Cassazione penale 2011

Corte di Cassazione, VI sezione, sentenza n. 26058 depositata il 4 luglio 2011. Nulla impedisce una successiva richiesta di applicazione della pena prima dell’apertura del nuovo dibattimento

Il commento in originale

Corte di Cassazione – Sezione VI penale – sentenza 4.7.2011, n. 2658. Nulla impedisce una successiva richiesta di applicazione della pena prima dell’apertura del nuovo dibattimento

Il testo integrale[1]

Corte di cassazione, VI sezione, sentenza n. 26058 depositata il 4.7.2011 

La Corte di cassazione penale, con la sentenza n. 26058 del 4 luglio, ha ristabilito un principio già affermato con altre pronunce[2] .

È possibile “che dopo il rigetto di una prima richiesta di applicazione della pena da parte del giudice del dibattimento, a una successiva udienza cui il dibattimento sia stato rinviato le parti si accordino per una diversa richiesta davanti a un diverso decisore, sempre che ciò avvenga prima dell’apertura del dibattimento”.

Pertanto, per i giudici della VI^ sezione, “nulla ostava che il nuovo giudice del dibattimento la prendesse in considerazione, essendo d’altro canto irrilevante che il pubblico ministero di udienza avesse espresso dissenso, dato che una volta che consenso sia prestato da qualunque delle parti sulla proposta formulata dall’altra, esso è irretrattabile”.

 

 

Sorrento 5/7/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Scaricabile e consultabile dal sito del Sole 24 Ore – Guida al Diritto

[2] Corte di Cassazione Sezione V penale, sentenza 04 maggio 1992, n. 5154

In tema di giudizio immediato, non e` consentito al giudice del dibattimento alcun sindacato sulla valutazione del giudice per le indagini preliminari circa l`evidenza della prova, cosi` come non e` previsto l`annullamento del decreto di giudizio immediato per la mancanza di una prova evidente. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, l`imputato aveva sostenuto che era stato disposto il giudizio immediato senza che ve ne fossero le condizioni, in quanto mancava l`evidenza della prova perche` occorre che sia evidente non solo il fatto e la sua commissione da parte della persona sottoposta alle indagini, ma anche l`assenza di cause di giustificazione, e questa assenza nel caso in esame non era evidente).

Corte di Cassazione Sezioni Unite penali, sentenza 05 ottobre 2010, n. 35738

Nel giudizio che segue ad annullamento senza rinvio della sentenza di patteggiamento determinato dall’illegalità della pena (nella specie conseguente a erronea valutazione di prevalenza di circostanze attenuanti sulla recidiva reiterata, pur ritenuta sussistente), le parti sono rimesse dinanzi al giudice nelle medesime condizioni in cui si trovavano prima dell’accordo annullato e pertanto non è loro preclusa la possibilità di riproporlo, sia pure in termini diversi. (Fattispecie in tema di cosiddetto “patteggiamento allargato”, con riferimento alla quale la Corte ha ritenuto che non potesse comunque desumersi dall’erronea valutazione del giudice in ordine alla dichiarata subvalenza della recidiva qualificata la sua intenzione di escluderne in radice la rilevanza).

Ai fini dell’interdizione al cosiddetto “patteggiamento allargato” nei confronti di coloro che siano stati dichiarati recidivi ai sensi dell’art. 99, comma quarto, cod. pen., non occorre una pregressa dichiarazione giudiziale della recidiva che, al pari di ogni altra circostanza aggravante, non viene “dichiarata”, ma può solo essere ritenuta e applicata ai reati in relazione ai quali è contestata. (In motivazione, la Corte ha chiarito che la testuale disposizione dall’art. 444, comma 1-bis, cod. proc. pen., la quale fa riferimento a “coloro che siano stati dichiarati recidivi”, è tecnicamente imprecisa ed è stata utilizzata dal legislatore per motivi di uniformità lessicale, in quanto riferita anche ad altre situazioni soggettive che, attributive di specifici “status”, come quelli di delinquente abituale, professionale e per tendenza, richiedono un’apposita dichiarazione espressamente prevista e disciplinata dalla legge).

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