Cassazione civile 2011

Corte di Cassazione, I sezione, sentenza n. 14553 del 4/7/2011. L’abitazione utilizzata dai coniugi durante il periodo di vacanza non può essere considerata la residenza familiare e, pertanto, non può essere assegnata a uno dei due in sede di separazione

Il commento in originale

Corte di cassazione – Sezione I civile – Sentenza 4 luglio 2011 n. 14553. L’abitazione utilizzata dai coniugi durante il periodo di vacanza non può essere considerata la residenza familiare e, pertanto, non può essere assegnata a uno dei due in sede di separazione 

Il testo integrale[1]

Corte di Cassazione, I sezione, sentenza n. 14553 del 4.7.2011

Lo ha stabilito la I sezione civile della Cassazione con la sentenza 14553/2011 che ha accolto il ricorso del marito nei confronti della ex moglie alla quale il giudice d’appello aveva assegnato la casa delle vacanze in sede di separazione poiché sia per l’importo del prezzo d’acquisto, per il relativo mutuo acceso, dalla tipologia di arredamento, si denotava la volontà dei coniugi di adibire il fabbricato – acquistato allo stato rustico – a futura abitazione coniugale e privare i figli, già costretti a subire le conseguenze della separazione, anche della possibilità di avere, comunque, quel proprio centro di effetti ed interessi appariva contrario al loro prevalente interesse.

Secondo la Cassazione, al fine dell’assegnazione a uno dei coniugi separati o divorziati della casa familiare, occorre che si tratti della stessa abitazione in cui si svolgeva la vita della famiglia allorché era unita[2].

L’assegnazione rispondendo all’esigenza di conservare l’habitat domestico, inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime  si articola la vita familiare, è consentita unicamente con riguardo a quell’immobile che abbia costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione di ogni altro bene di cui i coniugi avessero la disponibilità[3].

Sorrento, 4/7/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1]Scaricabile e consultabile sul sito del Sole 24ore –  Guida al Diritto

[2] Corte di Cassazione Sezione I civile, sentenza 20 gennaio 2006, n. 1198

Al fine dell’assegnazione ad uno dei coniugi separati o divorziati della casa familiare, nella quale questi abiti con un figlio maggiorenne, occorre che si tratti della stessa abitazione in cui si svolgeva la vita della famiglia allorché essa era unita, ed inoltre che il figlio convivente versi, senza colpa, in condizione di non autosufficienza economica.

Al fine dell’assegnazione a uno dei coniugi separati o divorziati della casa familiare non basta la mera constatazione della convivenza con figli maggiorenni, ma occorre che si tratti della stessa abitazione in cui si svolgeva la vita della famiglia finché era unita e che i figli maggiorenni conviventi versino, senza loro colpa, in condizione di non autosufficienza economica.

[3] Corte di Cassazione Sezione I civile, sentenza 27 febbraio 2009, n. 4816

Solo l’immobile che sia stato il teatro della vita della famiglia durante la convivenza coniugale può essere interessato dall’assegnazione della casa familiare di cui all’art. 155, comma 4, c.c., e non altri immobili privi di tale caratteristica e destinazione.

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