Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, Sezione VI penale, Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819. Solo nell’interesse morale e materiale del minore si possono avere condotte ostruzionistiche per l’incontro con l’altro genitore

Il commento in originale

Corte di Cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 8 luglio 2011 n. 26810. Solo nell’interesse del minore si può ostacolare l’incontro col papà

Il testo integrale[1]

Corte di cassazione – Sezione VI penale – Sentenza 8 luglio 2011 n. 26819.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, in riforma della decisione con cui il Tribunale di Gela aveva ritenuto responsabile del reato di cui agli artt. 81[2] e 388[3], comma II, c.p., proponeva ricorso il marito.

Orbene la S.C. annullando gli effetti civili la sentenza di assoluzione, ha rimesso in discussione l’operato della mamma.

Rilevando un’intrinseca contradditorietà nella sentenza d’Appello la Corte riconosceva che in talune occasioni l’imputata ha anche approfittato del rifiuto frapposto dalla minore non adoperandosi efficacemente per agevolare gli incontri tra la stessa ed il padre strumentalizzando i rifiuti della minore.

L’unica circostanza in grado di giustificare eventuali condotte “ostruzionistiche” – come si legge nella sentenza – è la necessità di tutelare l’interesse morale e materiale del minore.

Sorrento 11/7/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Scaricabile e consultabile dal sito del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

[2] Articolo 81 – Concorso formale. Reato continuato

E` punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge.

Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge.

Nei casi preveduti da quest’articolo, la pena non può essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti.

Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso formale o in continuazione con quello più grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, l’aumento della quantità di pena non può essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave. (1) (2)

—–

(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall’ art. 8, D.L. 11.04.1974, n. 99.

(2) Il presente comma è stato aggiunto dall’art. 5 L. 05.12.2005 n. 251, con decorrenza dal 08.12.2005.

[3] Articolo 388 – Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi nascenti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria stessa, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi all’ingiunzione di eseguire il provvedimento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

La stessa pena si applica a chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, ovvero amministrativo o contabile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a euro 309.

Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da euro 30 a euro 309 se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia, e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da euro 51 a euro 516 se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa.

Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 516.

La pena di cui al quinto comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione.

Il colpevole è punito a querela della persona offesa. (1) (2)

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(1) Il presente articolo, prima modificato dall’art. 87 L. 24.11.1981, n. 689, poi modificato dall’art. 2 L. 24.02.2006, n. 52, è stato infine sostituito dall’art. 3, c. 21, L. 15.07.2009, n. 94 (G.U. 24.07.2009, n. 170 – S.O. n. 128) con decorrenza dal 08.08.2009. Si riporta di seguito il testo previgente:

“Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi civili nascenti da una sentenza di condanna, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi l’Autorità giudiziaria, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire la sentenza, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni.

La stessa pena si applica a chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito.
Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a lire seicentomila.

Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da lire sessantamila a lire seicentomila se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da lire centomila a un milione se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa.

Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero al sequestro guidiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio e` punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a un milione.

La pena di cui al quinto comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione.

Il colpevole è punito a querela della persona offesa.”.

Procedibilità: a querela di parte

Competenza: Tribunale monocratico

Arresto: no

Fermo: no

Custodia cautelare in carcere: no

Altre misure cautelari personali: no

Termine di prescrizione: 6 anni

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