Cassazione penale 2011

Corte Cassazione, VI sezione penale, sentenza 5 luglio 2011 n. 26153. La subcultura nel caso di maltrattamenti in famiglia non può essere una scriminante del reato

Il commento in originale


Il testo integrale[1]

Corte Cassazione, VI sezione penale, sentenza 5 luglio 2011 n. 26153

La corte di Cassazione con la sentenza 5 luglio 2011 n. 26153 ha così stabilito.

Contro la sentenza della Corte d’Appello il ricorrente lamentava in particolare l’inosservanza dell’art. 562 c.p.[2], per mancanza dell’elemento oggettivo  e soggettivo del reato, in base alla considerazione dello stesso ricorrente che la moglie sia un oggetto di sua esclusiva proprietà frutto di una condizione di subcultura tanto che [si continua a leggere nella sentenza] allorquando la figlia ha iniziato a tenere, secondo il padre, uno stile di vita libertino si è avuta la reazione del padre che temeva di perdere, come in effetti ha poi perduto il controllo della situazione.

Ma in realtà, respingendo il ricorso, la Corte ha affermato che atteggiamenti derivanti da subculture in cui sopravvivono autorappresentazioni di superiorità di genere e pretese da padre/marito-padrone non possono rilevare né ai fini dell’indagine sull’elemento soggettivo del reato né a quella concernente l’imputabilità dell’imputato.

 

Sorrento 5/7/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Scaricabile e consultabile dal sito del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

[2] Articolo 572 c.p. – Maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.

Procedibilità: d’ufficio

Competenza: Tribunale monocratico (ud. prel.); Tribunale collegiale (per l’ipotesi di lesione gravissima); Corte d’Assise (morte)

Arresto: facoltativo; obbligatorio(morte)

Fermo: si (2° comma)

Custodia cautelare in carcere: si

Altre misure cautelari personali: si

Termine di prescrizione: 6 anni (1° comma); 8 anni (2° comma, nel caso di lesione personale grave); 15 anni (2° comma, nel caso di lesione gravissima); 20 anni (2° comma, se ne deriva la morte)

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