Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 11 luglio 2011 n. 27051. Se è accertata un’obiettiva ed incolpevole incapacità economica viene meno la possibilità di punire penalmente – perché il fatto non sussiste – il genitore che non contribuisce finanziariamente al mantenimento del figlio minorenne.

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza n. 27051 dell’11.7.2011

Lo ha deciso la Corte di cassazione, con la breve sentenza n. 27051/2011, cassando la pronuncia di condanna emessa dal tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, confermata dalla Corte di Appello di Messina per violazione degli obblighi di assistenza familiare, ex articolo 570 del codice penale[2] per aver fatto mancare alla figlia minore i mezzi di sussistenza.

Per i giudici di Piazza Cavour, invece, “l’obbligo di prestazione dei mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore presuppone la capacità economica dell’obbligato, con la conseguenza  che assume rilievo, ai fini di sanzionare penalmente l’inadempimento, che la mancata corresponsione delle somme dovute sia da attribuire all’indisponibilità, persistente, oggettiva, ed incolpevole, di introiti sufficienti a soddisfare le esigenze minime di vita”.

Pertanto, conclude la Cassazione “essendo stata accertata – nella sede di merito – una obiettiva ed incolpevole incapacità economica del soggetto obbligato, ne consegue che l’imputato deve essere assolto dal reato ascrittogli con la formula perché il fatto non sussiste”.

Sorrento, 14/7/2011.

Avv Renato D’Isa


[1] Sentenza scaricabile e consultabile sul portale del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

[2] Articolo 570 c.p.  – Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni. (1) (2)

Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:

1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;

2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma. (3)

Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un’altra disposizione di legge.

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(1) La locuzione “potestà dei genitori”, citata nel presente comma, è stata così sostituita dall’art. 146, L. 24.11.1981, n. 689.

(2) La tutela legale, citata nel presente comma, è stata soppressa dal R.D.L. 20.01.1944, n. 25.

(3) Il presente comma è stato aggiunto dall’art. 90, L. 24.11.1981, n. 689.

Procedibilità: a querela di parte; d’ufficio (nn. 1) e 2) quando il reato è commesso nei confronti di minori)
Competenza: Tribunale monocratico
Arresto: no
Fermo: no
Custodia cautelare in carcere: no
Altre misure cautelari personali: v. art. 282-bis6 c.p.p.
Termine di prescrizione: 6 anni

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