Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Stalking: è “esiziale” per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dell’illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedimenti specifici secondo il dettato normativo

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Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Stalking: è “esiziale” per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dell’illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedimenti specifici secondo il dettato normativo

il commento in originale

Corte di Cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Stalking: è “esiziale”  per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dell’illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedimenti specifici secondo il dettato normativo 

Il testo integrale[1]

Corte di cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819

Nella sentenza in commento secondo la Corte di Piazza Cavour l’efficacia delle restrizioni in tema di stalking è funzionali ad evitare il pericolo della reiterazione delle condotte illecite, è subordinata a come il giudice le riempie di contenuti attraverso le prescrizioni che le norme gli consentono.

Pertanto il ricorso era fondato con riferimento alla dedotta indeterminatezza.

Quindi è “esiziale”  per il giudice, la comprensione completa delle dinamiche che sono alla base dell’illecito in modo da consentirgli di modellare i provvedimenti “a misura” della situazione concreta.

Si legge ancora nella sentenza, che invero il provvedimento generico nel porre il divieto all’imputato di avvicinarsi < a tutti i luoghi frequentati > dalla persona offesa ha omesso di indicarli in maniera specifica, come, invece, richiede l’art. 282[2] ter c.p.p., che prevede che il divieto di avvicinamento si riferisca a <luoghi determinati>

Peraltro la genericità del provvedimento (impugnato) rileva altresì caratteri id eccessiva gravosità e di sostanziale in eseguibilità, tanto da conferire natura quasi abnorme alla misura disposta.

 

Sorrento 11/7/2011.

Avv. Renato D’Isa


[2] Articolo 282 Ter – Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa

1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

3. Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può’ imporre limitazioni. (1)

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(1) Il presente articolo è stato inserito dall’art. 9, D.L. 23.02.2009, n. 11 con decorrenza dal 25.02.2009.

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