Assicurazione

Corte di Cassazione, Sezione III, sentenza 21 giugno 2011 n. 13604. Se i sintomi della futura malattia sono non ambigui e non specifici al punto che neppure i medici vi hanno dato rilievo, non può qualificarsi come reticente né colposo il comportamento del richiedente una polizza vita che in sede di stipula non li abbia palesati

Il commento in originale

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 21 giugno 2011 n. 13604. Se i sintomi della futura malattia sono non ambigui e non specifici al punto che neppure i medici vi hanno dato rilievo, non può qualificarsi come reticente né colposo il comportamento del richiedente una polizza vita che in sede di stipula non li abbia palesati

Il testo integrale[1]

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 21 giugno 2011 n. 13604.

Lo ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza n. 13604/2011.

I giudici di merito respingevano la opposizione ad un d.i., per l’importo di 4 miliardi quale indennizzo assicurativo dovuto in forza di una polizza assicurativa sulla vita di un congiunto degli istanti.

L’opposizione era fondata sulla non indennizzabilità del sinistro ex art. 1892 c.c.[2], in quanto l’assicurato avrebbe taciuto al momento della stipula della polizza vita di essere portatore di una grave patologia che in breve tempo ne avrebbe cagionato la morte.

I giudici di Piazza Cavour, confermando quanto stabilito dal Tribunale e della Corte D’Appello, hanno stabilito il seguente principio: ai fini della colpa grave o del dolo da rinvenirsi in un contratto di assicurazione sulla vita, in presenza di sintomi non ambigui e non specifici, stante la genericità degli stessi, non integra affatto dolosa reticenza né comportamento gravemente colposo il fatto che l’assicurato non abbia, al momento della stipula della polizza-vita, dichiarato la esistenza di quei sintomi a cui i medici hanno dato rilievo aspecifico e tranquillizzante, qualora questi sintomi, aggravatisi, risultino attraverso successive indagini strumentali (come nella specie) o di altra natura, premonitori di una vera e propria malattia, che, data la sua insidiosità, può essere acclarata solo con specifico esame, secondo la valutazione che il paziente presenta.

Sorrento, 21/6/2011.

Avv. Renato D’Isa


[1] Sentenza scaricabile e consultabile sul sito del sole 24 ore – Guida al Diritto

[2] Articolo 1892 – Dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave .

L’assicuratore decade dal diritto d’impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l’impugnazione.

L’assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l’annullamento e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare la somma assicurata.

Se l’assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza.

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