.U.P. – Sentenza 13 luglio 2011, n. 27610. La omessa comparizione in udienza del querelato, posto a conoscenza dell’avvenuta remissione della querela o posto in grado di conoscerla, integra mancanza di “ricusa” idonea per la pronuncia di estinzione del reato per tale causa

Il testo integrale

Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza n. 27610, depositata il 13 luglio 2011

La quinta sezione penale rimetteva il ricorso alle Sezioni Unite con la seguente questione di diritto, ovvero: se la mancata comparizione in udienza del querelato ritualmente citato, integri la mancanza di riusa della remissione della querela.

Sul punto le Sezioni Unite hanno registrato, logicamente, posizioni giurisprudenziali differenziate.

Secondo una prima nell’ipotesi in cui non vi sia prova che l’imputato sia venuto a conoscenza della remissione di querela, la mancata comparizione dell’imputato all’udienza non può essere interpretata di per sé sola come volontà di accettare la remissione della querela.

Altro indirizzo è, invece, quello che afferma che la mancata comparizione dell’imputato – previamente avvisato, con atto notificatogli regolarmente, che la sua assenza all’udienza sarebbe considerata come tacita accettazione della remissione – assume l’inequivoca valenza di manifestazione della volontà di accettazione della remissione. Ciò in quanto ai fini dell’efficacia giuridica della remissione di querela, non è indispensabile una esplicita e formale accettazione, cioè una manifestazione positiva di volontà di accettazione, ma è sufficiente, ex art. 155, comma I, c.p., che non vi sia una ricusazione in forma espressa o tacita.

Orbene, per le Sezioni Unite, assume rilievo, per la risoluzione del contrasto, l’accertamento della conoscenza (o almeno della conoscibilità) dell’avvenuta remissione nei casi in cui l’imputato – querelato non sia comparso in udienza. Ed invero l’imputato, che sia a conoscenza o sia comunque posto in grado di conoscere l’intervenuta remissione della querela, e che omette di presentarsi in dibattimento non pone in essere un comportamento neutro che  è mera espressione del suo diritto di non partecipare al dibattimento rimanendo contumace, ma, disinteressandosi della prosecuzione e dell’esito del procedimento, manifesta la propria volontà di non ricusare la remissione.

Sorrento  19/7/2011.                                                                   Avv. Renato D’Isa

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